17 Aprile 2026

La centralità delle tecnologie digitali e la maggiore presenza in rete dei bambini e degli adolescenti durante il lockdown hanno rappresentato fattori connessi anche al fenomeno della pedopornografia online. Le condizioni che hanno esposto i minori a maggiori rischi sono da rintracciarsi nella diminuzione della supervisione genitoriale, nell’impossibilità di rivolgersi a reti extra-familiari, nell’aumento della fruizione di ambienti online da parte di bambini, bambine e adolescenti, nell’aumento di contenuti sessuali autoprodotti e scambiati in modo consensuale tra ragazzi/e. Inoltre, gli stessi abusanti hanno cambiato il proprio modus operandi, per adattarsi alle nuove circostanze (compresa l’impossibilità di compiere viaggi per turismo sessuale), e ciò ha comportato un aumento della ricerca e dello scambio di contenuti pedopornografici, oltre che l’utilizzo di nuovi canali di comunicazione e forme di adescamento online. Tra il primo marzo e il 15 aprile, in Italia ci sarebbe stato un raddoppio delle denunce relative alla pedopornografia online, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: 181 casi, tra tentativi di adescamento attraverso la Rete e scambio di video e foto di minorenni, a fronte di 83 denunce relative all’anno precedente. 

In percentuale però, sono aumentati anche i casi di violenze fisiche all’interno delle mura domestiche, come rivelato dai numeri dell’Istat relativi ai casi di violenza sulle donne comunicati al numero verde 1522, che durante il periodo dell’emergenza Covid-19 sono più che raddoppiati rispetto agli anni precedenti. Questo fenomeno ha fatto sì che i bambini siano stati troppo spesso vittime di “violenza assistita”, ovvero spettatori diretti o indiretti degli episodi di violenza subìti dalle madri: in Italia il 71% delle donne che ha subito violenze dichiara infatti che i figli hanno assistito e nel 24,7% che hanno subìto a loro volta.

Condividi questo articolo!

Go to Top