20 Aprile 2026

Il Rapporto ASviS evidenzia come il nostro Paese sia ancora lontano dai target europei per i servizi per la prima infanzia: i posti disponibili hanno servito il 28% dei bambini e delle bambine fino a tre anni compiuti, anche se gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dovrebbero puntare all’obiettivo europeo del 33% entro il 2026. L’11,5% dei ragazzi e delle ragazze tra 18 e 24 anni è uscito, senza diploma, dal sistema di istruzione e formazione, a fronte di una media europea del 9,6%. Questo fenomeno coinvolge maggiormente i ragazzi (13,6%) rispetto alle ragazze (9,1%). Per la cittadinanza straniera sale in media a quota 36,5%. La percentuale di early leavers è comunque in diminuzione nel nostro Paese, ma rimangono profonde differenze a livello territoriale: le regioni del Mezzogiorno presentano un tasso di abbandono del 15,1%, rispetto all’8,2% del Centro e al 9,9% del Nord.

Accanto alla “dispersione esplicita”, però, bisogna tener conto di quella “implicita”, che corrisponde all’inadeguatezza del bagaglio di conoscenze posseduto dagli studenti al termine del ciclo di studi. Le rilevazioni internazionali dell’Ocse, relative ai quindicenni, mostrano un costante ritardo dell’Italia nelle competenze di comprensione del testo, matematiche e scientifiche rispetto agli altri Paesi avanzati. Un risultato confermato dalle “prove Invalsi”, che riguardano tutti gli studenti in seconda e quinta primaria, terza secondaria di primo grado, seconda e quarta secondaria di secondo grado. La situazione è andata aggravandosi anche per gli effetti della pandemia, con percentuali molto elevate di studenti che dopo 13 anni di studio non raggiungono un livello ritenuto accettabile. Questo fenomeno, che colpisce specialmente i soggetti svantaggiati, con abissali differenze territoriali, dice il Rapporto, costituisce oggi la più grave emergenza educativa nel nostro Paese.

Anche la promozione nel corso di tutta la vita di opportunità di apprendimento rappresenta un punto debole nel sistema italiano di formazione, sia per il suo carattere episodico che per la sua dubbia qualità: nel 2022 la formazione continua ha coinvolto il 9,6% della popolazione di riferimento e poco meno della metà delle persone di 16-74 anni ha competenze digitali almeno di base.

Positivi, invece, i significativi avanzamenti compiuti dall’Italia sul piano dell’educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale, da sostenere e migliorare ulteriormente secondo le raccomandazioni dell’Ue e in particolare il quadro europeo delle competenze in materia di sostenibilità (GreenComp).

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