20 Aprile 2026

Il Rapporto ripercorre altre gravi lacune del nostro Paese: le carenze nel welfare per quanto riguarda l’offerta di servizi; la difficile situazione reddituale delle donne e il limitato supporto nei carichi di cura, che incide anche sul costante calo del tasso di natalità. Perdurano inoltre i fenomeni di violenza di genere in ambito familiare, lavorativo, sanitario ed economico, che nella loro forma più estrema sfociano nel femminicidio. Solo nel 2022, secondo il Position paper del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 5, gli omicidi contro le donne sono stati 125. Il provvedimento che più incide nel contrasto alla violenza di genere è la legge n.69 del 2019, il cosiddetto “Codice Rosso”, che ha rafforzato le tutele di coloro che subiscono violenza attraverso modifiche al Codice penale.

Altri provvedimenti hanno avuto nel corso degli anni un impatto significativo sulla parità di genere. Solo per citarne alcuni, tra i numerosi ripercorsi dal Rapporto ASviS, la Legge “Golfo-Mosca” (n.120/2011) che impone quote di genere negli organi di gestione delle società quotate e di quelle a partecipazione pubblica; la Legge 15 febbraio 2016 n.20 per la promozione delle pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive regionalialternanza di genere nelle candidature nella parte proporzionale; la Legge n. 3/2018, che garantisce una medicina orientata al genere in tutte le sue applicazioni; l’estensione del congedo obbligatorio di paternità, a partire dalla Legge di bilancio 2018; la Legge n. 162/2021 che introduce il Fondo per la parità salariale e la certificazione di generepotenziare il numero di posti disponibili negli asili nido e nei servizi educativi per l’infanzia, e fissa un livello minimo garantito (33% su base locale entro il 2027); la creazione di altri Fondi per il finanziamento delle politiche di genere, gestiti da amministrazioni diverse, che tuttavia a causa della frammentarietà degli sforzi non riescono a sostenere adeguatamente la natalità e la promozione organica della parità tra uomini e donne.

Una spinta significativa potrà arrivare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che individua la parità di genere come una delle tre priorità trasversali perseguite in tutte le missioni e prevede l’adozione della Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 che si inserisce nel solco della Strategia europea. Occorre però vigilare sulla sua implementazione, osserva il Rapporto ASviS, a partire dal rispetto delle quote di assunzione per donne e giovani nei progetti appaltati.

Il documento indaga anche la consapevolezza della società italiana sull’importanza della lotta per la parità di genere. I numeri non sono confortanti: dalle ricerche Ipsos emerge che, tra coloro i quali conoscono l’Agenda 2030, solo il 13% considera il Goal 5 come prioritario, relegandolo in sestultima posizione tra i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile.

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