20 Aprile 2026
Per quanto riguarda la situazione italiana relativa agli ecosistemi marini, la situazione è in costante peggioramento e in particolare restano alti gli stock ittici in sovrasfruttamento: in base ai nuovi dati prodotti dall’Istat, il valore del 2021 è pari all’80,4%, con un peggioramento rispetto al 2014 di 11,2 punti percentuali. Infatti, il Target 14.4 di azzerare il sovrasfruttamento degli stock ittici entro il 2030, fissato dalla Strategia europea sulla biodiversità, non appare al momento raggiungibile. Inoltre, a fronte dell’impegno europeo al 2030 del 30%, al momento solo il 6,9% delle aree marine è sotto a qualche forma di protezione.
Secondo il Rapporto ASviS, le politiche pubbliche nazionali non hanno finora strutturato soluzioni per rispondere a quanto l’Italia si era impegnata a fare a livello europeo e internazionale, agendo sulle cause strutturali antropiche che determinano il fenomeno della perdita di biodiversità. Per esempio, la Legge n. 221/2015 aveva introdotto alcuni strumenti per sviluppare politiche ambientali basate su una visione sistemica, riconoscendo il ruolo della tutela e valorizzazione del capitale naturale per la prosperità sociale ed economica. La pubblicazione dei vari rapporti sul capitale naturale e del Catalogo dei sussidi ambientali non hanno però avuto alcuna influenza concreta sulle politiche nazionali. Anche la redazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), finalizzato a imprimere una spinta importante a riforme e investimenti per la transizione verde, non ha considerato le raccomandazioni chiave in essi contenuti.
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