20 Aprile 2026
La crisi della biodiversità e della natura non si arresta. Per fare qualche esempio, l’area forestale globale continua a diminuire (dal 31,9% del totale nel 2000 al 31,2% nel 2020), principalmente a causa dell’espansione agricola, nonostante i notevoli progressi compiuti nella gestione sostenibile delle foreste. Allarma anche il ritmo dell’estinzione: oggi 44mila specie sono a rischio. Il mondo è dunque in ritardo sull’attuazione del Goal 15 dell’Agenda 2030 che intende proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica.
Le preoccupazioni dell’opinione pubblica per lo stato degli ecosistemi naturali sono raccontate nel Rapporto ASviS 2024, che riporta i risultati di un sondaggio di Earth4All e Global Commons Alliance condotto da Ipsos in 18 Paesi del G20: il 59% degli intervistati è molto o estremamente preoccupato dello stato della natura oggi, un timore ancora maggiore nel nostro Paese, dove nove persone su 10 si dichiarano preoccupate per gli ecosistemi e il 62% degli italiani riconosce che il pianeta si sta avvicinando a pericolosi “punti di rottura” (tipping points), oltre i quali i danni diventano irreversibili.
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