20 Aprile 2026

La povertà in tutte le sue forme e dimensioni, inclusa la povertà estrema, rimane la più grande sfida globale e la sua eliminazione è un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile”. È quanto si legge nel Patto sul futuro, firmato a settembre da 143 Paesi dell’Onu per ribadire l’impegno comune sulle grandi sfide che ci attendono. Infatti, per la prima volta da decenni, il numero di persone in estrema povertà nel mondo è aumentato, in particolare a causa della pandemia e della riduzione di investimenti nei servizi essenziali. Nonostante il recupero post-pandemia, seguendo le tendenze attuali, nel 2030 590 milioni di persone (il 6,9% della popolazione mondiale) saranno ancora in condizioni di povertà estrema.

Anche l’Italia ha ribadito con il Patto sul futuro il suo impegno a raggiungere l’Obiettivo 1 “Sconfiggere la povertàdell’Agenda 2030. Tuttavia, come evidenziato dal Rapporto ASviS 2024, il nostro Paese non si sta muovendo nella giusta direzione. In particolare, gli attuali strumenti di contrasto alla povertà, ovvero l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), introdotti a gennaio 2024 con l’abolizione del Reddito di cittadinanza, lasciano scoperte ampie fasce della popolazione in condizioni di povertà assoluta: come rilevato dall’Inps, l’Adi ha raggiunto il target stabilito dal Governo, ma copre solo la metà dei beneficiari del Reddito di cittadinanza del 2023, mentre grazie all’Sfl solo un quinto delle persone in grado di lavorare ha usufruito della misura, una quota ben inferiore a quella inizialmente prevista.

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