20 Aprile 2026
Sulle politiche nazionali in materia energetica il dibattito in Italia è particolarmente caldo. Nel quadro dell’Agenda 2030, secondo l’ASviS sono tre gli aspetti della transizione verde da considerare con particolare attenzione: l’accesso all’energia, la produzione da fonti rinnovabili e l’efficienza del sistema.
La versione finale (giugno 2024) del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) non appare all’altezza della sfida da nessuno dei punti di vista sopracitati. Il Pniec, infatti, non ha raccolto le proposte avanzate dall’ASviS e finisce per giocare un ruolo di sostegno a ciò che resta delle fonti fossili, al nucleare e ai Sad (sussidi ambientalmente dannosi), senza orientare la transizione verso le rinnovabili, la decarbonizzazione e l’elettrificazione dei consumi.
Per non parlare del costo dell’energia, che continua a restare straordinariamente elevato, nonostante la riduzione registrata nell’ultimo biennio rispetto ai picchi raggiunti nel 2022. Una condizione che ha portato due milioni di famiglie, 7,7% del totale, in povertà energetica, con un picco del 22,4% in Calabria.
I vari bonus sociali hanno permesso dopo la pandemia di realizzare 60.755 interventi (solo il 26% nel Mezzogiorno) per migliorare l’efficienza energetica, con un costo di 13,7 miliardi di euro, inferiore al necessario e dunque privo di impatti sensibili. Da questo punto di vista, resta da verificare l’efficacia del “reddito energetico”, misura recentemente introdotta dal governo, che prevede complessivamente 200 milioni di euro nel 2024 e nel 2025 per la realizzazione di impianti fotovoltaici per l’autoconsumo per i nuclei familiari in disagio economico.
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