20 Aprile 2026

Il Rapporto ASviS ricorda come in Italia vi sia un forte sostegno dell’opinione pubblica a riforme fiscali all’insegna del principio della progressività (tra l’altro prevista dalla Costituzione) e a più ampi cambiamenti politici ed economici volti a ridurre le disuguaglianze e ad aumentare il benessere. In particolare, secondo il sondaggio Earth4All-Global Commons Alliance sopracitato, il 71% degli intervistati sostiene misure fiscali che tassino la produzione dei gas climalteranti (carbon tax) e il 61% pensa che ci siano troppe diseguaglianze nella società. Inoltre, da una recente indagine demoscopica dell’istituto Demopolis per Oxfam emerge che l’85% dei cittadini, trasversalmente alla collocazione politica, considera il sistema fiscale italiano poco o per niente equo, quasi due terzi dell’opinione pubblica supportano la necessità di un riequilibrio complessivo del sistema impositivo all’insegna di una maggiore equità e il 70% supporta l’introduzione di un’imposta europea sui grandi patrimoni da applicarsi in Italia allo 0,1% più ricco della popolazione (circa 50mila persone).

Nonostante questo quadro, le norme varate nel corso dell’ultimo anno non tentano di redistribuire il carico fiscale dai redditi da lavoro ad altre basi imponibili e non riequilibrano in modo strutturale il peso relativo tra imposte dirette e indirette. Peraltro, l’intervento operato per il 2024 è temporaneo e necessita di rifinanziamenti per i prossimi anni. Da segnalare anche che il Governo non ha ancora affrontato il ben noto problema dell’erosione della base imponibile dell’Irpef.

Il Rapporto ASviS segnala anche la forte ambivalenza che ha caratterizzato gli interventi finalizzati al contrasto dell’evasione fiscale: sono state positive le disposizioni volte a potenziare l’attività di analisi preventiva del rischio fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma desta seria preoccupazione l’approvazione sistematica di misure che si configurano come condoni, che sviliscono la fedeltà fiscale, riducono l’equità del prelievo e incoraggiano comportamenti opportunistici dei contribuenti. Ad esempio, la cronica difficoltà di rilevare i ricavi e i proventi di attività economiche poco strutturate ha indotto il Governo a riproporre l’istituto del “concordato preventivo biennale” rivolto ai contribuenti che autodichiarano i propri redditi.

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