20 Aprile 2026
L’andamento dell’indice composito europeo sul Goal 10 segnala tra il 2010 e il 2022 un’assenza di progressi. Più in dettaglio, si nota un peggioramento tra il 2010 e il 2014, un miglioramento negli anni successivi, ma un nuovo arretramento negli anni 2020-2021, influenzati dalla pandemia. Questa tendenza alla stazionarietà si registra anche per i singoli indicatori e per la variabilità complessiva tra i Paesi. Ciò non vuol dire, però, che non si siano verificate significative modificazioni per alcuni di essi: ad esempio, si hanno Paesi in cui la situazione è sensibilmente migliorata (si segnalano Polonia, Croazia e Lituania) e Paesi in cui le disuguaglianze sono aumentate, come i Paesi Bassi, Malta, Ungheria e Bulgaria (che infatti è in fondo alla classifica, insieme alla Romania).
In questo contesto l’Italia mostra una duplice negatività: non solo, infatti, l’indice composito non migliora tra il 2010 e il 2022, ma nell’anno finale del periodo considerato è molto inferiore a quello medio, e vicino a quelli di Lituania, Grecia, Lettonia e Spagna. Inoltre, nel 2023, l’indice di Gini, utilizzato per misurare il grado di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi (con un valore che varia da zero a uno e assume valori più elevati quando la concentrazione è più alta), mostra per l’Italia un valore pari a 0,315, in netta riduzione rispetto a quelli degli anni precedenti, ma è insufficiente per far uscire l’Italia dal terzo peggiore gruppo della graduatoria degli Stati membri dell’Unione europea.
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