20 Aprile 2026
Anche sul piano europeo, il quadro è fatto di progressi, ma con velocità diverse tra Paesi. L’indice composito segue un trend positivo dal 2010, pur mostrando un rallentamento tra il 2019 e il 2021. Nell’ultimo anno l’aumento è trainato soprattutto dal miglioramento della presenza femminile nei ruoli dirigenziali (+1,5 punti percentuali). Tuttavia, si registra un progressivo ampliamento delle differenze tra Paesi, con un picco proprio nel 2021.
Tutti gli Stati membri migliorano, ma con intensità diverse: 15 registrano un incremento superiore ai dieci punti, mentre quattro crescono di meno di cinque. La Svezia mantiene per tutto il periodo le migliori performance, mentre l’Ungheria avanza molto lentamente, collocandosi stabilmente in coda alla classifica. L’Italia, pur distante dai Paesi più virtuosi, si colloca comunque sopra la media dell’Unione.
Per quanto riguarda l’obiettivo di dimezzare entro il 2030 il divario occupazionale di genere entro il 2019 (Target 5.5), la dinamica europea è positiva e, proseguendo a questo ritmo, potrebbe avvicinarsi al target del 92,8%: nel 2024 l’indicatore è all’87,6 di donne occupate ogni 100 uomini nella fascia 20-64 anni. L’Italia segue una traiettoria simile ma parte da livelli più bassi: nonostante un miglioramento, nel 2024 si ferma a 74,7%, rendendo molto difficile il raggiungimento del valore-obiettivo nazionale dell’86,8% entro il 2030.
Per dare un nuovo impulso alla parità di genere, lo scorso 7 marzo la Commissione europea ha adottato la tabella di marcia per i diritti delle donne, definendo obiettivi politici a lungo termine su violenza di genere, salute, emancipazione economica, lavoro e istruzione.
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