20 Aprile 2026

Questi ritardi sono legati non solo agli errori commessi nel passato, ma anche alla sostanziale inazione del Governo, che invece di orientare e accelerare la transizione energetica sostiene la realizzazione di nuove infrastrutture e importazioni di fonti fossili, nonché un ipotetico ritorno al nucleare. Il “decreto aree idonee”, interpretato dalle Regioni come un via libera a vietare quasi tutto il territorio alle rinnovabili e non come un dovere di individuare le aree da subito disponibili, ha aggravato la situazione (nonostante le sentenze della Magistratura amministrativa che hanno ripristinato la norma), rallentando il mercato italiano delle rinnovabili con un calo complessivo del 29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Italia, che nel 2023 registra un valore del 19,6% di quota di energia da fonti rinnovabili, non riuscirà di questo passo a raggiungere l’obiettivo del 42,5% entro il 2030. 

Nel 2024 l’indice composito italiano aumenta soprattutto grazie all’incremento della quota di energia elettrica da fonti rinnovabili (+6,2 punti percentuali), mentre rispetto al 2010 l’indice registra un aumento di poco superiore a cinque punti. A questa dinamica contribuisce la diminuzione di circa il 24% dell’intensità energetica, cioè la quantità di energia necessaria per produrre un’unità di Pil e dei consumi finali di energia.

Complessivamente, dodici territori migliorano e nove risultano stabili nel periodo analizzato, mentre nessuno registra un peggioramento. Le disuguaglianze territoriali sono stabili nel tempo.

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