20 Aprile 2026
In ambito normativo, nel 2024 è stata approvata la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale pensata per modernizzare il Paese e recuperare il divario digitale con le altre economie europee. A settembre 2025 il Senato ha approvato in via definitiva la legge italiana sull’intelligenza artificiale. Si tratta del primo quadro normativo nazionale approvato da un Paese europeo che disciplina sviluppo, adozione e governance dei sistemi di AI nel rispetto dei principi costituzionali e dei diritti fondamentali, in coerenza con l’AI Act europeo. Per accelerare competitività e adozione, il Governo ha introdotto un programma di investimenti da un miliardo di euro a favore di startup e Piccole e medie imprese (Pmi) nei campi dell’AI, della cybersicurezza e delle tecnologie emergenti. Tuttavia, come evidenzia il Rapporto ASviS, continuano a esistere alcuni ostacoli, in particolare una governance frammentata e uno scarso coinvolgimento delle Pmi.
Sempre nel 2024 sono stati pubblicati in Gazzetta ufficiale i nuovi Criteri ambientali minimi (Cam) per le infrastrutture stradali, un passaggio fondamentale per integrare la sostenibilità nei processi di progettazione, costruzione e manutenzione delle opere pubbliche. Tra gli aspetti più innovativi vi è l’introduzione obbligatoria dell’analisi del ciclo di vita (Life cycle assessment, Lca) che permette una valutazione oggettiva degli impatti ambientali lungo tutta la filiera dell’infrastruttura. Tuttavia, molti enti segnalano difficoltà interpretative dei nuovi requisiti, e la carenza di personale formato e l’eterogeneità delle competenze rischiano di rallentare l’adozione dei Cam, soprattutto nei Comuni di piccole e medie dimensioni.
Il Piano transizione 5.0, operativo da gennaio 2024, era stato immaginato come incentivo strategico per la trasformazione sostenibile delle imprese. Visto il limitato ricorso da parte delle imprese, nel 2025 il Governo ha introdotto diverse modifiche, ampliando la platea dei beneficiari, includendo ad esempio le società specializzate nell’erogazione di servizi energetici e alleggerendo i vincoli relativi alla documentazione e al rispetto del principio Do not significant harm (Dnsh). Nonostante ciò, il Piano ha incontrato notevoli difficoltà attuative. Al termine del 2024, solo una frazione minima delle risorse era stata effettivamente prenotata, evidenziando un ritardo nella progettazione e una scarsa adesione, soprattutto da parte delle Pmi. Come sottolinea il Rapporto, “la sfida non è solo normativa, ma anche culturale”.
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