20 Aprile 2026
La strada è quella giusta, ma guai ad abbassare la guardia. Sul fronte normativo, per esempio, la nuova disciplina europea sugli aiuti di Stato apre spazi importanti per sostenere investimenti in tecnologie pulite, decarbonizzazione ed economia circolare. Le regole semplificate permettono ai Paesi membri di attivare più rapidamente misure a favore della produzione circolare e della riduzione dei rischi legati agli investimenti green. Per l’Italia è un’occasione strategica per accelerare la transizione verso un modello industriale più competitivo e pienamente circolare.
Intanto, si consolida l’impegno delle amministrazioni pubbliche italiane verso l’adozione del Green public procurement (Gpp). L’indice medio di performance, calcolato in relazione ai bandi pubblicati nel 2024 e alle politiche adottate per rafforzare l’approccio sostenibile negli acquisti, si attesta al 71%. Più indietro i Comuni, il cui dato medio nazionale di performance Gpp si ferma al 56%.
Nel 2025 il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha approvato nuovi Criteri ambientali minimi (Cam) per la gestione dei rifiuti urbani e ha aggiornato quelli relativi ai servizi di ristoro e alla distribuzione di acqua potabile, con alcune norme che riducono le tutele ambientali e sanitarie precedenti. Ha inoltre avviato l’istruttoria per aggiornare i Cam su vari settori, tra cui calzature, apparecchiature da ufficio, toner e illuminazione pubblica, e per introdurre nuovi criteri per i servizi di disinfestazione e derattizzazione. Il decreto avvia anche la revisione dei Cam già vigenti per edilizia, infrastrutture stradali e gestione del verde pubblico, con ulteriori istruttorie in arrivo su altre categorie.
Numerose, infine, le proposte di legge all’esame del Parlamento, dal Ddl “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani”, che mira a limitare gli sprechi alimentari, al Ddl “Coltiva Italia”, approvato dal consiglio dei Ministri per sostenere con massicci investimenti il settore zootecnico. La norma, tuttavia, non contiene alcun vincolo alla transizione delle produzioni animali verso modalità di allevamento più estensive, né alcun sostegno alla riconversione verso produzioni vegetali, misura che gioverebbe molto alla sostenibilità e alla resilienza dell’agricoltura italiana.
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