20 Aprile 2026

Se l’Italia sul Goal 12 procede a passo spedito, l’Europa ha il freno a mano un po’ tirato: in 13 anni l’indice composito cresce solo di tre punti. Questo perché tre indicatori restano fermi (consumo di materiali pro capite, circolarità della materia e produzione di rifiuti urbani), mentre il tasso di riciclo e la produttività delle risorse mostrano miglioramenti più robusti.

Le differenze tra Paesi restano ampie e stabili: Finlandia, Bulgaria e Romania rimangono distanti dalla media per quasi tutto il periodo. Dal 2010 al 2024 solo Romania e Svezia peggiorano, mentre 15 Paesi migliorano, sebbene solo Slovacchia e Italia compiano un salto davvero significativo. Dieci Paesi restano sostanzialmente invariati. Nel 2024 l’Italia si conferma il secondo Paese con le migliori performance, subito dopo i Paesi Bassi.

Per quanto riguarda gli obiettivi quantitativi europei, il traguardo del 30% di utilizzo circolare dei materiali entro il 2030 appare lontano: l’indicatore rimane sostanzialmente stabile e nel 2023 si ferma all’11,8%, un livello che rende improbabile il raggiungimento dell’obiettivo senza una netta accelerazione. Anche per il riciclo dei rifiuti urbani, che dovrebbe arrivare al 60%, il percorso europeo mostra segnali contrastanti. A lungo termine si osservano progressi, ma negli ultimi cinque anni la tendenza si è indebolita, allontanando l’Europa dalla traiettoria necessaria per centrare il Target.

Una buona notizia sul piano legislativo: lo scorso aprile è stato adottato il Piano Ue 2025-2030 per la produzione circolare e sostenibile, valorizzando il quadro delle iniziative legislative già approvate nel Green deal e preparando il terreno per l’adozione di una legge europea per l’economia circolare (programmata per il 2026). Il Piano si concentra, in particolare, su categorie di prodotto con maggiori potenzialità di risultato quali i prodotti tessili.

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