1 Giugno 2020
Il Rapporto The Business Case for Reducing Food Loss and Waste analizza gli impatti finanziari degli investimenti nella riduzione degli sprechi alimentari in 17 Paesi, 700 imprese, e 1200 sedi di attività. Dai risultati dello studio emerge che, a seguito degli investimenti, il 99% delle sedi hanno registrato ritorni positivi e, di queste, la metà ha visto ritorni 14 volte superiori alle spese iniziali. L’indagine è stata condotta dal World Resource Institute (Wri) e dal Waste and Resources Action Programme (Wrap) per conto di Champions 12.3, una coalizione di governi, imprese, organizzazioni internazionali, istituti di ricerca e rappresentanti della società civile il cui obiettivo è contribuire alla realizzazione del target 12.3 dell’Agenda 2030, sulla riduzione degli sprechi alimentari e delle perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura.
Lo spreco e le perdite di cibo sono inefficienze dei sistemi alimentari globali che causano perdite economiche pari a 940 miliardi di dollari ogni anno. Inoltre, si stima che questi fenomeni siano responsabili per l’8% delle emissioni di gas serra annuali: se fossero dei Paesi, sprechi e perdite alimentari sarebbero i terzi più grandi emettitori dopo la Cina e gli Stati Uniti. Ridurli, quindi, porterebbe grandi vantaggi in termini economici, ambientali e di sicurezza alimentare, ma molte imprese considerano queste perdite come costi inevitabili dell’attività economica.
Lo studio condotto per Champions 12.3 mira proprio a evidenziare che la riduzione degli sprechi alimentari può invece comportare forti vantaggi finanziari per le imprese. Il motivo è semplice: servono risorse finanziarie per coltivare, raccogliere, conservare, trattare, trasportare, vendere e acquistare cibo. Quando quest’ultimo lascia la filiera prima di raggiungere il suo scopo, il consumo, l’impresa perde parte dei ritorni sui propri investimenti.
Tra le misure che le imprese e i governi possono attuare per ridurre gli sprechi lungo la filiera alimentare, lo studio ricorda l’importanza di:
- educare lo staff alla minimizzazione degli sprechi;
- migliorare i processi di conservazione e trattamento degli alimenti;
- migliorare il packaging per estendere la durata di conservazione;
- modificare i criteri di etichettatura sulle confezioni, specialmente in riferimento alle date di scadenza, che se troppo rigide possono favorire gli sprechi;
- facilitare la donazione del cibo non venduto;
- acquistare le tecnologie e gli strumenti necessari alla riduzione delle perdite e degli sprechi.
di Lucilla Persichetti
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