1 Giugno 2020

"Quando si tratta di bambini e delle loro madri, ricevere la giusta assistenza al momento giusto e nel posto giusto, può fare la differenza", ha affermato Omar Abdi, vicedirettore esecutivo dell'Unicef.
Complicanze dovute a parto prematuro, lesioni cerebrali durante il parto, infezioni batteriche, ittero e gravi condizioni congenite, sono i principali rischi di morte tra i neonati. I tassi di mortalità neonatale variano significativamente tra i diversi Paesi nel mondo, da 1 a 44 decessi ogni mille nati vivi. Quasi tutti i decessi neonatali (98%) si verificano nei Paesi a medio e basso reddito, con il 78% nell'Asia meridionale e nell'Africa sub-sahariana. Otto dei dieci Paesi con i più alti tassi di mortalità neonatale sono in Africa, e la maggior parte ha subito una recente crisi umanitaria o un disastro naturale.
"Milioni di donne e bambini malati muoiono ogni anno perché semplicemente non ricevono cure di qualità” dichiara Abdi.
Il Rapporto evidenzia che entro il 2030, in 81 Paesi, le vite di 2,9 milioni tra donne, neonati e bambini, possono essere salvate con strategie più intelligenti, come ad esempio, lasciare che lo stesso team sanitario si prenda cura sia della madre che del bambino attraverso le fasi di travaglio, nascita e post parto, identificando da subito la presenza di eventuali problemi. Il 68% delle morti neonatali potrebbe essere evitato con semplici metodi come l'allattamento esclusivo al seno, il contatto pelle a pelle tra la madre (o il padre) e il bambino, con medicinali e attrezzature di base, garantendo l’accesso a strutture sanitarie pulite e ben attrezzate, gestite da operatori sanitari qualificati.
Secondo il Rapporto, con un ulteriore investimento di 20 centesimi di dollaro pro capite, è possibile salvare due neonati su tre nei Paesi a basso e medio reddito entro il 2030.
"La copertura sanitaria universale può garantire che tutti, compresi i neonati, abbiano accesso ai servizi sanitari di cui hanno bisogno, senza affrontare difficoltà finanziarie” dichiara Soumya Swaminathan, direttore generale dell’Oms. Continuando di questo passo, conclude il Rapporto, il mondo non raggiungerà il terzo Obiettivo di sviluppo sostenibile “Salute e benessere per tutti”. Senza rapidi progressi serviranno decenni prima di raggiungerlo. Per questo il Rapporto suggerisce l’adozione di cinque obiettivi strategici, in linea con quanto previsto dallo Every Newborn Action Plan:
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obiettivo 1: rafforzare e investire nell’assistenza sanitaria nel momento della nascita e nella cura dei neonati molto piccoli e malati;
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obiettivo 2: migliorare la qualità delle cure materne;
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obiettivo 3: garantire a tutte le donne e i neonati l’accesso all’assistenza sanitaria di base e di alta qualità;
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obiettivo 4: educare i genitori e le comunità alla partecipazione attiva delle cure e migliorarne le pratiche;
- obiettivo 5: raccogliere e monitorare i dati sull’assistenza sanitaria neonatale.
Trent’anni fa la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell’adolescenza ha garantito a tutti i neonati il diritto al più alto livello di assistenza sanitaria. È giunto il momento, conclude il Rapporto, che tutti i Paesi del mondo si assicurino che le risorse legislative, mediche, umane e finanziarie siano in grado di trasformare questo diritto in realtà.
di Tommaso Tautonico
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