Alta sostenibilità: dopo la riforma della Costituzione serve un salto culturale

12 Giugno 2022

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Dopo l’evento ASviS del 5 aprile “La Costituzione e lo sviluppo sostenibile”, torniamo a parlare della riforma degli Articoli 9 e 41 nella nostra Carta costituzionale, che ha finalmente dato maggiore centralità e risalto al rispetto dell’ambiente e al futuro delle giovani generazioni. L’argomento è stato fonte di dibattito durante la puntata di “Alta sostenibilità” andata in onda su Radio Radicale l’11 aprile e condotta da Valeria Manieri ed Elis Viettone. Al programma hanno preso parte Mauro Del Barba (deputato di Italia Viva), Marcella Mallen (presidente dell’ASviS) e Dario Parrini (presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, Partito Democratico).

Marcella Mallen, presidente dell’ASviS

“Una riforma attesa da tempo, anche da noi dell’ASviS”, ha esordito Mallen, “che va nella direzione del rafforzamento dell’impegno verso la sostenibilità. La parola magica inserita nella Costituzione, oltre ad ambiente, è futuro. Il netto riferimento alle generazioni future, che coglie esattamente il significato di sviluppo sostenibile, d’ora in poi dovrà influenzare tutte le scelte economiche e sociali, sottoponendole al vaglio del concetto di giustizia intergenerazionale e dell’equa distribuzione delle risorse. Si tratta dunque di una riforma di ampio respiro che deve essere letta come il primo passaggio di un cambio di paradigma a cui seguirà una fase di impegno da parte di istituzioni e cittadini. Perché servono azioni collettive e individuali, nuove leggi e regole, e soprattutto serve una nuova cultura comune basata su questi principi che sia in grado di farci affrontare le sfide che abbiamo di fronte, che vanno dalla crisi climatica al contenimento delle disuguaglianze, fino alla digitalizzazione a alle prospettive di pace. Il tutto, abbracciando una inedita visione di lungo periodo espressa dal Green deal europeo, capace di allargare i nostri orizzonti per raggiungere obiettivi posti dall’Unione, come la neutralità climatica al 2050. Dobbiamo poi imparare a misurarci con obiettivi quantitativi, con indicatori e dati affidabili. Un altro salto culturale che serve”.

Dario Parrini, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica

“È stato importante aver colmato questa nostra lacuna”, ha argomentato Parrini, “anche se arriviamo dopo alcune nazioni, come Francia e Germania, abbiamo adesso modificato la nostra Costituzione in maniera adeguata. L’intervento sugli Articoli 9 e 41 della Carta è esaustivo, il riferimento alla tutela della biodiversità, degli animali e degli ecosistemi è importante, come lo è quello sull’interesse dei bisogni delle future generazioni. Credo che la modifica dell’Articolo 41 sia assolutamente pregnante: non è una cosa da poco aver messo sullo stesso piano salute, dignità umana e ambiente. Mi sento di fugare i timori di chi pensa che in conseguenza di questa innovazione ci saranno delle ingessature, non è questo il punto. Agire a livello costituzionale vuol dire rendere esplicito nella maniera più solenne un principio che è già era presente nella nostra giurisprudenza. Questa riforma fa capire quanto la coscienza collettiva e ambientale sia aumentata, e quanto sia diventato centrale l’ambiente in Italia e in Europa. Basti pensare che il Next generation Eu si fonda principalmente su ambiente e digitale, due settori trasversali”.

Mauro Del Barba, deputato, capogruppo di Italia viva in commissione Bilancio, Camera dei Deputati e presidente di Assobenefit

Infine è intervenuto Del Barba, secondo cui la modifica costituzionale, che deve essere accolta con soddisfazione in quanto allinea l’Italia a tanti Paesi europei, non è abbastanza ambiziosa: “Questa riforma non rallenterà i processi in atto ma non li accelererà nemmeno. Si tratta di un risultato anche di tipo simbolico. La modifica di cui stiamo parlando prende in sostanza i tre quarti del mio disegno di legge sull’inserimento dello sviluppo sostenibile in Costituzione, ma sono insoddisfatto, perché non è stato inserito un chiaro riferimento allo sviluppo sostenibile, come anche l’ASviS voleva. Abbiamo in sostanza inserito degli ingredienti ma non la ricetta. Dello sviluppo sostenibile dovevamo fare un corollario, come accaduto in altri Paesi. Un residuo di sviluppo sostenibile è fortunatamente rimasto quando si fa riferimento alle generazioni future, il vero passo in avanti, che mancava alla nostra Costituzione. Fatta questa precisazione, io dico guardiamo oltre. Bisogna fare ben di più e modificare i nostri modelli di sviluppo. Per esempio, le società benefit rappresentano un modo per modificare la ‘cellula dell’organismo mercato’, perché oggi le imprese hanno un codice genetico strambo che per definizione deve fare profitto. Serve un netto cambio di paradigma nella realtà, la vera frontiera è modificare le regole del mercato”.

 

di Ivan Manzo

 

 

RIASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA – Alta Sostenibilità- L’inserimento in Costituzione del rispetto ambientale

 Vai all’archivio delle puntate di Alta sostenibilità, la trasmissione di ASviS a cura di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone, in onda il lunedì dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale.

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