17 Aprile 2026

La notizia è che c’è un numero record di lobbisti di combustibili fossili alla Cop quest’anno. Ce ne sono 600, oltre il 25% in più rispetto allo scorso anno. C’è un diffuso scetticismo sul fatto che i negoziati ad alto livello tra i ministri alla Cop 27 porteranno a progressi significativi nell’affrontare la crisi climatica. Secondo un sondaggio riferito dal Guardian condotto su 4.800 persone in 12 paesi tra cui l’Italia, l’86% concorda sulla necessità di un’azione urgente per affrontare la crisi, ma solo il 22% crede che a Sharm el-Sheikh si otterrà qualcosa. Due persone su tre avrebbero sentito parlare di Cop, ma solo un terzo delle persone conosce davvero gli obiettivi dell’incontro. Tra i temi dell’agenda della Cop 27, l’energia rinnovabile e la trasformazione dell’energia sono considerate le più importanti, seguite dalla gestione sostenibile delle risorse idriche, dall’adattamento, dall’agricoltura e dalla biodiversità.

Si fa sentire alla Cop 27 la voce della ricerca. La Climate action tracker (Cat) ha affermato che i Paesi che si stanno affrettando quest’anno a procurarsi più gas naturale per sostituire le forniture dalla Russia stanno rischiando anni di emissioni che potrebbero danneggiare gli obiettivi climatici. I miliardi di euro in aiuti concessi alle regioni carbonifere dell’Ue non sono riusciti a guidare un’efficace transizione climatica, a fronte di un futuro ulteriormente complicato dalla guerra della Russia in Ucraina.

Ai margini della Cop, Israele, Libano e Iraq si sono imprevedibilmente accordati per ridurre le emissioni e la Norvegia sta chiudendo i piani per un grande giacimento petrolifero. La portavoce degli Stati Uniti democratici, Nancy Pelosi, ha fatto alcuni commenti piuttosto off the record in cui ha affermato che i politici repubblicani Usa ritengono che il cambiamento climatico sia una bufala.

Il quinto giorno della Conferenza è stato zeppo di negoziati tecnici su una serie di questioni. I negoziatori si sono incontrati durante il giorno e la notte per discutere, tra le altre cose, di questioni relative alla finanza, all’attuazione cooperativa ai sensi dell’accordo di Parigi (articolo 6) e all’aumento dell’ambizione e dell’attuazione della mitigazione. Le discussioni sulle modalità di finanziamento per perdite e danni hanno attirato una folla, con molti seduti per terra ad ascoltare le aspettative delle parti in merito alla decisione da adottare alla Conferenza. Forti preoccupazioni sono state espresse per gli impegni non mantenuti dei Paesi sviluppati sul Fondo di adattamento (Af). è stato ampiamente riconosciuto il divario tra le esigenze e la disponibilità di finanziamenti per perdite e danni e l’urgenza di affrontarlo. Le opinioni divergono sulla natura desiderata degli accordi di finanziamento. I Paesi in via di sviluppo hanno chiesto una struttura autonoma mentre, al solito, molti Paesi sviluppati hanno indicato una finestra dedicata alle perdite e ai danni nell’ambito delle istituzioni esistenti.

 

Aggiornamenti quotidiani a cura di Toni Federico, coordinatore del Gruppo di lavoro “Energia e Clima” (Goal 7-13) dell’ASviS e del Comitato tecnico-scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Leggi gli approfondimenti sul sito del Comitato

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