20 Aprile 2026
A sette anni dall’approvazione dell’Agenda 2030, l’Italia è ancora molto distante dal Target di destinare lo 0,70% del Reddito nazionale lordo per l’Aiuto pubblico allo sviluppo: i dati relativi al 2022 mostrano, infatti, come l’Italia abbia aumentato il suo contributo fino allo 0,32%, ma tale valore appare “gonfiato” dall’aumento delle spese destinate all’accoglienza dei rifugiati nel nostro Paese, al supporto al governo ucraino e ai vaccini per il Covid-19, mentre l’aiuto “strutturale” si è ridotto del 13,2% rispetto al 2021. Inoltre, negli ultimi 15 anni l’andamento è stato discordante tra il lungo e il breve periodo, il che vuol dire che il risultato finale dipenderà dall’orientamento prevalente nelle politiche dei prossimi anni.
Secondo i risultati del sondaggio Ipsos nel Rapporto ASviS 2023, il Goal 17 “Partnership per gli Obiettivi” è l’ultima delle priorità percepite dagli italiani: solo il 3% la indica tra i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile più rilevanti. La bassa rilevanza si lega alla più ampia percezione riguardante la società e le relazioni tra gli individui: l’80% delle persone, infatti, teme che gli altri si approfitterebbero di loro e solo il 52% pensa che gran parte delle persone sia degna di fiducia. Eppure, per il 63% della popolazione italiana le persone nel mondo hanno più problemi in comune di quelli che li rendono differenti.
Per quanto riguarda la situazione generale dell’Obiettivo, l’indicatore composito italiano tra il 2015 e il 2019 rimane sostanzialmente stabile: il leggero miglioramento dell’indicatore sulle importazioni dai Paesi in via di sviluppo viene compensato infatti dalla riduzione della quota di tasse ambientali sul totale delle tasse (-0,2 punti percentuali). Nel 2020 il peggioramento dell’indice composito è legato agli effetti della pandemia, con il forte incremento del rapporto tra debito pubblico e Pil, che passa dal 134,1% al 154,9%. Tra il 2020 e il 2022 si assiste a una netta ripresa dell’indice, che torna quasi ai livelli del 2010, trainata dall’aumento delle importazioni dai Paesi in via di sviluppo (+3 punti percentuali) e dalla riduzione di 10,5 punti percentuali del rapporto tra debito pubblico e Pil (154,9% nel 2020, 144,4% nel 2022). A confronto con gli altri Paesi europei, l’Italia registra un lieve peggioramento tra il 2015 e il 2021, comunque maggiore rispetto a quello della media Ue. In particolare, nel 2021, l’Italia evidenzia il livello più alto di tutta l’Unione per quanto riguarda l’ammontare di debito pubblico (rispetto al Pil) e registra la seconda quota maggiore di importazioni dai Paesi in via di sviluppo.
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