20 Aprile 2026
Sebbene dal 2015 l’indicatore composito italiano per il Goal 5 sia complessivamente migliorato (nonostante la drammatica battuta d’arresto durante la pandemia), grazie all’aumento della speranza di vita per le donne e della quota di occupate (55% nel 2022, +2,9 punti percentuali rispetto al 2020), alla riduzione del part-time involontario, a un numero più alto di laureate in materie tecnico-scientifiche (13,2% nel 2022) e alla crescente presenza femminile in ruoli apicali, inclusi i consigli di amministrazione, e nei consigli regionali, si tratta di progressi comunque limitati.
L’Italia, infatti, si colloca al 79esimo posto nella graduatoria di 146 Paesi del Global gender gap report 2023, con un arretramento di 16 posizioni rispetto al 2022, facendo sì che al ritmo di progresso attuale, l’Ue raggiungerà la parità di genere in 67 anni, mentre per l’Italia i tempi saranno ancora più lunghi. Anche l’European institute for gender equality assegna al nostro Paese un valore di 3,6 punti in meno rispetto alla media europea. In particolare, il tasso di occupazione femminile rimane significativamente più basso rispetto alla media europea (nel 2021 inferiore di 14,4 punti percentuali). Crescono poi in Italia le disuguaglianze tra le regioni: tra il 2010 e il 2019 le prime cinque aumentano il valore medio dell’indice relativo all’occupazione, mentre le ultime cinque rimangono sostanzialmente stabili, determinando quindi un aumento delle differenze. Negli ultimi tre anni, invece, le distanze tra i diversi territori rimangono sostanzialmente inalterate.
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