20 Aprile 2026

Reddito da lavoro insufficiente e precarietà lavorativa, dice il Rapporto, rappresentano un fattore rilevante nell’aumento delle disuguaglianze: infatti, secondo i dati Eurostat, nel 2022, in Italia, la quota di persone regolarmente occupate a rischio povertà è pari all’11,5%, contro una media europea dell’8,5%. Di conseguenza, è aumentata anche la disuguaglianza di ricchezza, con larga parte della popolazione che non ha attività finanziarie immediatamente liquide a cui attingere in caso di eventi negativi non previsti: secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia, nel 2020 il 50% meno ricco delle famiglie possedeva solo l’8% del patrimonio netto complessivo e tra i nuclei indebitati il 38% era “povero di liquidità”.

Questa condizione spiega anche perché l’Italia si collochi nel novero dei Paesi con un’elevata persistenza intergenerazionale nei livelli di istruzione e nelle condizioni di reddito e di ricchezza: quasi un terzo delle persone tra 25-49 anni a rischio povertà viveva in famiglie che versavano in cattive condizioni finanziarie quando avevano 14 anni.

Eppure, secondo i risultati del sondaggio Ipsos nel Rapporto ASviS, la riduzione delle disuguaglianze all’interno dei e tra i Paesi non è considerata una delle priorità: posta all’undicesimo posto della classifica dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, è ritenuta tale solo dal 13% di coloro che sono a conoscenza dell’Agenda 2030. Nonostante ciò, il 40% dei cittadini italiani pensa che in Italia non si stia facendo abbastanza per promuovere l’uguaglianza e che sia arrivato il momento di spingersi oltre.

Messa a confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea, l’Italia si colloca al terzultimo posto della classifica nel raggiungimento del Goal 10, pur registrando un lieve miglioramento tra il 2015 e il 2021. L’andamento positivo è dovuto all’incremento del rapporto tra tasso di occupazione giovanile e tasso totale di occupazione (da 66,6 a 70,8 punti), che rimane tuttavia uno dei più bassi d’Europa (la media Ue27 si attesta nel 2021 a 85,9 punti).

Disuguaglianze di opportunità e di accesso ai servizi fondamentali penalizzano i giovani, le donne, le persone con disabilità, i più deboli e si traducono in un peggioramento delle condizioni di benessere per molte famiglie: nel 2022, i 18-34enni che mostrano almeno un segnale di deprivazione sono 4,9 milioni, quasi uno su due. A fronte di dati così drammatici, le politiche perseguite dal 2015, anno di approvazione dell’Agenda 2030, in avanti sono state insufficienti e contraddittorie.

Condividi questo articolo!

Go to Top