20 Aprile 2026
Come sottolinea il Rapporto ASviS, lo stato delle infrastrutture del Paese appare tuttora piuttosto inadeguato alle sfide della sostenibilità e presenta carenze su cui occorre intervenire con urgenza. L’Italia continua a privilegiare il trasporto stradale a quello ferroviario, con elevati costi sociali e ambientali: il trasporto stradale contribuisce al 93% del totale delle emissioni legate ai trasporti. Nel 2021, solamente il 12,6% delle merci trasportate internamente era movimentato su ferrovia, mentre la media dell’Unione europea era pari al 17%. In questo settore, sarà fondamentale il ruolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che prevede ingenti investimenti per potenziare le linee ferroviarie, oggi meno estese rispetto agli altri Paesi europei. Previsti interventi anche per lo sviluppo, l’elettrificazione e una maggiore resilienza delle infrastrutture portuali.
Un altro aspetto critico evidenziato dal Rapporto ASviS riguarda la sicurezza stradale: nel 2022 sono morte 3.159 persone in incidenti stradali, valore analogo a quello del 2019, dopo la riduzione causata dalla pandemia. Il tasso di mortalità stradale italiano (5,4 morti ogni 100mila abitanti) è nettamente peggiore di quello medio europeo (4,6 morti ogni 100mila abitanti).
Rispetto alle infrastrutture energetiche, la complessa situazione geopolitica, generata dall’invasione dell’Ucraina, ha ridato un forte impulso all’utilizzo del gas da fonti alternative rispetto a quelle russe. La capacità netta di generazione di energia rinnovabile installata è stata pari a 56,5 Gw nel 2020, con un aumento di 1 Gw circa all’anno dal 2015, troppo poco per raggiungere una capacità di 130 Gw entro il 2030, come indicato dagli obiettivi europei. Nel settore dell’energia elettrica, invece, se si rispetteranno i target europei l’energia prodotta da fonti rinnovabili dovrà coprire almeno il 65% dei consumi finali nel settore elettrico.
Resta elevato il tasso di dispersione idrica, pari al 42,2% nel 2022. Come sottolinea il Rapporto ASviS, la rete di distribuzione idrica è piuttosto obsoleta: oltre il 60% ha più di 30 anni di età e il 25% supera i 50 anni. Al tasso nazionale di rinnovo (3,8 metri di condotte per ogni chilometro di rete) servirebbero più di 250 anni per sostituire l’intera rete. L’inadeguatezza del sistema idrico si inserisce in una situazione di persistente siccità sul territorio nazionale: nel 2020 sono state adottate misure di razionamento idrico in 11 capoluoghi di Provincia, saliti a 15 nel 2021. E nel 2022 per dieci Regioni del Centro e Nord Italia è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale per il deficit idrico, prorogato per tutto il 2023.
In ambito di ricerca e sviluppo, l’Italia risulta ancora molto indietro rispetto all’obiettivo europeo di destinare il 3% del Pil entro il 2030: nel 2021 la quota nel nostro Paese era pari solo all’1,5%, contro una media dell’Ue di 2,3%. Negli ultimi 15 anni l’indicatore è cresciuto troppo limitatamente e proseguendo con questo andamento non sarà possibile raggiungere il target prefissato. Le politiche previste dal Pnrr possono incidere positivamente, grazie agli investimenti previsti a favore della ricerca, come l’assegnazione di 15mila nuove borse di dottorati previste per il 2024 che porterebbe a un incremento di circa il 47% del totale degli iscritti ai corsi di dottorato.
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