20 Aprile 2026
Ma come siamo messi, effettivamente, in Italia? Secondo l’indicatore composito elaborato dall’Alleanza le emissioni di CO2 e di gas climalteranti sono diminuite tra il 2010 e il 2014, per poi aumentare fino al 2017 e diminuire nuovamente fino al 2019. Nel 2020 si assiste a una drastica riduzione delle emissioni, dovuta al parziale arresto delle attività economiche, compensata nel 2021 e nel 2022 dalla ripresa di tali attività, e tornando ai livelli del 2019. La discesa delle emissioni in Italia, dal 1990 al 2022, è pari a -18,6% (un ritmo annuo di -0,6%): “Se tale trend fosse confermato nel futuro, l’Italia giungerebbe alla decarbonizzazione tra circa due secoli”.
Emissioni vuol dire riscaldamento globale, un fenomeno per certi versi ormai inevitabile. Per questo, oltre alle operazioni di mitigazione (per contenere l’aumento della temperatura), l’Agenda 2030 punta sullo sviluppo degli strumenti di adattamento necessari per preservare la società di fronte allo sviluppo degli eventi estremi, che diventeranno con il tempo “ancor più gravi di quelli (già gravi) che hanno colpito l’Italia e tutto il mondo nel 2023”.
Il Rapporto sottolinea come negli ultimi sette anni le misure di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici siano state inserite nelle politiche pubbliche nazionali in maniera troppo esitante e contraddittoria. Accanto alla modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione (risultato storico raggiunto anche grazie all’intensa attività di dialogo e monitoraggio dell’ASviS), alla trasformazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) in Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) e all’istituzione del Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite), le decisioni e le risorse impiegate su questi temi appaiono inadatti alle necessità e agli impegni internazionali ed europei assunti dall’Italia.
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