20 Aprile 2026

In Italia manca l’integrazione tra le politiche attive del lavoro e gli strumenti di welfare, una complementarità che permetterebbe di aumentare l’occupazione femminile e giovanile, promuovere contratti stabili e garantire maggiori tutele per i lavoratori precari, come nota il Rapporto ASviS.

Nel nostro Paese, infatti, il lavoro precario continua a essere un problema: nel 2023 circa tre milioni di persone avevano un contratto a tempo determinato, di cui due milioni occupati part-time involontariamente. Tre milioni sono anche le persone che svolgono lavoro irregolare, secondo le stime dell’Istat. In Italia, tuttavia, gli interventi si sono trasformati in incentivi temporanei per le imprese, a differenza di quanto avviene in altri Paesi dove le riforme sono volte a incentivare occupazioni stabili e ad alto reddito. La creazione di “Sviluppo lavoro Italia” non ha ancora contribuito ad attivare il processo di riorganizzazione delle politiche attive.

Nel 2023 in Italia sono stati registrati 1041 incidenti mortali sul lavoro. In ambito di sicurezza, è stata introdotta la patente a crediti per le imprese e per i lavoratori che operano nei cantieri. Questa norma mira a premiare le imprese che adottano misure preventive e a sanzionare quelle che non adempiono a tali obblighi. Se un’azienda scendesse sotto un determinato livello di crediti potrebbe perdere il diritto di operare nei cantieri.

Il Rapporto ASviS segnala che nel Piano strutturale di bilancio di medio termine, approvato dal Consiglio dei ministri a settembre 2024, non si trovano indicazioni per affrontare in modo strutturale il fenomeno della povertà lavorativa e se si ritiene che la direttiva europea sul salario minimo (da recepire entro quest’anno) sarà utilizzata per incidere sul fenomeno. Inoltre, nel Piano viene citato l’impiego di migranti per rispondere all’offerta di lavoro e al declino demografico, ma senza un’indicazione sulle misure specifiche per integrare le politiche di migrazione e di asilo, favorire l’inclusione degli immigrati o contrastare il lavoro in nero.

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