20 Aprile 2026
Il 2024 ha messo a dura prova il multilateralismo. Secondo il “Sustainable development report” del Sustainable development solutions network, l’indice che misura l’impegno dei Paesi Onu nei confronti del multilateralismo, vede gli Stati Uniti in ultima posizione e la Cina al 159esimo posto, mentre Francia, Italia e Germania si collocano rispettivamente al 177esimo, al 106esimo e al 68esimo.
Inoltre, la guerra commerciale dei dazi innescata dall’Amministrazione Trump e la fuoriuscita degli Stati Uniti da diverse istituzioni multilaterali ha generato una spirale di tensioni geopolitiche, erodendo la fiducia globale nei confronti del Paese nordamericano e portando i vari Paesi del cosiddetto “Sud globale”, come Brasile, India, Russia, a rafforzare la propria cooperazione nell’ambito dei Brics, sotto la guida della Cina.
Al contempo, i Paesi a basso e medio reddito (Pvs) hanno dovuto affrontare costi crescenti del loro debito, che nel 2023 ha raggiunto il livello record di 1.400 miliardi di dollari. Questi oneri, pari al 3,7% del Reddito nazionale lordo (Rnl), restringono drammaticamente le risorse, già limitate, per investimenti in sanità, istruzione e infrastrutture, e più in generale per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Di fronte all’evidente necessità di riformare l’architettura finanziaria globale, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha nominato un gruppo di esperte ed esperti indipendenti che, a fine giugno 2025, in vista della Conferenza di Siviglia, ha pubblicato un Rapporto in cui si identificano 11 azioni chiave per affrontare le crisi del debito nei Paesi in via di sviluppo e liberare risorse per lo sviluppo sostenibile.
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