20 Aprile 2026

A livello italiano, nel 2024 l’indicatore composito che si riferisce al Goal 17 registra un peggioramento: rispetto al 2010, la variazione negativa è dovuta soprattutto alla riduzione delle importazioni dai Paesi in via di sviluppo (-3,2 punti percentuali) e all’aumento del debito pubblico (+15,8 punti percentuali), mentre rispetto all’anno precedente, la causa è da rintracciarsi nella contrazione delle importazioni (-0,8 punti percentuali) e nella diminuzione della quota di Reddito nazionale lordo destinata all’Aiuto pubblico allo sviluppo, scesa dallo 0,33% allo 0,27%, rispetto all’obiettivo dello 0,7%.

Rispetto al cosiddetto “Piano Mattei” (il piano di investimenti italiani in Africa), il Governo ha ampliato il numero dei Paesi africani coinvolti, ma senza accompagnarvi al momento un aumento delle risorse finanziarie. A tal proposito, la Commissione europea sta definendo il cosiddetto “approccio a 360 gradi sugli investimenti”, al fine di determinare un impatto concreto a favore dello sviluppo sostenibile africano e rispondere alle critiche di neocolonialismo che da diverse parti si stanno muovendo al piano europeo di investimenti nel continente (il cosiddetto “Global gateway”), e che riguardano anche il Piano Mattei. La Commissione indica una serie di strumenti da utilizzare per applicare questo approccio, ma di essi non vi è alcuna menzione nel Piano Mattei.

Per quanto riguarda più in generale le politiche di cooperazione internazionale e la risoluzione pacifica dei conflitti, preoccupa il disegno di legge, attualmente all’esame della Camera, che punta a modificare la Legge 185/90 in materia di export militare, rendendo meno incisivi i meccanismi di decisione e controllo, e affievolendo molti degli strumenti di trasparenza sui dati relativi alle esportazioni e ai flussi finanziari delle armi, in particolare per ciò che attiene il coinvolgimento delle banche nelle operazioni.

Inoltre, in base all’accordo Nato sul “Defence investment plan”, sottoscritto anche dall’Italia nel giugno 2025, e che prevede entro il 2035 di portare dal 2% al 5% del Pil la spesa per sicurezza e difesa di ogni Paese membro, l’investimento del Governo in spese militari passerà dai 45 miliardi previsti nel 2025 a 145 miliardi nel 2035, misura che rischia di sottrarre importanti risorse ad altri settori come scuola e sanità e di incidere molto negativamente sulle politiche di sviluppo sostenibile.

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