20 Aprile 2026
Nel periodo 2010-2024 l’indice sulla parità di genere migliora, trainato soprattutto dall’aumento della quota di donne nei consigli regionali (+13,5 punti percentuali) e dalla riduzione del divario tra i tassi di occupazione femminile e maschile. Nel 2024 l’indice composito aumenta anche grazie alla maggiore presenza di donne nei consigli regionali, ma si tratta di progressi insufficienti per raggiungere i target previsti. Sull’intero periodo 18 territori migliorano e tre risultano sostanzialmente stabili. Dopo una fase di ampliamento tra il 2017 e il 2021, le disparità territoriali tornano ai livelli prossimi a quelli del 2010. Si restringe il divario di genere nel tasso di mancata partecipazione al lavoro: nel 2024 è sceso a 4,6 punti percentuali (minimo storico), rispetto al 6,1 del 2022.
Secondo il Rapporto, non risultano attualmente raggiungibili i tre obiettivi quantitativi: ridurre a meno di dieci punti il divario occupazionale tra madri con figli in età prescolare e donne senza figli entro il 2026 (Target 5.4); dimezzare entro il 2030 il gap occupazionale di genere rispetto al 2019 (Target 5.5); raggiungere almeno il 40% di donne nei consigli regionali entro il 2026 (Target 5.5), obiettivo, quest’ultimo, che mostra un andamento discordante tra breve e lungo periodo.
Pur con caratteristiche, percorsi e bisogni diversi, bambine e ragazze, giovani, donne e anziane condividono una condizione trasversale: la necessità di avanzare nonostante ostacoli ricorrenti. Nonostante una valorizzazione ancora insufficiente delle loro attitudini e competenze. Nonostante difficoltà persistenti nel realizzare le proprie aspirazioni personali e professionali, compresa quella di diventare madri. Nonostante un’aspettativa di vita più lunga, che si traduce troppo spesso in condizioni di fragilità economica e solitudine, in assenza di servizi adeguati.
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