20 Aprile 2026

Per quanto riguarda la situazione italiana in relazione al Goal 6 “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari” dell’Agenda 2030, l’indicatore composito elaborato dall’ASviS mostra un peggioramento costante, sia sull’intero periodo di analisi sia nell’ultimo anno. La principale causa è l’aumento dell’indice di sfruttamento dell’acqua, cresciuto di 10,2 punti percentuali rispetto al 2010 e di 4,6 punti solo nell’ultimo anno. A questo si aggiunge il persistente problema della dispersione idrica, aumentata di cinque punti percentuali tra il 2012 e il 2022, e la crescente diffidenza delle famiglie verso l’acqua del rubinetto, in crescita di 0,9 punti percentuali nell’ultimo anno.

Il quadro regionale conferma una tendenza diffusa al peggioramento: in 20 regioni e province autonome l’indice arretra sull’intero periodo considerato, mentre una sola area risulta stabile. Le disuguaglianze territoriali restano dunque marcate e, nell’ultimo anno, si accentuano ulteriormente a causa del peggioramento delle regioni con le performance più negative. È particolarmente evidente il divario tra Nord e Mezzogiorno, dove l’indice composito risulta mediamente inferiore di circa 15 punti per il Sud.

In questo contesto, l’obiettivo fissato dal Target 6.4 dell’Agenda 2030 – ridurre del 15% la dispersione delle reti idriche rispetto ai livelli del 2015 entro il 2026 – appare difficilmente raggiungibile senza una decisa inversione di tendenza. Gli investimenti previsti dal Pnrr potrebbero contribuire a colmare il ritardo, ma la situazione resta critica: dopo il forte aumento della dispersione registrato tra il 2012 e il 2015, il fenomeno è continuato, seppure con minore intensità. Oggi il livello di dispersione si attesta al 42,4%, ben lontano dall’obiettivo del 35,2%, segnalando l’urgenza di interventi strutturali e di una governance più efficace della risorsa idrica.

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