20 Aprile 2026
I prossimi anni saranno cruciali per capire quale ruolo giocherà la transizione energetica nello sviluppo italiano. E le avvisaglie non sono di buon auspicio.
L’energia in Italia costa ancora troppo. Malgrado la riduzione registrata nell’ultimo biennio rispetto ai picchi raggiunti nel 2022, i costi più alti dell’energia italiana, oltre a compromettere la competitività delle imprese, alimentano la povertà energetica, che nel 2023 ha riguardato 2,4 milioni di famiglie italiane, pari al 9% del totale. Questo fenomeno si concentra soprattutto nel Sud, tra le famiglie più disagiate e quelle con bambini, anziani e disabili.
I vari bonus sociali, dopo la pandemia, hanno avuto un impatto limitato sulle bollette e nessun effetto sensibile sull’efficienza e la riduzione delle emissioni. Resta da verificare, secondo il Rapporto ASviS, l’efficacia del “reddito energetico”, che prevede complessivamente 200 milioni di euro nel 2024 e nel 2025 per la realizzazione di impianti fotovoltaici per autoconsumo per i nuclei familiari in disagio economico. Una misura, comunque, insufficiente ai bisogni presenti.
Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) continua a non essere all’altezza delle sfide. Il nostro Paese, secondo le Raccomandazioni della Commissione europea e le analisi dell’ASviS, è in grave ritardo sulla transizione energetica, e la distanza risulta ancora più evidente se guardiamo alle promesse del Piano. Il Pniec italiano punta a un contributo delle rinnovabili del 39,4% sul consumo finale lordo di energia entro il 2030, a fronte di un target europeo del 42,5%, con l’aspirazione di raggiungere il 45%.
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