20 Aprile 2026

Il degrado del suolo rappresenta un’altra emergenza globale: compromette la salute umana, aggrava la povertà e l’insicurezza alimentare e contribuisce alle migrazioni forzate. Ogni anno almeno 100 milioni di ettari di terra – un’estensione pari a quella dell’Egitto – vengono degradati. Tra il 2015 e il 2019, la quota di terreni compromessi è cresciuta dall’11,3% al 15,5%, con conseguenze dirette sul benessere di 3,2 miliardi di persone.

Secondo le stime, combattere desertificazione, degrado del suolo e siccità richiederà circa 1 miliardo di dollari al giorno tra il 2025 e il 2030, ma i finanziamenti attuali ammontano a soli 66 miliardi l’anno, appena il 18% del fabbisogno stimato. Eppure, investire nel ripristino dei territori garantirebbe rendimenti significativi: tra 7 e 30 dollari di benefici per ogni dollaro speso.

Sul fronte della biodiversità, l’estinzione delle specie appare ormai in gran parte irreversibile, con oltre 47mila specie a rischio. Un segnale di rilancio è arrivato con la COP16 sulla biodiversità, svoltasi a Roma nel febbraio 2025, dove è stato raggiunto un accordo per mobilitare almeno 200 miliardi di dollari l’anno entro il 2030 a sostegno della protezione della biodiversità e dell’attuazione del quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montréal (Kmgbf). L’intesa prevede la creazione di un meccanismo finanziario internazionale che coinvolga risorse pubbliche, private e filantropiche, e che consenta di monitorare i progressi anche alla prossima Cop 17, in programma per ottobre 2026.

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