1 Giugno 2020
L’accesso all’istruzione, diritto umano internazionalmente riconosciuto, è ancora gravemente compromesso in molti Paesi del mondo. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unicef “A future stolen: young and out of school” viviamo un momento “critico” della nostra Storia; con una popolazione giovanile (fra i 10 e i 19 anni) in forte aumento (fino ai 1.3 miliardi stimati per il 2030) e un livello di scolarizzazione ancora insufficiente.
Il Rapporto analizza l’accesso e la qualità dell’istruzione dalla scuola preelementare fino a quella secondaria in diversi Paesi, distinguendo quelli colpiti da emergenze umanitarie. A livello globale, si stima che meno della metà dei giovani (43,3% dei ragazzi e il 45,1% delle ragazze) sono iscritti o hanno completato l’istruzione secondaria superiore. Molti adolescenti, invece, che dovrebbero perseguire gli studi nella scuola secondaria di secondo grado, frequentano cicli di istruzione inferiori per la loro età; 1 su 5 tra quelli che dovrebbero frequentare la secondaria è ancora iscritto alla scuola secondaria di primo grado, mentre 1 su 20 frequenta ancora la scuola primaria.
I risultati più allarmanti provengono dai paesi in situazioni di emergenza; come guerre, conflitti sociali o catastrofi naturali. In questi contesti si stima vivano quasi più della metà dei bambini che non frequentano la scuola primaria e quasi un terzo dei ‘non scolarizzati’ di età compresa fra i 5 e i 17 anni. Se nei Paesi che non sono in stato di emergenza ottiene un diploma di scuola superiore il 54% dei giovani, nei Paesi affetti da crisi umanitarie solo il 28,9% riesce a completare il ciclo di studi, mentre il 18,4% non frequenta nemmeno la scuola primaria.
Particolarmente critica la situazione in Niger, Repubblica Centro Africana, Sud Sudan ed Eritrea; tutti paesi ‘in emergenza’ e con un tasso di abbandono della scuola secondaria superiore del 60%.
Le ragioni per il mancato accesso all’istruzione, o il suo precoce abbandono, sono diverse. Al primo posto vi è la condizione di povertà in cui vivono le famiglie; lo status socioeconomico è infatti, sottolinea il Rapporto, il fattore che più incide sul grado di scolarizzazione dei giovani. A seguire vi sono poi questioni di genere, che si acuiscono nei Paesi in crisi; vi è ad esempio una probabilità di 2,5 volte maggiore che le adolescenti abbandonino gli studi. Fra gli impedimenti più frequenti vi è il matrimonio prematuro, la violenza sessuale, la scarsità d’acqua e la mancanza di strutture igienico-sanitarie adeguate.
Occorre, sostiene l’Unicef, un maggiore investimento nell’educazione, inclusiva e di qualità. Attualmente, mancano annualmente 1,8 milioni di dollari per raggiungere i 3 milioni di dollari l'anno necessari ai Paesi più poveri per raggiungere l'Obiettivo 4 entro il 2030.
Un problema, quello della mancata scolarizzazione, ancora troppo sottostimato; solo meno del 4% degli appelli umanitari globali sono dedicati all'educazione. Finché non riceverà maggiore attenzione, conclude il Rapporto, la condizione di povertà in cui vivono i bambini nei Paesi colpiti da conflitti e disastri finirà per perpetuarsi, condizionando fortemente non solo lo sviluppo individuale dei giovani ma anche quello della comunità in cui vivono.
di Francesca Cucchiara
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