1 Giugno 2020
Dieci anni fa la domanda che la Banca mondiale poneva nel suo primo studio sulle nuove misurazioni di Prodotto interno lordo, sviluppo sostenibile e benessere era “Where Is the Wealth of Nations?, Dov'è la ricchezza delle Nazioni?”
Da allora la consapevolezza globale della necessità di una crescita economica in grado di gestire, tutelare e valorizzare il capitale naturale e umano, aumentando il benessere dei cittadini ma allo stesso tempo non intaccando le risorse naturali nel lungo termine, è cresciuta a più latitudini e non solo nei Paesi avanzati. Nel Rapporto della Banca mondiale “The Changing Wealth of Nations 2018”, pubblicato il 30 gennaio, vengono esaminate le tendenze e gli indicatori che compongono e segnalano la ricchezza in 141 Stati, tra il 1995 e il 2014, elaborando anche un nuovo database a partire da oltre 1.500 questionari somministrati dalla Bm nei singoli Paesi.
Il quadro che ne emerge mostra una crescita della ricchezza globale significativa e gli Stati a medio reddito stanno via via recuperando il divario rispetto a quelli più ricchi, principalmente grazie alla rapida espansione economica dell'Asia. Gli oltre 20 Paesi dal reddito più basso che sono riusciti ad allinearsi con quelli medi hanno in parte investito i proventi degli affitti delle risorse naturali in infrastrutture, sanità e istruzione, fattori che a loro volta incrementano il capitale umano.Interessante da questo punto di vista notare come non sia un caso che nelle Nazioni più benestanti il capitale umano risponde per il 70% della ricchezza, mentre nelle più povere è il capitale naturale a rappresentare ancora l'asset maggiore. Per questo dei 25 Paesi rimasti ancora a basso reddito dal 1995, 13 sono classificati come fragili e in conflitto, mostrando la relazione tra povertà, fragilità e governance: molti di essi sarebbero fiorenti di risorse naturali ma non sono al momento nelle condizioni di usufruire dell'affitto delle risorse a vantaggio delle proprie istituzioni e popolazione a causa dei gravi squilibri politici, sociali, ambientali ed economici che li attraversano.
Nonostante la ricchezza totale sia aumentata quasi ovunque, quella procapite non ha seguito lo stesso andamento: in molte Nazioni, specie nell'Africa subsahariana, si è avuto un calo della ricchezza media procapite di pari passo con la veloce crescita della popolazione, cui non è corrisposto un relativo potenziamento degli investimenti.
La più sostanziale componente della ricchezza mondiale resta comunque proprio il capitale umano, misurato come capacità di guadagno nel corso della vita; le donne rispondono per meno del 40% del capitale umano globale perché percepiscono salari più bassi, partecipano meno al mercato del lavoro e in media sono impiegate per meno ore: raggiungere una più effettiva parità di genere porterebbe a un incremento del 18% nel totale del capitale umano. Le risorse rinnovabili, quali terreni agricoli, foreste e aree protette, possono produrre ricchezza costante se vengo gestite in maniera sostenibile. Allo stesso tempo è evidente come il capitale naturale non rinnovabile, ovvero carburanti fossili e minerali, può essere sfruttato una volta sola e poi esaurito definitivamente, concorrendo all'impoverimento complessivo di uno Stato.
di Elis Viettone
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