1 Giugno 2020
Il futuro è iniziato. A giugno anche in Italia ha avuto luogo una storica inversione di tendenza in materia di energia e per la prima volta si è potuta registrare una produzione mensile di elettricità derivata da fonti rinnovabili lievemente superiore a quella ottenuta da combustibili fossili: per l'esattezza il 50,5 per cento del totale.
Analizzando invece tutto il primo semestre 2016, la produzione del fabbisogno energetico derivata dalle fonti alternative si è così suddivisa: il 39% dall'idroelettrico, il 21% dal fotovoltaico 21%, il 19% dall'eolico, il 16% dalle biomasse e il 5% da geotermia.
Il sorpasso evidenzia le buona riuscita delle politiche di incentivi che rispetto al 2000 ha incrementato del 137% la produzione elettrica da fonti di energia rinnovabile e che ha portato l'Italia a tagliare il traguardo prefissato per il 2020 con ben sei anni di anticipo.
Secondo gli analisti del sito economico LaVoce.info una lettura seria e strutturata della nuova tendenza deve però considerare a quali altri fattori questo sorpasso potrebbe essere attribuito. Ad esempio, quanto la congiuntura abbia avuto un peso o se si tratti piuttosto di un cambiamento strutturale.
Tra gli elementi che hanno contribuito positivamente, va annoverato un buon funzionamento della produzione a partire dall'idroelettrico, dipendente anche dalla piovosità che ha caratterizzato il mese di giugno, +22% rispetto alla media, e un calo della richiesta di elettricità, che ha toccato il picco minimo dopo sei anni di seguito di diminuzione della domanda.
Ad ogni modo non è la prima volta che avviene questo cambio di passo in Italia. Già negli anni '60 l'energia idroelettrica era il comparto principale e i consumi del Paese di elettricità erano circa un terzo di quelli attuali.
di Elis Viettone
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