1 Giugno 2020

La nuova strategia per l'occupazione, in particolare, supera il concetto di quantità del lavoro, sottolineando l'urgenza di politiche volte a promuovere, invece, la qualità del lavoro e la sua capacità di adattarsi alle nuove sfide. “Il progresso tecnologico, la globalizzazione e il cambiamento demografico stanno creando molte nuove opportunità, ma non per tutti”, spiega Gurría. “I responsabili delle politiche dovrebbero concentrarsi sull'aiutare coloro che sono a rischio di essere lasciati indietro attraverso un'istruzione e una formazione ben mirate. Il mercato del lavoro e le politiche sociali devono far parte di strategie inclusive sviluppate per aiutare tutti ad andare avanti”. Le condizioni di lavoro, in particolare, dovranno essere adattate per rendere più facile unire lavoro e responsabilità sociali. Ciò aumenterà la partecipazione delle donne, riducendo le disparità di genere e il rischio di povertà. Il sostegno pubblico rimane necessario, richiederà il conseguimento di un mandato politico per le nuove leggi sul lavoro e una comunicazione efficace, nonché riforme complementari per ammortizzare i costi a breve termine.
Il probabile aumento di nuove forme di lavoro, dovuto al progresso tecnologico, dovrà stimolare i governi a garantire l'accesso a tutti alla protezione sociale, indipendentemente dal tipo di contratto sottoscritto. Il sistema può essere reso più efficace estendendo il più possibile la copertura e sviluppando il principio di un piano di protezione sociale universale.
Per l'Italia lo sforzo auspicato da Gurría partirà da lontano: il nostro Paese, infatti, si posiziona sotto la media Ocse praticamente per tutti gli indicatori, come il tasso di occupazione, soprattutto tra le donne. Neanche la graduale ripresa economica in atto fino a poco tempo fa è servita a migliorare la situazione. Anche la sicurezza nel mercato del lavoro è peggiorata: la perdita economica attesa nel caso di disoccupazione è la quarta più alta dell'area Ocse.
L’unico aspetto positivo è rappresentato dalla qualità del lavoro, ovvero il reddito orario lordo: in questo caso l'Italia si posiziona sopra la media dei paesi Ocse, anche se il dato si riferisce al 2015.
di William Valentini
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