1 Giugno 2020

Analizzando la diffusione della malaria più nello specifico, il rapporto constata che il 70% dei 219 milioni di casi (151 milioni) e i decessi (274mila) si sono concentrati in 11 Paesi: 10 sono africani (Burkina Faso, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Ghana, Mali, Mozambico, Niger, Nigeria, Uganda e Repubblica Unita di Tanzania) e l’altro è l’India. Di questi, cinque Paesi rappresentano quasi la metà dei casi di malaria di tutto il mondo: Nigeria (25%), Repubblica Democratica del Congo (11%), Mozambico (5%), India (4%) e Uganda (4%). Rispetto al rapporto dell’anno precedente, purtroppo, la situazione delle aree di diffusione resta invariata: nel 2016, dei 91 Paesi affetti a livello globale, il 90% dei casi si concentrava in Africa, con un 80% nell’area Sub-Sahariana.
“Sono stati registrati miglioramenti nella diffusione delle zanzariere (strumento principale di prevenzione della malattia)” annota il documento, con 624 milioni di zanzariere trattate con insetticida (Insecticide treated nets – Itn) e consegnate tra il 2015 e 2017. Nonostante i numeri buoni, il rapporto evidenzia molte lacune nella copertura: “nel 2017, in Africa circa la metà delle persone a rischio non ha dormito sotto una rete trattata”.
Parallelamente al rallentamento della riduzione dei casi di malaria e dei decessi, anche i finanziamenti hanno mostrato un livellamento, con solo 3,1 miliardi di dollari messi a disposizione per programmi di controllo ed eliminazione della malattia (quando già nel 2016 il direttore dell’Oms ne chiedeva 6,1), compresi 900 milioni (28%) provenienti dai Paesi affetti da malaria. Due terzi dei fondi di origine statale sono stati investiti in attività di controllo condotte dai Programmi nazionali sulla malaria, mentre i restanti sono stati utilizzati per le cure dei pazienti.
In questa situazione di stallo, il rapporto evidenzia alcuni progressi positivi. Il numero di Paesi prossimi alla debellazione della malattia continua a crescere (46 nel 2017 rispetto ai 37 del 2010). Nel frattempo in Cina ed El Salvador, dove la malaria è stata endemica per molto tempo, non è stata segnalata alcuna trasmissione locale per tutto il 2017, “a dimostrazione del fatto che sforzi di controllo intensivi guidati dal Paese stesso possono riuscire a ridurre il contagio”. L'India, che rappresenta il 4% del peso globale della malaria, ha registrato una riduzione del 24% dei casi nel 2017 rispetto al 2016. Anche in Ruanda, nello stesso anno, sono stati registrati 436mila casi in meno del 2016.
Data la condizione di stasi a livello internazionale, è stato lanciato un nuovo piano di prevenzione e azione dal titolo “High Burden to High Impact”, promosso da Oms e Rbm Partnership to End Malaria (organo di cooperazione globale nella lotta alla malaria) per intervenire nei Paesi maggiormente a rischio. Questo approccio si basa su quattro punti cardine:
-
stimolare l'attenzione politica nazionale e globale per ridurre i decessi dovuti alla malaria;
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guidare l’azione attraverso un uso strategico delle informazioni;
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stabilire delle linee guida globali adatte a tutti i Paesi affetti da casi malarici;
- attivare le risposte coordinate dei singoli Paesi.
"Quando gli Stati danno la priorità all'azione sulla malaria, vediamo i risultati in vite salvate e casi ridotti", conclude Matshidiso Moeti, direttore regionale dell'Oms per l'Africa. "I partner dell'Oms devono continuare a sforzarsi e aiutare i governi, in particolare quelli con il carico più elevato, ad amplificare la risposta a questa malattia".
di Flavio Natale
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