1 Giugno 2020

Anche l’Ocse adesso mette in guardia su “uno dei maggiori pericoli di questo secolo” e, con lo studio “Biodiversity: Finance and the Economic and Business Case for Action” pubblicato il 10 maggio, prova a fornire qualche soluzione.
Per mettere un serio freno alla perdita di biodiversità, causata principalmente dall’attuale modello economico, occorre supportare i comportamenti virtuosi delle aziende e azioni chiave devono essere messe in piedi dai governi attraverso misure fiscali e incentivi.
Per l’Ocse, ad esempio, rivestono particolare importanza i “meccanismi di carbon pricing”. In pratica, seguendo il principio del “chi inquina paga” si fissa un prezzo al carbonio e per ogni tonnellata di CO2 emessa, l’azienda sostiene un costo. L’idea che ruota dietro questa idea di mercato, è che l’azienda una volta aumentata la spesa da sostenere, deciderà di intervenire acquisendo tecnologie pulite e abbassando, in questo modo, le sue emissioni gas serra.
Un grosso aiuto per la salvaguardia dei servizi ecosistemici, oltre ai finanziamenti a favore delle strutture dedicate alla tutela delle risorse, potrebbe arrivare dell’eliminazione dei sussidi dannosi alla biodiversità che, in giro per il mondo, ammontano a una cifra consistente. Parliamo di sussidi che secondo l’Ocse si aggirano intorno ai 500 miliardi di dollari l’anno, una quota, tanto per farsi un’idea in merito, pari a dieci volte quella che invece viene destinata per la conservazione della natura. Aiuti indirizzati soprattutto ai combustibili fossili e ad attività agricole poco attente al consumo di suolo. Se ci soffermiamo soltanto sull’Italia, questo genere di sussidi, fa sapere il Ministero dell’Ambiente con il “catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli”, ammontano a 16 miliardi di euro l’anno.
Infine, l’Ocse sottolinea come sia fondamentale orientare gli investimenti da parte di imprese e banche verso attività che integrino strategie di tutela ambientale e propone la definizione di sistemi di misurazione, anche attraverso la cooperazione dei singoli Paesi. Sistemi più efficaci, in grado di consentire una valutazione del degrado ambientale più precisa e tempestava.
di Ivan Manzo
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