2 Febbraio 2023
Nel 2023 il Pil meridionale si potrebbe contrarre fino a -0,4%, mentre il dato medio italiano dovrebbe attestarsi intorno a +0,5%. Sono le conseguenze della guerra in Ucraina e dell’inflazione che interrompono la crescita economica del 2021 diffusa sul territorio nazionale. Si rischia così di ampliare il divario fra il Nord e il Sud del Paese. È quanto emerge dal Rapporto Svimez 2022, realizzato dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez) e presentato il 28 novembre alla Camera dei deputati.
Emergenza povertà. A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, il Rapporto stima che oltre 760mila nuove persone saranno a rischio povertà assoluta nel 2023, di cui 500mila solo nel Mezzogiorno. Sono quindi necessarie misure a sostegno delle persone più vulnerabili per mitigare l’impatto del caro energia. Occorre inoltre considerare i working poor, cioè le persone che, pur lavorando, si trovano in condizione di povertà: a livello nazionale sono il 13% delle persone occupate, percentuale che sale al 20% nel Sud Italia. È da notare come le retribuzioni lorde unitarie siano cresciute di poco meno del 9% tra il 2008 e il 2021, rispetto a una media del 27% nell’Unione europea.
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Disoccupazione giovanile e femminile. Nonostante nel 2022 l’Italia sia tornata ai livelli occupazionali pre-pandemia, sussistono ancora significativi divari generazionali e di genere, in particolare nelle Regioni del Sud. Nel 2021, a livello nazionale, il tasso di occupazione giovanile si è attestato attorno al 41%, con 15 punti in meno della media europea, mentre nel Mezzogiorno è stato del 29,8%. Sono circa tre milioni i giovani under 35 Neet (Not in education, employment or training) che non lavorano né studiano, di cui 1,7 milioni sono donne e 1,6 milioni sono meridionali. Le donne, inoltre, sono spesso costrette a dimettersi per l’impossibilità di conciliare il lavoro con le attività di cura, situazione complicata dalla carenza di servizi nel Sud, sottolinea il Rapporto.
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Scuola disuguale. In ambito educativo il principale divario tra Nord e Sud riguarda l’offerta del tempo prolungato: nel Sud Italia, ad esempio, le scuole dell’infanzia offrono il tempo prolungato solo al 4,8% delle bambine e dei bambini. Per le scuole primarie la percentuale sale al 18,7%, un dato lontano dalla media nazionale del 48,5%. Il 79% degli alunni e delle alunne delle scuole primarie statali nel Mezzogiorno inoltre non beneficia di alcun servizio mensa e il 66% frequenta una scuola priva di palestre. Anche per quanto riguarda la dispersione scolastica sono evidenti le differenze territoriali: nel 2021 il tasso di abbandono nel Mezzogiorno è stato del 16,6% a fronte del 10,4% delle regioni del Centro-Nord.
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Un Paese sempre più anziano. Il Rapporto considera il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione come una delle sfide principali che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni. Nel 2070 tutto il Paese sarà meno popolato e più vecchio, con il Sud che da area più giovane diventerà la più invecchiata. Tra le cause, l’emigrazione verso il Nord: dal 2002 al 2020, ad esempio, sono state quasi due milioni e 500mila le persone che hanno lasciato il Sud Italia, di cui la metà sono giovani in molti casi laureati.
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Il Rapporto sottolinea quindi la necessità di introdurre misure di sostegno alla natalità e politiche attive del lavoro, in particolare per l’occupazione giovanile e femminile, per garantire la crescita del Paese. Occorre inoltre cogliere le opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dalla transizione ecologica e digitale che, se opportunamente indirizzate, possono contribuire allo sviluppo economico del Mezzogiorno.
Di Maddalena Binda
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