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	<title>#articoli_goal9 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Apr 2026 17:35:43 +0000</lastBuildDate>
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	<title>#articoli_goal9 Archivi - ASviS</title>
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		<title>Esg e finanza sostenibile: un percorso verso resilienza e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 17:35:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spinta da molteplici fattori, l’integrazione dei criteri Esg (Environmental, social, governance) nelle strategie finanziarie e aziendali è diventata una priorità strategica e un elemento centrale per affrontare le sfide globali.<br />
 L’urgenza climatica, con eventi estremi sempre più frequenti, ha evidenziato i limiti di un modello economico insostenibile, mentre la crescente attenzione verso diritti umani, parità…</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/esg-e-finanza-sostenibile-un-percorso-verso-resilienza-e-innovazione/">Esg e finanza sostenibile: un percorso verso resilienza e innovazione</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Spinta da molteplici fattori, <strong>l&rsquo;integrazione dei criteri Esg (Environmental, social, governance) nelle strategie finanziarie e aziendali</strong> &egrave; diventata una priorit&agrave; strategica e un elemento centrale per affrontare le sfide globali.</p>&#13;
<p>L&rsquo;urgenza climatica, con eventi estremi sempre pi&ugrave; frequenti, ha evidenziato i limiti di un modello economico insostenibile, mentre la crescente attenzione verso diritti umani, parit&agrave; di genere e governance etica sta trasformando le aspettative degli stakeholder.</p>&#13;
<p>Parallelamente, normative stringenti come il <strong>Sfdr</strong> (Sustainable finance disclosure regulation) e la <strong>Csrd</strong> (Corporate sustainability reporting directive) stanno imponendo trasparenza e responsabilit&agrave;, ridefinendo gli standard operativi e spingendo il settore verso una maggiore rendicontazione e coerenza.</p>&#13;
<p>Questi stimoli non derivano soltanto da pressioni normative, ma anche dalla consapevolezza che i criteri Esg rappresentano <strong>strumenti essenziali per identificare rischi, cogliere opportunit&agrave; e generare valore a lungo termine.</strong></p>&#13;
<p>Attori chiave del settore finanziario &ndash; assicurazioni, fondi pensione, fondazioni e Pmi &ndash; li stanno adottando per innovare, migliorare la reputazione e rafforzare la resilienza operativa. Come pilastro dell&rsquo;economia, <strong>il settore finanziario ha una responsabilit&agrave; unica e gioca un ruolo determinante nella transizione verso un&rsquo;economia sostenibile.</strong> La capacit&agrave; di allocare risorse, mitigare rischi e influenzare i mercati sar&agrave; cruciale per orientare il cambiamento.</p>&#13;
<p><span style="font-family: Open Sans, sans-serif; font-size: medium;">Questo approfondimento, basato su dati e considerazioni del&nbsp;</span><strong><a href="https://finanzasostenibile.it/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://finanzasostenibile.it&amp;source=gmail&amp;ust=1735129246761000&amp;usg=AOvVaw0pnlw7TSO0qL7MdaieBn2C">Forum per la Finanza Sostenibile</a></strong><span style="font-family: Open Sans, sans-serif; font-size: medium;">, offre una panoramica dettagliata sull&rsquo;integrazione dei criteri Esg nel settore finanziario, analizzando come assicurazioni, fondi pensione, fondazioni e Pmi stiano implementando pratiche sostenibili.&nbsp;</span><strong>L&rsquo;obiettivo &egrave; esplorare strategie adottate, benefici ottenuti e sfide aperte</strong>, fornendo strumenti utili per chi opera nel settore o desidera comprenderne le dinamiche future. L&rsquo;analisi si concentra su quattro ambiti chiave:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Assicurazioni</strong>: come prodotti e investimenti vengono ripensati per affrontare le sfide globali;</li>&#13;
<li><strong>Fondi pensione</strong>: l&rsquo;espansione delle politiche Esg e il loro ruolo nella gestione del rischio;</li>&#13;
<li><strong>Fondazioni</strong>: missioni orientate alla sostenibilit&agrave; e alla creazione di impatti positivi per le comunit&agrave;;</li>&#13;
<li><strong>Pmi</strong>: l&rsquo;adozione progressiva degli Esg come leva per crescita e innovazione.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p><strong><u>1 &#8211; Normative e pressioni internazionali </u></strong></p>&#13;
<p>La diffusione dei criteri Esg &egrave; fortemente sostenuta da normative internazionali progettate per rendere il <strong>mercato finanziario pi&ugrave; trasparente, responsabile e resiliente</strong>. Tra le principali regolamentazioni europee:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Sfdr (Sustainable finance disclosure regulation)</strong></li>&#13;
</ul>&#13;
<p>Entrato in vigore nel 2021, il <strong>Regolamento sulla divulgazione delle informazioni in materia di sostenibilit&agrave; nel settore dei servizi finanziari</strong> (Direttiva Ue 2019/2088) ha incrementato la trasparenza nell&rsquo;integrazione dei criteri Esg, obbligando istituzioni finanziarie e gestori di fondi a dichiarare come includono i rischi di sostenibilit&agrave; o, in alternativa, a giustificare la loro esclusione secondo il principio del &ldquo;<em>comply or explain</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>La normativa distingue i prodotti finanziari in tre categorie: quelli che non integrano criteri Esg (articolo 6), quelli che promuovono caratteristiche ambientali o sociali (articolo 8) e quelli con obiettivi di sostenibilit&agrave; misurabili (articolo 9). Questo sistema ha portato molti operatori a rivedere le proprie offerte per adeguarsi agli standard richiesti e alle nuove aspettative del mercato. La Sfdr ha trasformato il settore finanziario, responsabilizzando intermediari e consulenti, e rendendo la sostenibilit&agrave; un elemento centrale nelle strategie di investimento;</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Csrd (Corporate sustainability reporting directive)</strong></li>&#13;
</ul>&#13;
<p>La&nbsp;Csrd, entrata in vigore il 5 gennaio 2023 e recepita in Italia nel settembre 2024, sostituisce la precedente Nfrd. Questa direttiva estende progressivamente l&rsquo;obbligo di rendicontazione Esg a circa 50mila aziende europee, con l&rsquo;obiettivo di garantire maggiore trasparenza e orientare i flussi di capitale verso la sostenibilit&agrave;, in linea con il Green Deal europeo. Dal 2025 sar&agrave; obbligatorio per societ&agrave; quotate con oltre 500 dipendenti, 20 milioni di patrimonio netto o 40 milioni di ricavi netti, estendendosi nel 2026 a grandi imprese non quotate e nel 2029 a societ&agrave; extra-Ue con fatturato nell&rsquo;Unione superiore a 150 milioni di euro. L&rsquo;<strong>Efrag</strong>&nbsp;ha sviluppato gli&nbsp;<strong>Esrs</strong>&nbsp;(European sustainability reporting standards), standard tecnici per garantire coerenza e comparabilit&agrave; nella rendicontazione.<br />La Csrd si collega alla <strong>Csddd</strong>, che regola la sostenibilit&agrave; lungo le catene del valore, rafforzando la sostenibilit&agrave; come pilastro della governance aziendale.</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Eu Taxonomy</strong></li>&#13;
</ul>&#13;
<p>Entrata in vigore il 13 luglio 2020 con il Regolamento Ue 2020/852 e applicata dal 1&deg; gennaio 2024, la Tassonomia Europea fornisce un <strong>sistema di classificazione che definisce quali attivit&agrave; economiche possono essere considerate sostenibili</strong>. Basata su sei obiettivi ambientali &ndash; tra cui mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, economia circolare e protezione della biodiversit&agrave; &ndash; richiede che le attivit&agrave; rispettino il principio del &ldquo;<em>Do No Significant Harm</em>&rdquo; e le garanzie minime di salvaguardia sui diritti umani e del lavoro. La normativa guida gli investimenti verso progetti che favoriscono la transizione ecologica, aumentando trasparenza e uniformit&agrave;. Per il settore finanziario, ha imposto <strong>una revisione di prodotti e portafogli </strong>per allinearli ai criteri tecnici di sostenibilit&agrave;, stimolando trasparenza e reportistica dettagliata. La Tassonomia rafforza la fiducia degli investitori e promuove una sostenibilit&agrave; concreta, imponendo standard pi&ugrave; rigidi per misurare le performance Esg.</p>&#13;
<p>Anche fuori dall&rsquo;Europa, il panorama normativo sta evolvendo rapidamente. Negli Stati Uniti la Sec sta introducendo nuove regole per rafforzare la rendicontazione Esg, mentre iniziative globali come i Principi di Investimento Responsabile delle Nazioni unite (Un Pri) stanno promuovendo l&rsquo;integrazione degli Esg su scala mondiale. Questi sviluppi stanno ridefinendo il mercato finanziario, rendendo la sostenibilit&agrave; una condizione essenziale per attrarre investitori, garantire la conformit&agrave; normativa e mantenere la competitivit&agrave;.</p>&#13;
<p>La transizione in atto va <strong>oltre l&rsquo;adeguamento regolamentare</strong>, configurandosi come una vera e propria <strong>rivoluzione culturale</strong> che spinge il settore finanziario verso una maggiore responsabilit&agrave; e un impegno concreto per un futuro sostenibile.</p>&#13;
<p><strong><u>2 &#8211; Assicurazioni e integrazione strategica: governance e formazione interna sul tema Esg</u></strong></p>&#13;
<p>Le compagnie assicurative stanno assumendo un ruolo centrale nella transizione verso modelli sostenibili, integrando i criteri Esg nelle loro strategie di governance e operazioni quotidiane. <a href="https://finanzasostenibile.it/wp-content/uploads/2024/11/241107_FFS_CS_Assicurazioni_DEF.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Secondo il Forum per la Finanza Sostenibile</strong></a>, il 96% delle compagnie italiane ha istituito comitati o funzioni specifiche dedicate alla sostenibilit&agrave;, dimostrando un approccio sistematico nell&rsquo;affrontare le sfide ambientali, sociali e di governance.</p>&#13;
<p>Questo impegno si traduce in politiche aziendali strutturate: il 99% delle imprese include <strong>obiettivi Esg</strong> nei sistemi di remunerazione, allineando gli incentivi al raggiungimento di risultati sostenibili. Inoltre, il 98% delle compagnie ha avviato <strong>programmi di formazione</strong> interna per diffondere una cultura aziendale consapevole del valore strategico della sostenibilit&agrave;. Interventi che rafforzano indubbiamente la capacit&agrave; delle aziende di rispondere alle richieste degli stakeholder e contribuiscono a integrare la sostenibilit&agrave; in tutti i livelli dell&rsquo;organizzazione.</p>&#13;
<p><strong>2.1 &#8211; Politiche di investimento: i metodi utilizzati.</strong> Le compagnie assicurative, oltre a fornire polizze, sono investitori istituzionali di rilievo e hanno consolidato l&rsquo;adozione dei criteri Esg nei loro portafogli. Le politiche di investimento seguono diversi metodi:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Esclusioni</strong> (100%): esclusione di attivit&agrave; legate a settori controversi come combustibili fossili, armi e tabacco;</li>&#13;
<li><strong>Engagement</strong> (86%): dialogo attivo con le aziende partecipate per promuovere comportamenti sostenibili;</li>&#13;
<li><strong>Approccio tematico</strong> (76%): investimenti mirati in energie rinnovabili, infrastrutture sostenibili e innovazione tecnologica;</li>&#13;
<li><strong>Best in class</strong> (79%): selezione di aziende con prestazioni Esg superiori ai competitor del settore;</li>&#13;
<li><strong>Politiche di disinvestimento</strong> (73%): riduzione graduale delle esposizioni in settori non allineati agli obiettivi di sostenibilit&agrave;.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p>Un focus specifico &egrave; rivolto alla <strong>decarbonizzazione</strong>: il 98% delle compagnie misura l&rsquo;impronta di carbonio del proprio portafoglio, con l&rsquo;obiettivo di ridurre le emissioni (88%) e affrontare i rischi legati al cambiamento climatico, come quelli associati alla transizione energetica.</p>&#13;
<p><strong>2.2 &#8211; Innovazioni nei prodotti assicurativi: esempi concreti.</strong> Le assicurazioni stanno trasformando la propria offerta per rispondere alle sfide globali. Tra le innovazioni pi&ugrave; rilevanti vi sono le <strong>polizze per i rischi climatici</strong>, che proteggono da eventi come inondazioni, siccit&agrave; e uragani, incentivando al contempo comportamenti virtuosi come l&rsquo;adozione di tecnologie per l&rsquo;efficienza energetica.</p>&#13;
<p>Si registra anche un incremento dei <strong>prodotti dedicati all&rsquo;inclusione assicurativa</strong>, volti a migliorare l&rsquo;accesso a polizze per categorie vulnerabili o per progetti legati allo sviluppo locale sostenibile, con il 65% delle compagnie attivamente impegnate in quest&rsquo;area. <br />Parallelamente, molte compagnie applicano <strong>restrizioni nelle offerte per settori ad alto rischio Esg</strong>, come l&rsquo;estrazione di combustibili fossili e la produzione di armi, con il 92% che implementa politiche di limitazione in questi ambiti.</p>&#13;
<p><strong>2.3 &#8211; Proiezioni future.</strong> Nel prossimo futuro, le compagnie assicurative continueranno a spostare risorse verso settori chiave della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile. Si prevede una <strong>maggiore attenzione a coperture innovative per rischi emergenti</strong>, come la tutela della biodiversit&agrave; e la gestione delle risorse idriche, accanto allo sviluppo di prodotti modulari che uniscano coperture Esg a vantaggi economici per i clienti pi&ugrave; virtuosi.<br />Inoltre, si rafforzeranno le <strong>partnership con enti pubblici e privati</strong> per accelerare la transizione verso un&rsquo;economia resiliente, con le assicurazioni destinate a giocare un ruolo strategico nella mitigazione dei rischi e nell&rsquo;allocazione di risorse per un futuro sostenibile.</p>&#13;
<p><strong><u>3 &#8211; Fondazioni di origine bancaria</u></strong></p>&#13;
<p>Le Fondazioni di origine bancaria continuano a essere attori centrali nella promozione della sostenibilit&agrave;. Nel 2024, 31 Fondazioni hanno adottato approcci Esg, un incremento rispetto alle 29 dell&rsquo;anno precedente, segno di un impegno crescente verso una gestione responsabile degli investimenti. Trasformazione &egrave; guidata da due obiettivi principali:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>mitigare i rischi Esg</strong>, con il 64% delle Fondazioni che tiene conto di fattori come cambiamento climatico e inquinamento, proteggendo cos&igrave; il valore degli investimenti;</li>&#13;
<li><strong>contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)</strong>, con dodici enti che includono gli SDGs nelle strategie, concentrandosi sul Goal 13 relativo alla lotta contro il cambiamento climatico.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p>Le Fondazioni misurano sempre pi&ugrave; spesso gli impatti diretti e indiretti delle loro attivit&agrave;, affrontando temi come la <strong>gestione delle emissioni dirette e indirette (Scope 1, 2 e 3)</strong>, oltre a <strong>indicatori sociali come inclusione, biodiversit&agrave; e catena del valore</strong>, in linea con gli standard internazionali.</p>&#13;
<p><strong>3.1 &#8211; Investimenti a impatto: rigenerazione urbana, sviluppo locale, housing sociale. </strong>Le Fondazioni di origine bancaria si distinguono per l&rsquo;adozione di investimenti correlati alla missione, che combinano obiettivi istituzionali e sostenibilit&agrave;.<br />L&rsquo;84% degli enti attivi in ambito Esg prevede di aumentare il proprio impegno in progetti di rigenerazione urbana, sviluppo locale ed edilizia sociale. <strong>La riqualificazione delle citt&agrave; e delle aree dismesse</strong>, in cui 21 Fondazioni sono gi&agrave; attive, mira a promuovere la sostenibilit&agrave; ambientale e migliorare le condizioni di vita e crea nuovi posti di lavoro.</p>&#13;
<p>Parallelamente, 16 Fondazioni investono in <strong>programmi di housing sociale</strong>, garantendo abitazioni accessibili a fasce vulnerabili della popolazione. Questi interventi aiutano a ridurre le disuguaglianze e favoriscono un accesso equo alle risorse abitative.<br />Inoltre, 14 enti <strong>finanziano progetti educativi</strong> per sviluppare competenze professionali e digitali, rispondendo ai trend globali di innovazione tecnologica e sostenibilit&agrave;. <strong>Investimenti in economia circolare e mobilit&agrave; sostenibile</strong> stanno crescendo, confermando un impegno concreto per affrontare le sfide globali con soluzioni tangibili.</p>&#13;
<p><strong>3.2 &#8211; Sfide e opportunit&agrave;: come stanno evolvendo i criteri adottati. </strong>Nonostante i progressi significativi, le Fondazioni di origine bancaria devono affrontare sfide complesse nell&rsquo;adozione e nell&rsquo;applicazione dei criteri Esg. La gestione di rischi sofisticati, come la perdita di biodiversit&agrave; o i problemi legati alla catena di fornitura globale, richiede lo <strong>sviluppo di metodologie avanzate</strong>. L&rsquo;<strong>assenza di standard uniformi </strong>nella rendicontazione Esg rappresenta un ulteriore ostacolo, che limita la comparabilit&agrave; delle performance e aumenta la complessit&agrave; operativa.</p>&#13;
<p>La <strong>carenza di competenze interne specializzate</strong> &egrave; un&rsquo;altra criticit&agrave; per molte Fondazioni, che spesso si affidano ad advisor esterni per guidare le decisioni strategiche.<br />Queste sfide rappresentano ovviamente anche opportunit&agrave; per innovare. L&rsquo;adozione crescente di strumenti come il <em>best in class</em> e l&rsquo;<em>impact investing</em> consente di massimizzare i ritorni sociali e ambientali, mantenendo al contempo obiettivi finanziari.</p>&#13;
<p>Le partnership con enti pubblici e privati amplificano inoltre l&rsquo;impatto degli investimenti, consentendo accesso a risorse e know-how cruciali per progetti ambiziosi. Con un impegno costante verso gli SDG e l&rsquo;adozione di soluzioni innovative, le Fondazioni riescono ad affermarsi come modelli di gestione sostenibile, contribuendo attivamente a una societ&agrave; pi&ugrave; equa e resiliente.</p>&#13;
<p><strong><u>4 &#8211; Fondi pensione e previdenza complementare</u></strong></p>&#13;
<p>Il settore dei fondi pensione e della previdenza complementare mostra un&rsquo;adozione significativa dei criteri Esg, riflettendo una crescente attenzione verso la sostenibilit&agrave;.<br />Nel 2024, <strong>l&rsquo;80% dei piani previdenziali &ndash; pari a 79 fondi &ndash; ha integrato criteri Esg nelle politiche di investimento</strong>, un incremento rispetto ai 76 dell&rsquo;anno precedente.</p>&#13;
<p>Il 67% dei fondi ha esteso l&rsquo;integrazione Esg alla quasi totalit&agrave; del patrimonio gestito, con 16 piani che adottano un approccio Esg su tutti gli investimenti.<br />Il 43% misura l&rsquo;impronta di carbonio del proprio portafoglio, evidenziando la volont&agrave; di ridurre le emissioni e gestire i rischi climatici. <strong>Sistemi di rendicontazione avanzati e processi di verifica esterni garantiscono trasparenza e allineamento con standard internazionali</strong>, sostenuti da consulenti specializzati e provider di dati Esg.</p>&#13;
<p><strong>4.1 &#8211; Obiettivi futuri: neutralit&agrave; climatica e gestione dei rischi finanziari. </strong>I fondi pensione sono sempre pi&ugrave; consapevoli del loro ruolo cruciale nella transizione verso un&rsquo;economia sostenibile. Sono 19 i piani che hanno integrato politiche per raggiungere la neutralit&agrave; climatica e molti stanno adottando strategie per <strong>ridurre progressivamente l&rsquo;esposizione ai settori pi&ugrave; inquinanti</strong>, <strong>favorendo investimenti in energie rinnovabili e economia circolare</strong>.<strong><br /></strong>Oltre a mitigare i rischi climatici legati a eventi estremi e normative, <strong>i fondi affrontano sfide reputazionali e rischi di greenwashing</strong>, con un focus crescente su trasparenza e verificabilit&agrave;. Normative come Sfdr e Csrd sostengono questo percorso, promuovendo l&rsquo;integrazione Esg nella pianificazione di lungo periodo e allineando i fondi agli obiettivi climatici globali.</p>&#13;
<p><strong>4.2 &#8211; Ruolo dei gestori finanziari: selezione e monitoraggio delle politiche Esg. </strong>Il successo delle strategie Esg nei fondi pensione dipende fortemente dai gestori finanziari, incaricati di selezionare e monitorare gli investimenti. I fondi richiedono che i gestori dimostrino competenze specifiche nell&rsquo;integrazione Esg, supportate da <strong>team dedicati e strategie coerenti</strong> con principi di sostenibilit&agrave; dichiarati.<strong><br /></strong>Attraverso strumenti di analisi avanzata, i fondi valutano periodicamente l&rsquo;efficacia delle strategie Esg, monitorando titoli in portafoglio, conformit&agrave; ai criteri di esclusione e progressi verso obiettivi climatici. <strong>Le partnership con advisor specializzati</strong> rafforzano la capacit&agrave; di misurare gli impatti ambientali, sociali e di governance e di integrare questi parametri nei portafogli.</p>&#13;
<p>&nbsp;<strong><u>5 &#8211; Pmi e transizione sostenibile</u></strong></p>&#13;
<p>Le piccole e medie imprese (Pmi), che rappresentano la spina dorsale dell&rsquo;economia italiana, stanno mostrando un interesse crescente verso i criteri Esg.<br />Nel 2024, il 62% delle Pmi ha dichiarato di prestare maggiore attenzione agli aspetti di sostenibilit&agrave;, rispetto al 52% dell&rsquo;anno precedente.<br />Tra <strong>i settori pi&ugrave; attivi nell&rsquo;adozione degli Esg</strong> troviamo:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>manifatturiero</strong>, con aziende che migliorano l&rsquo;efficienza energetica e riducono le emissioni di carbonio grazie a processi innovativi;</li>&#13;
<li><strong>agroalimentare</strong>, dove cresce l&rsquo;impegno verso filiere sostenibili, riduzione degli sprechi e pratiche agricole responsabili;</li>&#13;
<li><strong>tecnologia e innovazione</strong>, con il settore IT e le startup green che integrano rapidamente tecnologie sostenibili, affermandosi come leader in questo ambito.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p>Una <strong>trasformazione guidata principalmente dalle richieste degli stakeholder</strong>, in particolare clienti, fornitori e banche, che spingono le Pmi a intraprendere percorsi di sostenibilit&agrave; per soddisfare nuove aspettative di mercato.</p>&#13;
<p><strong>5.1 &#8211; Vantaggi e barriere nell&rsquo;adozione dei criteri Esg. </strong>L&rsquo;adozione dei criteri Esg offre numerosi vantaggi tangibili alle Pmi. Le imprese che integrano pratiche sostenibili <strong>migliorano la propria reputazione, rafforzando la fiducia degli stakeholder e attraggono nuovi clienti e investitori.</strong> Molte aziende registrano inoltre una <strong>maggiore efficienza energetica</strong>, con conseguente <strong>riduzione dei costi operativi</strong>, e beneficiano di un accesso pi&ugrave; agevole a <strong>finanziamenti agevolati e investimenti privati.</strong></p>&#13;
<p>Rimangono tuttavia evidenti significative barriere. I <strong>costi iniziali</strong> rappresentano un ostacolo rilevante per il 48% delle imprese, che devono affrontare spese legate a tecnologie, formazione e adeguamenti normativi. Anche la <strong>burocrazia complessa</strong>, indicata dal 46% delle Pmi, costituisce un freno, insieme alla <strong>scarsa conoscenza degli strumenti Esg</strong>, lamentata dal 33% delle aziende. Questi fattori evidenziano la necessit&agrave; di un supporto pi&ugrave; strutturato per superare le difficolt&agrave; e cogliere le opportunit&agrave; offerte dalla sostenibilit&agrave;.</p>&#13;
<p><strong>5.2 &#8211; Soluzioni per il futuro: educazione, accesso agli strumenti Esg e supporto istituzionale. </strong>Per accelerare l&rsquo;adozione degli Esg, &egrave; cruciale fornire alle Pmi <strong>strumenti concreti</strong> e supporto mirato. L&rsquo;educazione e la formazione rappresentano un elemento centrale per diffondere una cultura aziendale consapevole dei vantaggi strategici della sostenibilit&agrave;.<br />Le imprese devono essere aiutate a <strong>sviluppare competenze interne specifiche</strong>, come la rendicontazione Esg e l&rsquo;analisi dei rischi ambientali, attraverso programmi di formazione e sensibilizzazione.</p>&#13;
<p>&Egrave; necessario <strong>semplificare</strong> parallelamente l&rsquo;accesso agli strumenti finanziari legati alla sostenibilit&agrave;. Procedure pi&ugrave; snelle, fondi dedicati e linee di credito vincolate a obiettivi Esg possono ridurre il peso economico per le Pmi, consentendo loro di investire in soluzioni innovative senza gravare sui bilanci. Il <strong>microcredito</strong>, gi&agrave; adottato dal 16% delle imprese, pu&ograve; essere potenziato per raggiungere le realt&agrave; pi&ugrave; piccole.</p>&#13;
<p>Infine, <strong>il supporto istituzionale</strong> gioca un ruolo essenziale. Partnership pubblico-private e incentivi fiscali mirati sono strumenti efficaci per creare un ecosistema favorevole alla transizione sostenibile. Una piattaforma centralizzata che raccolga informazioni su finanziamenti, opportunit&agrave; e best practice potrebbe ulteriormente agevolare le imprese, rendendo pi&ugrave; accessibili le risorse necessarie.<br />Le Pmi che sapranno cogliere queste opportunit&agrave; avranno modo di rafforzare la propria resilienza e competitivit&agrave;, e contribuiranno a trasformare il tessuto economico italiano, rendendolo pi&ugrave; inclusivo e sostenibile.</p>&#13;
<p><strong><u>7 &#8211; Conclusioni e raccomandazioni</u></strong></p>&#13;
<p>Il settore finanziario converge sempre pi&ugrave; verso l&rsquo;integrazione dei criteri Esg come pilastro delle strategie operative e di investimento. Assicurazioni, fondi pensione, fondazioni di origine bancaria e Pmi hanno avviato percorsi strutturati per affrontare le sfide della sostenibilit&agrave;, dimostrando che <strong>l&rsquo;adozione degli Esg &egrave; ormai indispensabile per garantire competitivit&agrave; e resilienza</strong>. Per consolidare questi progressi e accelerare la transizione, ciascun settore deve adottare strategie mirate.</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Assicurazioni</strong>: leader nella transizione Esg, stanno rinnovando governance e prodotti per affrontare rischi climatici e sociali, investendo in tecnologie digitali e sensibilizzando i clienti sull&rsquo;importanza della sostenibilit&agrave;. &Egrave; essenziale rafforzare l&rsquo;integrazione Esg nelle politiche di rischio e sviluppare soluzioni innovative per rispondere alle sfide climatiche emergenti.</li>&#13;
<li><strong>Fondi pensione</strong>: impegnati nella decarbonizzazione, combinano strategie innovative come l&rsquo;impact investing con obiettivi di neutralit&agrave; climatica, rafforzando fiducia e rendimenti sostenibili. Per realizzare pienamente questi obiettivi, devono perseguire target net-zero con piani verificabili e promuovere la trasparenza per attrarre iscritti e investitori sempre pi&ugrave; attenti ai criteri Esg.</li>&#13;
<li><strong>Fondazioni di origine bancaria</strong>: attraverso investimenti mirati alla rigenerazione urbana, all&rsquo;housing sociale e all&rsquo;educazione, uniscono impatti sociali e ambientali a una gestione responsabile dei patrimoni. Devono ampliare l&rsquo;uso di metriche avanzate per misurare risultati e rafforzare le partnership strategiche per massimizzare l&rsquo;efficacia delle loro azioni.</li>&#13;
<li><strong>Pmi</strong>: nonostante barriere economiche e normative, stanno riconoscendo il valore degli Esg per migliorare reputazione, efficienza e accesso al capitale. &Egrave; cruciale fornire incentivi mirati, supporto istituzionale e semplificazione burocratica per facilitare l&rsquo;accesso a strumenti Esg e favorire l&rsquo;attuazione di pratiche sostenibili.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p><strong>6.1 &#8211; Prospettive a lungo termine: l&rsquo;evoluzione attesa del settore finanziario in ottica Esg. </strong>La finanza sostenibile si sta rapidamente evolvendo da scelta strategica a standard imprescindibile per il settore finanziario. Nel lungo termine, ci si attende una progressiva standardizzazione globale delle normative Esg, guidata da regolamenti armonizzati a livello europeo e internazionale. Questo allineamento normativo garantir&agrave; una maggiore trasparenza e integrit&agrave; nelle pratiche aziendali, agevolando la comparabilit&agrave; tra imprese e settori.</p>&#13;
<p><strong>La tecnologia giocher&agrave; un ruolo decisivo</strong>: strumenti come l&rsquo;intelligenza artificiale e i big data saranno sempre pi&ugrave; utilizzati per analizzare rischi Esg complessi e migliorare la rendicontazione. Questi strumenti non solo faciliteranno il monitoraggio delle performance, ma consentiranno anche previsioni pi&ugrave; accurate sugli impatti a lungo termine delle decisioni finanziarie.</p>&#13;
<p>Gli investimenti tematici continueranno a crescere, attirando capitali verso settori chiave della sostenibilit&agrave; come energie rinnovabili, mobilit&agrave; sostenibile e protezione della biodiversit&agrave;. In parallelo, il ruolo degli stakeholder si rafforzer&agrave; ulteriormente, con consumatori e investitori che eserciteranno una pressione crescente sulle imprese per dimostrare un impegno autentico e misurabile verso la sostenibilit&agrave;.</p>&#13;
<p>In questo contesto, la finanza non si limiter&agrave; a misurare e mitigare rischi, ma diventer&agrave; un catalizzatore attivo per il cambiamento, orientando risorse verso progetti e settori che favoriscano un impatto positivo su societ&agrave; e ambiente. La convergenza tra rendimento finanziario e sostenibilit&agrave; trasformer&agrave; il sistema economico, rendendolo un motore per il benessere collettivo e la resilienza globale.</p>&#13;
<p><strong>Per approfondimenti: <a href="https://finanzasostenibile.it/ricerca/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://finanzasostenibile.it/ricerca/&amp;source=gmail&amp;ust=1735129246778000&amp;usg=AOvVaw1gWNVNbyBEuQ4B8-muq1KM">https://<wbr />finanzasostenibile.it/ricerca/</a></strong></p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.&nbsp;</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/esg-e-finanza-sostenibile-un-percorso-verso-resilienza-e-innovazione/">Esg e finanza sostenibile: un percorso verso resilienza e innovazione</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Aumentare il benessere dei dipendenti è la soluzione di molti problemi sociali</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/aumentare-il-benessere-dei-dipendenti-e-la-soluzione-di-molti-problemi-sociali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:17:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal3]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal8]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I segnali di tensione si stanno aggravando, senza indizi di rimedi. Parliamo della crescita delle tensioni sociali, a seguito dell’aumento delle contrapposizioni. Le variabili innescanti hanno a che fare con la delusione delle proprie prospettive di benessere, e con il conseguente aumento della centratura della propria esistenza su di sé. Ne consegue una sorta di…</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/aumentare-il-benessere-dei-dipendenti-e-la-soluzione-di-molti-problemi-sociali/">Aumentare il benessere dei dipendenti è la soluzione di molti problemi sociali</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">I segnali di tensione si stanno aggravando, senza indizi di rimedi. Parliamo della <strong>crescita delle tensioni sociali</strong>, a seguito dell&rsquo;aumento delle contrapposizioni. Le variabili innescanti hanno a che fare con la delusione delle proprie <strong>prospettive di benessere</strong>, e con il conseguente aumento della centratura della propria esistenza su di s&eacute;. Ne consegue una sorta di naturale contrapposizione con gli altri. E tanto pi&ugrave; le attese di benessere non sono soddisfatte, anzi, tanto pi&ugrave; gli egocentrismi aumentano, e l&rsquo;etica ed il rispetto e le relazionalit&agrave; positive si contraggono.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ci siamo pi&ugrave; volte occupati di questo tema. Ricordiamo brevemente gli <strong>elementi innescanti</strong>:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li>In questi ultimi tre lustri, con forte progressione la grande maggioranza delle <strong>giovani generazioni </strong>che sono entrate nell&rsquo;adultit&agrave;, hanno decisamente pi&ugrave; studiato che in passato: nella quasi totalit&agrave; hanno acquisito un&rsquo;istruzione medio-superiore; ben pochi, per&ograve;, si sono laureati;</li>&#13;
<li>Quindi <strong>individui cresciuti culturalmente</strong>, e con forte desiderio di protagonismo e di partecipazione; con massima centratura su di s&eacute;: avendo interrotto la formazione culturale, la componente dell&rsquo;etica, e del rispetto degli altri &ndash; <em>frutto della cultura</em> &#8211; non si &egrave; pi&ugrave; di tanto sviluppata;</li>&#13;
<li>Ma contemporaneamente <strong>il contesto economico ha avuto progressivi problemi</strong> &#8211; <em>innescati dalla globalizzazione, e dalle ripetute crisi finanziarie</em> &ndash; e buona parte di queste <strong>nuove generazioni sono &ldquo;cadute&rdquo; nel precariato</strong>, con elevata perdita di percezione di benessere rispetto alle attese. Forti delusioni, rispetto alle aspettative di protagonismo, che ha provocato &ndash; <em>come si &egrave; accennato</em> &#8211; arrabbiature, centrature su di s&eacute;, populismo, contrapposizioni;</li>&#13;
<li>E stante la continuit&agrave; di queste problematiche, la progressiva contrazione della percezione di benessere e l&rsquo;aumento della centratura su di s&eacute; hanno provocato un <strong>distacco progressivo anche verso tutte le problematiche della Sostenibilit&agrave; (del futuro degli &ldquo;altri&rdquo; non si ha interesse).</strong></li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Situazione sociale non accettabile</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il progressivo distacco da tutte le problematiche di sostenibilit&agrave; non &egrave; ovviamente accettabile: all&rsquo;interno dei segmenti che hanno attivismo sociale, ormai la maggioranza sta assumendo questa posizione di allontanamento da queste problematiche sociali. Problematiche che hanno a che fare peraltro un po&rsquo; con tutti gli <strong>Obiettivi dell&rsquo;Agenda 2030</strong>, sia connessi con l&rsquo;ambiente, che con il rispetto degli altri, le problematiche di inclusione, di aiuto. Tutti temi che hanno a che fare con la vita futura. In altri termini: siamo di fronte a una situazione non accettabile.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Quello che <strong>preoccupa &egrave; che nessuna entit&agrave; pubblica sta facendo diagnosi di questa situazione</strong>, e quindi nessuno si sta preoccupando delle conseguenze.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Si osserva che sul tema della sostenibilit&agrave; sono state poste alle aziende produttrici delle regole da rispettare, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze per l&rsquo;ambiente. Ma quand&rsquo;anche tutte le aziende si comportassero bene, se la maggioranza degli individui consumatori avesse &ndash; <em>come in effetti ha</em> &ndash; atteggiamenti di noncuranza, a seguito della centratura su di s&eacute; per disagi da assenza di percezione soddisfacente di benessere, <strong>i problemi certamente non verrebbero risolti</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema economico e la percezione di benessere (nel contesto sia lavorativo che privato)</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Quindi il problema da risolvere ha a che fare con la <strong>percezione di benessere</strong>: fare in modo che si percepisca una soddisfazione crescente.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Nei confronti del sistema economico c&rsquo;&egrave; una forte attesa di aiuti per una soluzione di questo tipo. In effetti non ci si aspetta altro che le aziende &#8211; <em>oltre a fare bene il loro classico mestiere di far bene prodotti e servizi</em>, <em>a prezzi corretti </em>&ndash; si assumano aggiuntivamente della <strong>responsabilit&agrave; sociale</strong>, per trovare soluzioni di rimedio a questi problemi. Non si vedono altre soluzioni.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ed in effetti fra le varie attese,<strong> </strong>quella pi&ugrave; elevata &egrave; che le<strong> aziende si pongano l&rsquo;obiettivo di promuovere e mantenere il pi&ugrave; alto grado di benessere fisico, psicologico e sociale dei propri dipendenti.</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>L&rsquo;occuparsi del benessere dei propri dipendenti</strong>, in tutte le manifestazioni della propria esistenza, <strong>private e professionali</strong>, &egrave; in realt&agrave; il metodo pi&ugrave; efficace per raggiungere i <strong>due obiettivi fondamentali</strong>:</p>&#13;
<ol style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong>Avere dei ritorni professionali particolarmente interessanti per l&rsquo;azienda, </strong>sia per l&rsquo;incremento della formazione, sia per la gratitudine per l&rsquo;investimento;</li>&#13;
<li><strong> </strong>Fare in modo che i dipendenti percepiscano un <strong>significativo incremento del proprio benessere</strong> nella propria vita complessiva, non solo professionale, ed assumano un atteggiamento sociale meno egocentrico, e pi&ugrave; etico. <strong>Di conseguenza, con atteggiamenti decisamente pi&ugrave; disponibili verso le problematiche della sostenibilit&agrave;.</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p style="text-align: justify;">Nell&rsquo;occuparsi del benessere dei propri dipendenti, si deve tenere conto dell&rsquo;insieme di tutte le manifestazioni della propria esistenza: il <strong>benessere fisico</strong>, quello <strong>relazionale</strong>, quello <strong>economico</strong>, quello <strong>professionale</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Per raggiungere quindi il <strong>benessere complessivo</strong> &ndash; <em>che &egrave; quello che conta</em> &ndash; bisogna agire in tutte le direzioni, e verificare poi gli esiti degli interventi di sostegno posti in atto.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal punto di vista operativo</strong> si deve procedere in due momenti, <strong><u>uno ex ante </u></strong>ed <strong><u>uno post </u></strong>rispetto agli interventi:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong><u>Ex ante</u></strong>: prima dell&rsquo;avvio degli interventi &egrave; necessario fare una corretta diagnosi dello <em>&ldquo;status quo&rdquo;</em> di ogni individuo, su tutte le aree tematiche che hanno un potenziale attivismo nel determinare il benessere. Si tratta ovviamente di analizzare per ciascuno <strong>la posizione verso tutti gli ingredienti che hanno a che fare con l&rsquo;area professionale;</strong> <strong>ma anche di esaminare la posizione verso tutte le aree che hanno a che fare con la vita privata</strong>. E ci&ograve; per due ovvi motivi:</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#8211; Per <strong>ottimalizzare tutte le aree di intervento</strong> destinate all&rsquo;obiettivo di benessere complessivo, <strong>professionali </strong>e <strong>connesse a tutti gli aspetti attivi della vita privata;</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8211; </strong>Per fare una corretta misurazione &#8211; <strong>attraverso una ricerca</strong> -, ed avere una affidabile valutazione del punto di partenza, prima dell&rsquo;avvio degli interventi (per poi fare confronti).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong><u>Post</u></strong>: dopo un periodo sufficientemente prolungato di interventi, &egrave; necessario fare una verifica dello status raggiunto, conducendo la stessa analisi fatta ex ante (<strong>ricerca identica</strong>), su entrambe le aree analizzate, quella professionale, e quella cosiddetta &ldquo;privata&rdquo; (e fare confronti).</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">Le variabili da analizzare possono ovviamente essere diverse da azienda ad azienda:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong>Per le variabili professionali</strong>: in dipendenza del settore, delle dimensioni dell&rsquo;azienda, dei ruoli dell&rsquo;individuo, della sua anzianit&agrave; professionale, della localit&agrave; geografica;</li>&#13;
<li><strong>Per le variabili &ldquo;private&rdquo;</strong>: in dipendenza dell&rsquo;et&agrave;, della cultura, dello status familiare (ma anche del settore aziendale, delle dimensioni aziendali, del ruolo, della distanza dall&rsquo;Azienda in cui lavora&hellip;).</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/aumentare-il-benessere-dei-dipendenti-e-la-soluzione-di-molti-problemi-sociali/">Aumentare il benessere dei dipendenti è la soluzione di molti problemi sociali</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<title>Una transizione duale e sinergica: digitale e sostenibilità</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/una-transizione-duale-e-sinergica-digitale-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 21:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi più che mai è attuale il tema della twin transformation, come le tecnologie digitali possono supportare la sviluppo sostenibile in ottica ambientale.<br />
 Ma cosa succede se approfondiamo il legame tra digitale e sostenibilità? In che modo il digitale può contribuire alla causa della sostenibilità ambientale? Con questo libro si è cercato di rispondere concretamente…</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/una-transizione-duale-e-sinergica-digitale-e-sostenibilita/">Una transizione duale e sinergica: digitale e sostenibilità</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Oggi pi&ugrave; che mai &egrave; attuale il tema della <em>twin transformation</em>, come le tecnologie digitali possono supportare la sviluppo sostenibile in ottica ambientale.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ma cosa succede se approfondiamo il legame tra digitale e sostenibilit&agrave;? In che modo il digitale pu&ograve; contribuire alla causa della sostenibilit&agrave; ambientale? Con questo libro si &egrave; cercato di rispondere concretamente a questa domanda. Come dichiara il titolo &ldquo;<strong>Verde e digitale. In viaggio tra sostenibilit&agrave;, innovazione e competitivit&agrave;</strong><em>&rdquo;</em>, si &egrave; inteso approfondire il contributo delle tecnologie digitali alla sostenibilit&agrave; ambientale, nelle sue dimensioni primarie di transizione energetica, economia circolare e preservazione del capitale naturale, che rientrano nel binomio pi&ugrave; generale tecnologia-sostenibilit&agrave;, comunemente indicato come Tech4Good.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>L&rsquo;innovazione, diffusa e quotidiana, &egrave; il filo conduttore che lega il digitale e la sostenibilit&agrave;</strong>, e determina la competitivit&agrave; delle aziende che li inglobano a pieno titolo nella loro strategia, facendo in modo che l&rsquo;ottenimento del vantaggio sul mercato sia complementare alla creazione di valore condiviso per la comunit&agrave;, il territorio e l&rsquo;ecosistema in cui opera l&rsquo;azienda. &Egrave; il nuovo modo di essere concorrenziali, preservando il valore sul lungo termine.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Perch&eacute; &ldquo;in viaggio&rdquo;?</strong> Primo, perch&eacute; &egrave; un percorso, una trasformazione, una transizione, e anche questo libro &egrave; partito da un&rsquo;idea e si &egrave; arricchito nel tempo, con la lettura di testi e articoli, con l&rsquo;incontro con molte aziende &ndash; dalle corporation alle start up &ndash; dalle quali abbiamo tratto molti insegnamenti che speriamo di aver efficacemente trasmesso in questo libro. Secondo, perch&eacute; digitale e sostenibilit&agrave; sono sempre in movimento, e producono continuamente nuove opportunit&agrave;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Il libro ha un orientamento prevalente manageriale</strong>, non &egrave; un libro &#8220;tecnologico&#8221;. Il testo &egrave; sviluppato secondo una prospettiva aziendale, ma non &egrave; scritto come un manuale: sono &ldquo;appunti di viaggio&rdquo; per chi vuole affrontare o sta affrontando un percorso di <em>digital business transformation</em&gt;; si alternano considerazioni teoriche e un approccio pragmatico costituito da oltre 200 casi realizzativi e sei <em>case history</em> di eccellenze italiane, con l&rsquo;obiettivo di fornire indicazioni, spunti, esperienze e numerose fonti bibliografiche.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il primo capitolo &ldquo;<strong>La sostenibilit&agrave; nella prospettiva dello <em>strategic management</em></strong>&rdquo; ha l&rsquo;obiettivo di chiarire <strong>la valenza strategica e il valore competitivo della sostenibilit&agrave; nell&rsquo;ottica delle imprese.</strong> Imprese che operano costantemente in un mercato concorrenziale e in uno specifico contesto sociale, politico e istituzionale, evidenziandone i legami ed esplicitando il ruolo centrale dell&rsquo;innovazione (sono inseriti nella trattazione sia riferimenti della letteratura di settore sia esempi concreti di aziende virtuose).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">In particolare si affronta il tema della sostenibilit&agrave; ambientale nell&rsquo;ottica dello sviluppo sostenibile promuovendo protocolli orientati alla valorizzazione e all&rsquo;inclusione del capitale naturale nelle decisioni di business secondo <strong>un approccio integrato dei capitali naturale, umano, sociale, prodotto e una visione di sistema</strong>. E viene sottolineato come le aziende sempre pi&ugrave; introducono gli Obiettivi di sviluppo sostenibile nella loro mission e i Paesi sviluppano piani di azione coerenti, come il Pnrr. Il capitolo si concentra quindi sull&rsquo;impostazione della strategia aziendale secondo il modello del &ldquo;valore condiviso&rdquo; di <strong>M.E. Porter</strong> che prevede una strategia integrata di business, contraddistinta da una forte polarizzazione sul territorio e da una collaborazione con le realt&agrave; locali quali comunit&agrave;, associazioni ed enti istituzionali (stakeholder): ambiente, sociale e impegno etico si intrecciano in modo sinergico con la logica della remunerazione degli azionisti (shareholder). In continuit&agrave; con il modello di Porter, <strong>viene identificato nel ciclo di innovazione continua il motore per lo sviluppo sostenibile e la creazione di valore.</strong> Si delinea un nuovo tipo di azienda &ndash; aperta e ibrida &ndash; organizzata a rete in cui la catena del valore non &egrave; circoscritta ai confini aziendali, ma inserita in un campo ampio e mutevole che si collega ad altre catene del valore con una matrice mista pubblico/privato, profit/non profit, dimensioni large/small, produttore/consumatore.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il secondo capitolo &ldquo;<strong>Tecnologie digitali, intelligenza artificiale, sostenibilit&agrave; e Pnrr: perch&eacute; insieme?&rdquo; </strong>ha l&rsquo;obiettivo di identificare i motivi per cui le tecnologie digitali hanno un ruolo cos&igrave; rilevante e sinergico per la sostenibilit&agrave;, partendo da una doverosa introduzione su ci&ograve; che si intende per tecnologie digitali.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">In particolare il capitolo descrive inizialmente le tecnologie digitali oggetto dell&rsquo;analisi in modo da capire le finalit&agrave; e le funzionalit&agrave; fondamentali per la sostenibilit&agrave; ambientale, identificando <strong>sei cluster di soluzioni digitali</strong> &ndash; corredati dai relativi fattori abilitanti e livelli di adozione: prevale nella narrazione una vista integrata delle diverse tecnologie digitali come &ldquo;<em>digital transfomation</em>&rdquo; che traguarda un cambiamento del &ldquo;senso&rdquo; delle attivit&agrave; e del modello di business coerente con le linee guida della sostenibilit&agrave;, quindi non come semplice &ldquo;digitalizzazione&rdquo; di attivit&agrave;. Data la sempre maggiore rilevanza assunta dall&rsquo;<strong>Intelligenza Artificiale</strong>, &egrave; stato dedicato un approfondimento specifico a tale tecnologia per illustrarne caratteristiche essenziali, opportunit&agrave;, rischi e impatto. Il quadro cos&igrave; delineato delle tecnologie digitali ha consentito di valutarne compiutamente il contributo e le prestazioni per la sostenibilit&agrave; ambientale, evidenziando i vantaggi dell&rsquo;applicazione congiunta: in tal senso si &egrave; potuto chiarire i razionali quali la disponibilit&agrave; di dati in tempo reale e in forma granulare, la capacit&agrave; aumentata di analisi e di valutazione, la connessione e comunicazione degli stakeholder &ndash; oltre ai &ldquo;classici&rdquo; legati a dematerializzazione, identificazione e delocalizzazione. Infine il quadro &egrave; stato completato con una <strong>valutazione dei due temi secondo la prospettiva del Pnrr</strong>, riclassificandolo ed evidenziandone le sinergie tra i due temi.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;obiettivo del terzo capitolo <strong>&ldquo;Pratica del digitale per la sostenibilit&agrave; ambientale&rdquo;</strong> &egrave; la condivisione di esperienze pratiche di utilizzo delle tecnologie digitali a supporto della sostenibilit&agrave; ambientale secondo il concetto di <strong>buone pratiche</strong>: &egrave; stato quindi privilegiato un approccio pragmatico, con la descrizione di <strong>oltre duecento casi</strong>. I casi sono prevalentemente europei (70%), con una distribuzione settoriale polarizzata su servizi energetici e ambientali (37%); circa un terzo vede il coinvolgimento di start up e circa un quarto &egrave; afferente a societ&agrave; benefit, certificate B Corp o a organizzazioni non profit. Per quanto concerne le soluzioni digitali, prevalgono le tecnologie digitali della Quarta rivoluzione industriale (&ldquo;<em>intelligent asset</em>&rdquo; e circa la met&agrave; dei casi prevede soluzioni di <em>advanced analytics</em>). I casi raccolti sono stati razionalizzati secondo uno schema articolato in quattro aree, abbinando per ciascuna i sotto-obiettivi degli SDGs e le componenti del Pnrr:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li>gestione di materiali, prodotti e beni nel ciclo di produzione, vendita, consumo e riutilizzo/riciclo/rigenerazione di un&rsquo;azienda, secondo un modello circolare e a basso impatto ambientale;</li>&#13;
<li>fornitura, conservazione e rigenerazione delle risorse naturali per quanto concerne le utility quali acqua, gas, elettricit&agrave; e l&rsquo;impatto sull&rsquo;ambiente per le emissioni di CO2;</li>&#13;
<li>coordinamento e indirizzo delle attivit&agrave; che determinano il modo in cui l&rsquo;azienda progetta prodotti/servizi/processi, comunica, coinvolge gli interlocutori, acquista gli input e valuta i rischi associati alle proprie scelte;</li>&#13;
<li>predisposizione delle infrastrutture essenziali a supporto quali la mobilit&agrave; sostenibile, l&rsquo;edilizia circolare e i sistemi agro alimentari.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il quarto capitolo &ldquo;<strong>Storie d&rsquo;impresa, sostenibili, digitali&rdquo;</strong> approfondisce <strong>sei <em>case history</em> aziendali</strong>, che evidenziano una forte convergenza tra digitale e sostenibilit&agrave; &ndash; seppure con prospettive, storia e dimensioni differenti &#8211; le cui iniziative puntuali sono state illustrate anche nel precedente capitolo. &nbsp;Ciascun <em>case history</em> &egrave; frutto dell&rsquo;analisi dei documenti forniti dalle aziende stesse, ma soprattutto delle interviste con i manager aziendali; ogni caso &egrave; strutturato secondo le stesse quattro sezioni (strategia e modello di business, impegno per la sostenibilit&agrave;, trasformazione digitale, digitale per la sostenibilit&agrave;). Di seguito l&rsquo;evidenza dei key driver per i sei <em>case histories</em>:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong>A2A</strong>, integrazione nella strategia aziendale<em> </em>del percorso gi&agrave; avviato sulla sostenibilit&agrave; con il supporto del digitale;</li>&#13;
<li><strong>Eni,</strong> profonda ed estesa trasformazione verso la sostenibilit&agrave; con iniziative digitali a carattere settoriale e istituzionale;</li>&#13;
<li><strong>Chiesi</strong>, sviluppo del digitale per un&rsquo;azienda che crede fermamente nella certificazione B- Corp, a livello di azienda e di ecosistema<em&gt;;</em></li>&#13;
<li><strong>Loccioni</strong>, organizzazione aziendale e tecnologie digitali in un&rsquo;azienda che fa sostenibilit&agrave; da ormai trent&rsquo;anni;</li>&#13;
<li><strong>Forno Brisa</strong>, giovani e nativamente sostenibili, sviluppando persone e digitale, partendo dalla comunit&agrave; e dalla comunicazione;</li>&#13;
<li><strong>Enel</strong><em>,</em> innovazione, sostenibilit&agrave;, digitale come leve di un nuovo modello aziendale basato esplicitamente sulla &ldquo;creazione del valore condiviso&rdquo;.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">Nel quinto capitolo &ldquo;<strong>Come gestire la trasformazione verde e digitale</strong>&rdquo; &egrave; stato analizzato il modo in cui l&rsquo;azienda pu&ograve; affrontare adeguatamente il cambiamento di paradigma legato alla transizione verde e digitale, identificando le &ldquo;variabili di progettazione&rdquo; e arricchendole con le best practice osservate nei <em>case history</em> del capitolo precedente. Partendo dalla definizione del <em>purpose</em> e dai valori dell&rsquo;azienda (<em>environmental purpose</em>), &egrave; opportuno adottare un approccio che privilegi il pensiero e l&rsquo;orientamento strategico, definendo la visione di lungo periodo e il funzionamento del modello di business (<em>sustainable business model</em>) rispetto a una formulazione analitica della strategia. Conseguentemente, l&rsquo;azienda deve saper decodificare i segnali deboli e i feedback, identificare e gestire i rischi, cogliere e sviluppare le opportunit&agrave;, comprendere dipendenze e vincoli. &Egrave; necessario quindi ri-configurare l&rsquo;organizzazione affinch&eacute; sia in grado di garantire tali capacit&agrave; (<em>organizational network</em>), sostanziate a livello individuale da comportamenti e soft skill delle singole persone che abilitano competenze specialistiche (<em>behaviour and knowledge</em>), valorizzando il contributo del capitale umano (<em>human capital readiness</em>) e predisponendo l&rsquo;infrastruttura per la trasformazione digitale (<em>digital and data readiness</em>). Le caratteristiche dell&rsquo;organizzazione e i comportamenti individuali vengono facilitati da uno stile di conduzione e da una cultura propensi alla collaborazione, all&rsquo;apertura e alla fiducia, in cui &egrave; apprezzato il feedback e tollerato l&rsquo;errore come prodromi dell&rsquo;apprendimento continuo (<em>open culture and leadership</em>). La corporate governance assume un ruolo determinante come garante del successo sostenibile dell&rsquo;azienda e bussola della navigazione (<em>green compass</em>), indirizzando e influenzando le scelte strategiche, identificando le eventuali deviazioni, relazionandosi con gli stakeholder, adottando una comunicazione aziendale integrata, presidiando la predisposizione di idonei sistemi (<em>health system</em>) per la gestione del rischio e il controllo, per la misurazione e il monitoraggio delle prestazioni rilevanti&nbsp; &#8211; risultati economico-finanziari, impatto socio-ambientale e livello di digitalizzazione &ndash; in base ai quali definire i meccanismi per incentivare i comportamenti pi&ugrave; opportuni.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il capitolo finale &ldquo;<strong>Evoluzione verso la piattaforma&rdquo;</strong> offre <strong>uno sguardo sul futuro (prossimo) </strong>e ha l&rsquo;obiettivo di delineare l&rsquo;evoluzione in corso verso la piattaforma &#8211; un modello digitale, operativo, organizzativo e di business che rappresenta un vettore di progresso per le tematiche ambientali e per la sostenibilit&agrave; in generale.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il capitolo parte dalla spiegazione del termine &ldquo;<strong>piattaforma</strong>&rdquo; e dalla sua derivazione dal mondo IT con l&rsquo;avvento delle Big Tech e del ciclo di sviluppo software secondo i principali autori in letteratura<em> </em>e le pi&ugrave; autorevoli societ&agrave; di consulenza<em>. </em>I principi espressi sono poi declinati operativamente nel paradigma della &ldquo;business platform&rdquo; osservando le prime esperienze in tal senso (in particolare, Enel) e definendo una vista specifica per la sostenibilit&agrave; ambientale.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Stefano Belletti, senior advisor per aziende corporate e start-up, collabora con istituzioni editoriali e accademiche per la diffusione dei temi inerenti alla trasformazione digitale. Ha operato presso societ&agrave; di consulenza direzionale e big tech. &Egrave; autore del libro &ldquo;Verde e Digitale. In viaggio tra sostenibilit&agrave;, innovazione e competitivit&agrave;&rdquo; (EdizioniAmbiente, Dicembre 2022).</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/una-transizione-duale-e-sinergica-digitale-e-sostenibilita/">Una transizione duale e sinergica: digitale e sostenibilità</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<title>Gli ESG sono in crisi di credibilità? Quali correttivi adottare?</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/gli-esg-sono-in-crisi-di-credibilita-quali-correttivi-adottare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 20:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La straordinaria crescita dell’attenzione sui temi della sostenibilità e dell’Esg (+53%) e il conseguente sviluppo di pratiche operative delle aziende si trova oggi ad affrontare delle sfide importanti: una definizione condivisa di cosa significa la sostenibilità nelle aziende e quali debbano quindi essere i conseguenti sistemi di rating e valutazione. Non è un mistero, infatti,…</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">La straordinaria crescita dell&rsquo;attenzione sui <strong>temi della sostenibilit&agrave; e dell&rsquo;Esg</strong> (+53%) e il conseguente sviluppo di pratiche operative delle aziende si trova oggi ad affrontare delle sfide importanti: una definizione condivisa di cosa significa la sostenibilit&agrave; nelle aziende e quali debbano quindi essere i conseguenti<strong> sistemi di rating e valutazione</strong>. Non &egrave; un mistero, infatti, che molte aziende ricevano, a seconda dell&rsquo;agenzia di rating o dei sistemi di analisi, delle valutazioni sostanzialmente diverse ed &egrave; un fatto che i portafogli di investimento composti da aziende cosiddette sostenibili siano diventati cos&igrave; ampi che le loro performance non si discostano da quelle dell&rsquo;insieme delle aziende quotate. In ultimo, non &egrave; difficile ascoltare pubblicit&agrave; che promuovono valutazioni Esg pressoch&eacute; automatizzate, quasi in una logica &ldquo;self service&rdquo; al punto da interrogarci sulla credibilit&agrave; dei soggetti erogatori di questi servizi in un futuro prossimo.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ma andiamo ad analizzare meglio il contesto che si &egrave; andato a delineare. Negli ultimi anni lo sviluppo degli Esg (Environmental, social, governance) e della sostenibilit&agrave; &egrave; stato indotto per una parte importante dagli investitori e, per un&rsquo;altra, dall&rsquo;input del legislatore europeo che sta progressivamente regolando la materia a beneficio, in primis, proprio degli investitori. Investitori che appaiono essere sempre pi&ugrave; numerosi e &ldquo;sostenibili&rdquo; tanto che nel 70% dei casi confermano la volont&agrave; di voler investire in realt&agrave; attente al proprio impatto sociale e ambientale. Nel contempo, analizzando pi&ugrave; in profondit&agrave; le modalit&agrave; operative con cui si interfacciano con le aziende, il loro &ldquo;muoversi&rdquo; appare pi&ugrave; il risultato di un ossequioso &ldquo;following&rdquo; al &ldquo;mantra sulla sostenibilit&agrave;&rdquo; affermato gi&agrave; qualche anno da <strong>Larry Fink</strong>, il <strong>Ceo di Blackrock</strong>, che non una reale e consapevole convinzione che tali concetti vadano seriamente e concretamente applicati per il bene della collettivit&agrave;. A questo si aggiunge l&rsquo;azione del legislatore europeo, e a seguire quelli nazionali, che gi&agrave; da qualche anno, e molto di pi&ugrave; nei prossimi anni, stanno accrescendo le indicazioni e i vincoli che, in tema di informativa pubblica, le aziende devono fornire a beneficio in primis, ancora una volta, dell&rsquo;investitore finanziario.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Da questi elementi, che stanno caratterizzando lo &ldquo;<strong>scenario della sostenibilit&agrave;</strong>&rdquo; pare evincersi che lo sviluppo di un tema cos&igrave; rilevante &#8211; che riguarda lo sviluppo strategico delle aziende e gli interessi di tutti i suoi stakeholder &#8211; sia indotto prevalentemente non solo da un solo stakeholder, ossia quello finanziario, ma proprio da quello che storicamente ha pi&ugrave; di altri dimostrato una scarsa attitudine e sensibilit&agrave; verso i temi ambientali e sociali. Si configura, quindi, una situazione di squilibrio fra quelli che sono gli interessi della collettivit&agrave;, intesa come comunit&agrave; di diversi stakeholder attenti all&rsquo;argomento, e i soggetti che sono chiamati a tutelarli. Una dimostrazione estremamente concreta e pragmatica di questa situazione &egrave; riscontrabile nella prevalente attenzione che lo stakeholder finanziario presta prevalentemente alla gestione del rischio di &ldquo;non sostenibilit&agrave;&rdquo; delle imprese, perfettamente consistente con la consolidata cultura della &ldquo;<strong>gestione del rischio</strong>&rdquo; che pervade nel profondo l&rsquo;operativit&agrave; delle istituzioni finanziarie,&nbsp; piuttosto che allo sviluppo strategico delle stesse imprese e di una contestuale riduzione significativa dei loro impatti.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Quindi cosa sta accadendo? Cosa si dovrebbe fare? Probabilmente sarebbe utile provare a rifocalizzare il tema, cercando innanzitutto di <strong>fissare una definizione del concetto di sostenibilit&agrave; nelle aziende</strong> che sia condivisibile non solo dalle societ&agrave; di <strong>rating </strong>ma, in primis, da tutti gli <strong>stakeholder </strong>(consumatori, comunit&agrave;, lavoratori, ecc.). Attraverso questo passaggio sar&agrave;, conseguentemente, possibile misurare realmente l&rsquo;impegno delle aziende e convergere verso una sorta di uniformit&agrave; delle valutazioni delle prestazioni di sostenibilit&agrave; al pari di come oggi avviene per quelle di carattere economico e finanziario. E&rsquo; del tutto noto, infatti, che sulle valutazioni economiche e finanziarie possono formarsi delle opinioni diverse in funzione delle diversa interpretazione che pu&ograve; essere attribuita ad alcuni indicatori, ma certamente la scelta di &ldquo;cosa focalizzare&rdquo; e &ldquo;cosa misurare&rdquo; sono elementi ormai gi&agrave; acquisiti, chiari e condivisi, mentre nelle performance di sostenibilit&agrave; delle aziende questo non lo &egrave; affatto. Tali riflessioni risultano ancor pi&ugrave; rilevanti in quanto in questa fase, dove la normativa sta avendo un&rsquo;accelerazione molto forte, esse consentirebbero di minimizzare il rischio, di cui gi&agrave; si colgono i primi segnali, che la sostenibilit&agrave; venga relegata ad un tema di compliance normativa, come tanti altri dell&rsquo;operativit&agrave; delle aziende, con buona pace dell&rsquo;aspettativa di un reale e concreto contributo delle aziende allo sviluppo sostenibile della nostra societ&agrave; civile e dell&rsquo;<strong>Agenda 2030 delle Nazioni Unite</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ma la normativa non dovrebbe di per s&eacute; dare un contributo proprio nel fare maggiore chiarezza? Non dovrebbe proprio intervenire sul concetto di sostenibilit&agrave; delle aziende e definire elementi attraverso cui poterla valutare? La risposta dovrebbe, usando prudenzialmente il condizionale, essere positiva, ma ovviamente qualche dubbio sussiste. La <strong>Tassonomia</strong>, che ha lo specifico obiettivo di dare uniformit&agrave; di definizione e interpretazione a questa tematica, sta realmente andando a svolgere questo ruolo? Il <strong>nuovo standard di rendicontazione della sostenibilit&agrave;</strong>, la <strong>Csrd</strong>, in corso di finalizzazione, sta andando nella direzione di una reale e pragmatica applicabilit&agrave; da parte delle migliaia di imprese, che ne saranno coinvolte entro i prossimi 2 anni? Se ci poniamo queste domande dopo aver evidenziato, all&rsquo;inizio di questo scritto, alcune aree di miglioramento &egrave; evidente che sussiste pi&ugrave; di un dubbio. Ancor di pi&ugrave;, sarebbe utile valutare se gli strumenti gi&agrave; disponibili vadano rivisti, fino anche alle loro basi se necessario, o se invece sia pi&ugrave; opportuno continuare ad &ldquo;accatastare&rdquo; indicazioni e/o prescrizioni che rischiano di generare, per molti stakeholder, pi&ugrave; confusione che chiarezza e di ostacolare, di fatto, questa consapevolezza di sostenibilit&agrave; che ha raggiunto una rilevanza e attenzione presso la maggior parte degli stakeholder mai registrata in passato.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
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		<title>I vantaggi della sostenibilità per le aziende</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/i-vantaggi-della-sostenibilita-per-le-aziende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:41:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un momento in cui la parola sostenibilità è sempre più usata, è importante imparare a distinguere quando si parla di vera sostenibilità e quando, invece, si usa questo termine per cavalcare un’onda.<br />
 Perché sempre più aziende si stanno avvicinando a questi temi? Quali sono i vantaggi per le imprese che scelgono la sostenibilità? Lo…</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">In un momento in cui la parola sostenibilit&agrave; &egrave; sempre pi&ugrave; usata, &egrave; importante imparare a distinguere quando si parla di vera sostenibilit&agrave; e quando, invece, si usa questo termine per cavalcare un&rsquo;onda.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Perch&eacute; sempre pi&ugrave; aziende si stanno avvicinando a questi temi? Quali sono i <strong>vantaggi per le imprese che scelgono la sostenibilit&agrave;</strong>? Lo vedremo di seguito.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<h4 style="text-align: justify;">Quali vantaggi per le imprese sostenibili?</h4>&#13;
<p style="text-align: justify;">&Egrave; evidente che aziende con una forte tendenza alla sostenibilit&agrave; hanno la capacit&agrave; di <strong>generare risultati migliori</strong>, anche a livello finanziario, e hanno un impatto positivo duraturo sulla societ&agrave; e sull&rsquo;ambiente. Vediamo insieme, allora, quali sono i vantaggi che possono ottenere le aziende che scelgono la sostenibilit&agrave;.</p>&#13;
<h4 style="text-align: justify;">1.&nbsp; Creazione di valore aggiunto e fidelizzazione dei clienti</h4>&#13;
<p style="text-align: justify;">Secondo recenti ricerche, i consumatori sono sempre pi&ugrave; propensi ad acquistare da aziende sostenibili. Questo succede perch&eacute; le persone sono ormai <strong>molto sensibili alle tematiche ambientali, all&rsquo;equit&agrave; e alle questioni sociali</strong>, al punto da richiedere beni e servizi che rappresentino in modo chiaro questi valori, anche a costo di spendere di pi&ugrave;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Questo, chiaramente, si ripercuote sul fatturato dell&rsquo;azienda, che vede ripagati gli investimenti in sostenibilit&agrave; attraverso maggiori entrate.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Allo stesso tempo, un&rsquo;azienda che abbraccia i temi della sostenibilit&agrave; si assicura un <strong>vantaggio competitivo </strong>non indifferente rispetto ai competitor che si ripercuote anche sul rapporto di fiducia a lungo termine tra brand e cliente.</p>&#13;
<h4 style="text-align: justify;">2.&nbsp; Processi pi&ugrave; efficienti e riduzione degli sprechi</h4>&#13;
<p style="text-align: justify;">Introdurre in azienda modelli produttivi orientati alla sostenibilit&agrave; vuol dire anche lavorare sull&rsquo;utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili, efficientare i processi e ridurre sprechi e scarti di produzione.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Questo genera inevitabilmente <strong>ricadute positive a livello economico</strong> per l&rsquo;azienda: in questo modo &egrave; possibile, da un lato, risparmiare sull&rsquo;utilizzo di risorse che impattano sul processo produttivo e, dall&rsquo;altro, diminuire i costi dovuti a inefficienze, fino a generare importanti risparmi monetari per l&rsquo;azienda.</p>&#13;
<h4 style="text-align: justify;">3.&nbsp; Aumento della produzione e dell&rsquo;occupazione</h4>&#13;
<p style="text-align: justify;">La crescente richiesta di beni e servizi prodotti da aziende che abbiano a cuore la sostenibilit&agrave; &egrave; un dato di fatto: ne consegue che le imprese sostenibili, negli anni, hanno visto <strong>aumentare costantemente il proprio business</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">La sostenibilit&agrave;, dunque, appare sempre di pi&ugrave; come un<strong> elemento strategico</strong> in grado di innescare nuove dinamiche competitive e di giocare un ruolo cardine nella competizione.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;aumento del volume di affari e le nuove competenze necessarie a gestire al meglio processi nuovi hanno portato anche alla nascita di nuove figure professionali e tecniche e all&rsquo;aumento dell&rsquo;occupazione nelle aziende che scelgono di lavorare in maniera sostenibile.</p>&#13;
<h4 style="text-align: justify;">4.&nbsp; Miglioramento della reputazione e aumento della fiducia da parte degli stakeholder</h4>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Comunicare efficacemente la strategia di sostenibilit&agrave;</strong> dell&rsquo;azienda &egrave; un passo importantissimo per accrescere il valore dell&rsquo;azienda stessa sul mercato nei confronti dei propri stakeholder, che possono essere i consumatori ma anche i partner commerciali, i lavoratori ma anche gli investitori e molti altri pubblici con cui ogni azienda si confronta quotidianamente.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Riconoscersi negli stessi valori impatta positivamente sulla fiducia che lega le parti coinvolte a tutti i livelli e alimenta i rapporti che uniscono l&rsquo;organizzazione a tutti i pubblici con cui si rapporta.</p>&#13;
<h4 style="text-align: justify;">Quali competenze per gestire i vantaggi della sostenibilit&agrave; nelle aziende?</h4>&#13;
<p style="text-align: justify;">Considerato lo scenario in cui le aziende si muovono oggi, non risulta difficile immaginare quanto possa essere complesso gestire tutte le variabili che contribuiscono alla sostenibilit&agrave; di ciascuna organizzazione.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Sono molti i fattori che entrano in gioco: dalla cultura aziendale, che deve essere necessariamente orientata alla crescita e al miglioramento continuo, alle competenze tecniche che servono per implementare meccanismi sostenibili, dalle buone pratiche di management che aiutano a coinvolgere le persone che fanno parte dell&rsquo;organizzazione a tutti i livelli, alle skills trasversali necessarie a favorire il cambiamento.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo motivo sono sempre pi&ugrave; diffusi corsi orientati allo sviluppo delle competenze che servono a un&rsquo;organizzazione che si sta avvicinando alla sostenibilit&agrave;, come il <strong><a href="https://www.intesasanpaoloformazione.it/corso/sviluppo-sostenibile/" target="_blank" rel="noopener">corso di Alta Formazione sullo Sviluppo Sostenibile</a></strong> organizzato da<strong> Intesa Sanpaolo Formazione</strong> in collaborazione con <strong>ASviS</strong> e <strong>Nativa</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il percorso, in partenza il prossimo 21 marzo, si rivolge proprio a <strong>manager</strong>, <strong>executive</strong> e <strong>imprenditori</strong> che vogliono migliorare le proprie competenze in ambito Esg.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Affrontare il cambiamento verso la sostenibilit&agrave; &egrave; una sfida importante per ogni azienda. Farlo con le giuste competenze &egrave; quello che pu&ograve; fare davvero la differenza.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/i-vantaggi-della-sostenibilita-per-le-aziende/">I vantaggi della sostenibilità per le aziende</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<title>Industria 5.0: una trasformazione sistemica per un’Europa sostenibile</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/industria-5-0-una-trasformazione-sistemica-per-uneuropa-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 13 gennaio 2022 è stato pubblicato uno studio dall’Esir (Gruppo di esperti sugli impatti economici e sociali della ricerca e dell’innovazione), incaricato dalla Commissione europea, sul tema “Industria 5.0”. <br />
 Il Gruppo di esperti è presieduto da Sandrine Dixson-Declève, co-presidente del Club di Roma,  e si compone di14 esperti tra cui Enrico Giovannini.<br />
 Il nuovo…</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Il 13 gennaio 2022 &egrave; stato pubblicato uno studio dall&rsquo;Esir (<a href="https://ec.europa.eu/info/research-and-innovation/strategy/support-policy-making/shaping-eu-research-and-innovation-policy/esir_it" target="_blank" rel="noopener">Gruppo di esperti sugli impatti economici e sociali della ricerca e dell&rsquo;innovazione</a>), incaricato dalla Commissione europea, sul tema &ldquo;<strong>Industria 5.0</strong>&rdquo;.&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il Gruppo di esperti &egrave; presieduto da <strong>Sandrine Dixson-Decl</strong><strong>&egrave;ve,</strong> co-presidente del <strong>Club di Roma</strong>,&nbsp; e si compone di14 esperti tra cui <strong>Enrico Giovannini</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il nuovo studio, esteso nella forma di un <a href="https://ec.europa.eu/info/publications/industry-50-transformative-vision-europe_en" target="_blank" rel="noopener">sintetico documento</a> (il terzo di una serie di analisi avviata nel maggio 2020),<em> </em>auspica che l&rsquo;industria europea assuma un ruolo centrale per una trasformazione sistemica che sia finalizzata al benessere planetario.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Inoltre, spinge a un impegno pi&ugrave; forte delle politiche europee nella trasformazione dell&rsquo;attuale paradigma economico, e indica una serie di misure di sostegno correlate, quali un <strong>governo 5.0</strong> che sia abilitativo<strong> </strong>del processo trasformativo di<strong> </strong>Industria 5.0.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il presupposto &egrave; la presa di coscienza dell&rsquo;emergenza e della dimensione delle sfide ambientali-climatiche e sociali, da affrontare ora e senza pi&ugrave; rinvii: <strong><em>come trasformare velocemente la vita umana in maniera adeguata per consentire a 8 miliardi di persone di vivere in maniera sostenibile e pacifica entro i limiti planetari?</em></strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;Esir evidenzia che <strong>la dimensione delle sfide supera i confini dell&rsquo;Europa</strong>, ma che l&#8217;Ue pu&ograve; comunque assumere una leadership globale <em>se rafforza la sua coesione interna e parla con un&rsquo;unica voce</em>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&Eacute; necessaria per&ograve; una concreta <em>visione oltre il Pil</em>. La strategia industriale<em> </em>incentrata sugli elementi costitutivi dell&#8217;Industria 5.0,<em> </em>dunque resiliente, sostenibile, rigenerativa e circolare, deve superare <em>modelli di sovrapproduzione e consumo a breve termine determinati dall&#8217;attuale paradigma di crescita.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ci&ograve; dovrebbe avvenire gi&agrave; con le <strong>misure economiche di ripresa dalla crisi Covid-19, </strong>ma in proposito,<strong> l&rsquo;Esir esprime un giudizio non positivo</strong>: <em>una prima analisi critica dei Piani nazionali di resilienza e ripresa disponibili ha mostrato che gli Stati membri hanno dato priorit</em><em>&agrave; a misure volte a &ldquo;proteggere&rdquo; le attivit</em><em>&agrave; economiche e sociali in corso &ndash; tutelando cos&igrave; gli interessi acquisiti &ndash; e mitigando cos&igrave; gli effetti a breve termine della pandemia, piuttosto che creare i presupposti per il cambiamento.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Cos&igrave; &egrave; anche valutata necessaria <strong>una visione<em> </em>molto pi&ugrave; ambiziosa e sistemica rispetto a quella attualmente proposta dalla strategia industriale di recente aggiornata dell&rsquo;Ue</strong><em>. </em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Il quadro di riferimento di Industria 4.0 &egrave; valutato non idoneo</strong> per raggiungere gli obiettivi dell&#8217;Europa al 2030 e inadeguato a rispondere all&rsquo;attuale contesto di crisi climatica ed emergenza planetaria e alle <em>profonde tensioni sociali, </em>poich&eacute; viene valutato<em> un paradigma essenzialmente tecnologico, incentrato sull&#8217;emergere di oggetti cyber-fisici [&hellip;] strutturalmente allineato con l&#8217;ottimizzazione dei modelli di business e del pensiero economico che sono le cause profonde delle minacce che ora dobbiamo affrontare. </em>Viene espresso il giudizio che<em> l&#8217;attuale economia digitale &egrave; un modello in cui c&rsquo;&egrave; un vincitore che prende tutto, crea il monopolio tecnologico </em>generando cos&igrave; una<em> gigantesca disuguaglianza di ricchezza. </em>Per cui &egrave; necessario<em> andare decisamente oltre i paradigmi dell&#8217;Industria 4.0 che incoraggiano l&#8217;attivit</em><em>&agrave; economica estrattiva e di consumo abilitata al digitale, che non si traduce in nient&#8217;altro che un&#8217;accelerazione degli impatti climatici negativi e della perdita dell&rsquo;ecosistema.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;Esir indica per l&rsquo;Industria 5.0 un ruolo sociale di altissimo valore, cio&egrave; <strong><em>l&#8217;industria deve diventare protagonista: motore di trasformazione sistemica e rigenerazione planetaria</em></strong><em>.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">E propone in sintesi una strategia che preveda:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li>la <strong>rigenerazione delle risorse come pilastro chiave</strong> della progettazione dell&rsquo;intera catena di produzione e approvvigionamento;</li>&#13;
<li>una <strong>dimensione sociale</strong> che abbraccia il benessere dei lavoratori, che sia inclusiva. L&rsquo;adozione delle tecnologie non deve sostituire gli umani, ma deve essere complementare alle capacit&agrave; umane laddove possibile;</li>&#13;
<li>una <strong>dimensione ambientale</strong> obbligatoria che costruisca <em>nuovi modi di creare prosperit&agrave; nel rispetto dell&rsquo;interdipendenza con i sistemi naturali.</em></li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">Nella visione dell&rsquo;Esir<em>, </em><strong>il nuovo paradigma di<em> </em>industria 5.0 fornisce <em>scopo rigenerativo e direzionalit</em></strong><strong><em>&agrave; alla trasformazione tecnologica della produzione industriale per la prosperit</em></strong><strong><em>&agrave; delle persone, del pianeta,</em></strong><em> piuttosto che semplicemente l&#8217;estrazione di valore a beneficio degli azionisti, </em>incastrando dunque l&#8217;approccio dell&#8217;industria 4.0 in un contesto pi&ugrave; ampio.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">E precisa nel merito che <em>Industria 5.0 significa prima di tutto un deciso allontanamento dai modelli di capitalismo neoliberista incentrato sulla produzione per il profitto e sul &ldquo;primato dell&#8217;azionista&rdquo;, verso una visione pi&ugrave; equilibrata del valore nel tempo e una visione multivalente del capitale &ndash; umano e naturale oltre che finanziario.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;Esir sottolinea la distinzione della posizione espressa dalla nozione sempre pi&ugrave; diffusa<em> di &ldquo;capitalismo degli stakeholder&#8221;, </em>valutandola<em> insufficiente per consentire una piena transizione verso l&#8217;Industria 5.0, </em>poich&eacute; ritiene<em> </em>improbabile che ci&ograve; possa portare<em> a un&#8217;adeguata considerazione della necessit</em><em>&agrave; di una profonda trasformazione sistemica. </em>Il compito d&rsquo;Industria 5.0 &egrave; orientato invece a un passaggio definibile come epocale per <strong><em>modellare e realizzare un mondo post-capitalista</em></strong><em> che garantisca adeguati circuiti di feedback tra la trasformazione industriale e una rivalutazione del capitale, compresi i flussi di capitale naturale e umano.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Per il concetto di economia circolare nel contesto di Industria 5.0, l&rsquo;Esir propone una definizione evoluta e un compito specifico: <strong><em>l&#8217;economia circolare deve essere applicata come modello economico rigenerativo</em></strong><em> e quadro per lo sviluppo di soluzioni di sistema che proteggano e rigenerino la natura, oltre a fornire benefici a molte sfide globali.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Richiamando a riferimento le attuali crisi del gas e dei micro-chip, indica come <em>pietra angolare della resilienza a lungo termine, </em>l&rsquo;investimento nella <em>ridondanza dei collegamenti di fornitura</em> che potrebbero sembrare non efficienti: <em>dobbiamo allontanarci da un&#8217;unica focalizzazione sulle metriche di efficienza e abbracciare approcci pi&ugrave; olistici, <strong>ridondanza e sovranit</strong></em><strong><em>&agrave; ove possibile, migliorando cos&igrave; gli ecosistemi locali per la produzione per il consumo locale</em></strong><em>.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Un sistema dunque <strong><em>decentralizzato per raggiungere resilienza e sostenibilit</em></strong><strong><em>&agrave;</em></strong> &egrave; indicato come paradigma di riferimento per le <strong>politiche agricole</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il documento approfondisce la visione critica di un processo di trasformazione digitale senza direzione e controllo insistendo come <em>la continua concentrazione del potere economico, l&#8217;accumulo di valore (e dati) nelle mani di poche aziende tecnologiche (non europee) e la trasformazione generale e la rapida crescita dei modelli di business online, hanno progressivamente portato a preoccupazioni senza precedenti in termini di sostenibilit</em><em>&agrave; economica, sociale e ambientale, </em>sostenendo comunque che <strong><em>l&#8217;industria europea sar</em></strong><strong><em>&agrave; digitalizzata o cesser</em></strong><strong><em>&agrave; di esistere. </em></strong>La digitalizzazione dovr&agrave; per&ograve; avere come <strong>scopo</strong> di contribuire a consentirci di vivere entro i limiti planetari.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Spiegando che<em> l&rsquo;<strong>Industria 5.0 ha bisogno del governo 5.0 </strong></em>per poter esistere<em>, </em>l&rsquo;Esir dedica poi una parte fondamentale del documento<strong><em> </em></strong>al tema di una nuova governance pubblica all&rsquo;altezza delle sfide.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>S</em>ottolinea come<em> il processo decisionale e i processi del settore pubblico non sono sincronizzati con l&#8217;imperativo di velocit</em><em>&agrave;, incertezza e trasformazione </em>attuali<em>, </em>e insistendo sulla natura sistemica della trasformazione<em> </em>necessaria per attuare<em> </em>il pieno potenziale di Industria 5.0, indica che <em>le attuali compartimentazioni politiche e settoriali dovranno essere scomposte e dovr&agrave; essere rimossa la burocrazia che impedisce la trasformazione.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Per attuare il<em> </em>Governo 5.0,<em> i processi politici, compreso il cambiamento normativo, devono concentrarsi maggiormente sull&#8217;<strong>interruzione delle dipendenze</strong> &#8211; in aree come comportamento, normative, strutture di incentivi e progettazione delle politiche &#8211; che ci bloccano nei vecchi modelli di consumo, produzione e organizzazione [&hellip;] </em>e devono<em> <strong>affrontare e superare l&#8217;inerzia di modelli, politiche e processi che impediscono il cambiamento necessario e desiderabile</strong>. </em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il cambiamento sistemico dell&rsquo;Industria 5.0 richiede<em> metriche rigenerative e quadri normativi </em>per poter <strong><em>misurare ci&ograve; che conta, </em></strong>ponendo maggiore enfasi sull&#8217;economia materiale/reale rispetto alle metriche finanziarie e al profitto a breve termine<em>. </em>Riflette il pensiero economico contemporaneo<em>, </em>dunque, come il &#8220;ritorno sui beni materiali&rdquo;, il &#8220;ritorno sull&#8217;energia investita&#8221;, il &#8220;ritorno sui beni naturali&#8221; e la valorizzazione del capitale umano e naturale.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">E cos&igrave; sintetizza la <strong>lezione appresa dal Covid-19</strong>: <em>abbiamo bisogno di costruire imprese e industrie che continuino a funzionare di fronte a sfide impreviste e interruzioni sempre pi&ugrave; gravi; un sistema industriale robusto, che rimane entro i confini planetari, non lascia indietro nessuno e, meglio, contribuisce attivamente al benessere e alla rigenerazione planetaria. In particolare, il nuovo sistema industriale dovr</em><em>&agrave; riflettere il crescente cambiamento post-Covid nella coscienza umana che la sopravvivenza di fronte alla crisi e l&#8217;accesso a beni e servizi essenziali &egrave; pi&ugrave; importante della propriet</em><em>&agrave; della maggior parte dei beni materiali, che sono tutti inutili quando siamo confinati alla vita domestica e al lavoro virtuale.</em></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Coerenza delle politiche, dialogo sociale, corporate governance 5.0, governance sociale 5.0, lavoro dignitoso come obiettivo dell&rsquo;Industria 5.0, partnership pubblico-privato, ricerca e innovazione, educazione e ruolo delle universit&agrave;, dimensione territoriale, sono gli altri temi che affronta l&rsquo;Esir in questo documento per delineare il quadro di una strategia per l&rsquo;Industria, che in ottica di sistema definisce molto di pi&ugrave;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>In pratica una nuova agenda politica</strong>, che stimola riflessioni critiche e costruttive su come l&rsquo;Ue dovrebbe alzare i propri livelli d&rsquo;ambizione per attuare un profondo processo di trasformazione, in risposta alle sfide del nostro tempo.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><a href="https://ec.europa.eu/info/publications/industry-50-transformative-vision-europe_en" target="_blank" rel="noopener">Leggi lo studio</a></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<div class="d-box d-box-testo" style="text-align: justify;">&#13;
<p><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.&nbsp;</em></p>&#13;
</div>&#13;
<div class="d-box d-box-datapubb" style="text-align: justify;"><span class="week">Gioved&igrave;</span> 25 Gennaio 2022</div>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/industria-5-0-una-trasformazione-sistemica-per-uneuropa-sostenibile/">Industria 5.0: una trasformazione sistemica per un’Europa sostenibile</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>A Bologna un’indagine su come il divario digitale incide sulle persone anziane</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/a-bologna-unindagine-su-come-il-divario-digitale-incide-sulle-persone-anziane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studiare, lavorare, curarsi e più in generale partecipare alla vita economica, sociale e culturale: durante la pandemia, che segna le nostre vite da oltre un anno e mezzo, queste attività fondamentali sono proseguite in molti casi solo grazie a un massiccio ricorso alle tecnologie digitali che hanno sostituito o integrato l’incontro in presenza con la…</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/a-bologna-unindagine-su-come-il-divario-digitale-incide-sulle-persone-anziane/">A Bologna un’indagine su come il divario digitale incide sulle persone anziane</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Studiare, lavorare, curarsi e pi&ugrave; in generale partecipare alla vita economica, sociale e culturale: durante la pandemia, che segna le nostre vite da oltre un anno e mezzo, queste attivit&agrave; fondamentali sono proseguite in molti casi solo grazie a un massiccio ricorso alle tecnologie digitali che hanno sostituito o integrato l&rsquo;incontro in presenza con la comunicazione a distanza.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Come ha osservato Stefano Boeri in &ldquo;Urbania&rdquo; il virus &ldquo;essendo un&rsquo;entit&agrave; biologica avanza saltando da un umano all&rsquo;altro, accelerando nei punti di densit&agrave; e rallentando dove c&rsquo;&egrave; distanza, dove prevale lo spazio vuoto. Muovendosi tra i corpi, altera i luoghi. Li svuota dopo averli usati come contenitori pieni di vita. Mentre ci spinge a diluire le presenze e i contatti nello spazio, il virus distorce anche la geografia del nostro tempo&rdquo;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Questa improvvisa e radicale modifica dei rapporti con lo spazio e il tempo ha investito in modo differenziato le diverse persone, in relazione al profilo demografico, sociale ed economico. Un fattore discriminante decisivo &egrave; stato rappresentato dal diverso grado di possibilit&agrave; di connettersi alla rete e dalle differenti abilit&agrave; di utilizzare le tecnologie digitali e interpretare correttamente il flusso informativo che ne scaturisce.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il divario digitale ha colpito tutte le classi di et&agrave;, a partire da quelle pi&ugrave; giovani coinvolte durante il lockdown &nbsp;&nbsp;in varie modalit&agrave; di didattica a distanza che hanno acuito le differenze preesistenti nei percorsi scolastici e negli esiti dell&rsquo;apprendimento. Appare per&ograve; molto probabile che le maggiori difficolt&agrave; di inserimento in questa nuova esperienza di cittadinanza digitale si siano registrate nella popolazione anziana, identificata in modo convenzionale con le persone in et&agrave; superiore a 64 anni. Per indagare questa grave forma di esclusione il Comune di Bologna, in collaborazione con l&rsquo;Associazione di docenti, ricercatori e ricercatrici dell&rsquo;Universit&agrave; di Bologna &ldquo;Parliamoneora&rdquo;, ha promosso un&rsquo;indagine sull&rsquo;utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle cittadine e dei cittadini appartenenti a questa fascia di et&agrave; (che comprende in citt&agrave; quasi 98.000 persone).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;indagine &egrave; stata affidata a Doxa e ha previsto la realizzazione di 1.000 interviste con il metodo &ldquo;cati-cami&rdquo; (70% delle interviste condotte su telefono fisso e 30% su telefono cellulare). Il campione &egrave; stato stratificato per le principali variabili socio-demografiche (genere, et&agrave;, titolo di studio e quartiere di residenza). Le interviste sono state svolte nel mese di settembre 2021 e la natura fortemente innovativa dell&rsquo;indagine ha comportato un&rsquo;elevata quota di rifiuti, condizionati probabilmente in modo determinante dal livello di istruzione della persona contattata e dalla conoscenza del tema oggetto dell&rsquo;indagine.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il profilo demografico il campione intervistato, per effetto delle variabili di stratificazione, riflette le caratteristiche della popolazione anziana e si distribuisce in modo omogeno nei sei quartieri cittadini: si conferma cos&igrave; fra le persone che hanno partecipato all&rsquo;indagine una netta prevalenza del genere femminile (59,2%) e una forte presenza di individui in et&agrave; superiore a 79 anni (38%). Oltre il 91% delle persone intervistate vive da solo (38,1%) o in coppia (53,2%) e le famiglie con un solo componente sono maggiormente concentrate fra le donne e nelle et&agrave; pi&ugrave; avanzate. In larghissima prevalenza (95,5%) le persone intervistate hanno dichiarato di non lavorare.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Le ridotte dimensioni dei nuclei familiari si associano nella maggior parte dei casi a una buona rete di relazioni: il 73,5% degli intervistati ha relazioni continuative con figli o altri parenti al di fuori del nucleo familiare e il 54,1% intrattiene rapporti sistematici con amici e conoscenti.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Prima di esaminare i risultati dell&rsquo;indagine relativi al divario digitale &egrave; necessario precisare che gli intervistati hanno evidenziato un livello di istruzione mediamente pi&ugrave; elevato rispetto alla popolazione residente in altri territori della citt&agrave; metropolitana o della regione nella stessa fascia di et&agrave;: il 56,4% ha dichiarato un titolo di studio fino alla scuola media inferiore, il 26,5% era in possesso di un diploma professionale o di scuola media superiore e il 17,1% era laureato.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Fatta questa indispensabile premessa si pu&ograve; osservare una tendenza positiva relativa alle dotazioni tecnologiche: fra coloro che possiedono una linea telefonica fissa (942 casi su 1000) il 48,8% ha la possibilit&agrave; di collegarsi a Internet con Adsl (19,2%) oppure con la fibra ottica (29,6%). La possibilit&agrave; di connessione &egrave; nettamente superiore fra gli uomini (62,4%) rispetto alle donne (39,5%) e decresce sensibilmente con l&rsquo;avanzare dell&rsquo;et&agrave; (fra le persone con pi&ugrave; di 79 anni ha dichiarato questa possibilit&agrave; solamente il 21,4%).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Le variabili del genere e dell&rsquo;et&agrave; si confermano decisive anche nella dotazione degli altri strumenti di comunicazione e connessione: il 65,5% degli uomini possiede uno smartphone (contro il 50,3% delle donne) e anche il personale computer e il tablet sono utilizzati maggiormente dai maschi (rispettivamente 57,8% contro 34,2% e 25,7% contro 19%). Fra le persone con pi&ugrave; di 79 anni la quota di utilizzo di questi strumenti si abbassa radicalmente: solo il 28,6% possiede uno smartphone e l&rsquo;utilizzo del computer e del tablet coinvolge una minoranza degli intervistati (rispettivamente 17,1% e 10,8%). Significativo anche il dato relativo all&rsquo;utilizzo di questi strumenti in precedenti o attuali attivit&agrave; lavorative, che viene dichiarato dal 56,4% dei maschi e dal 35,9% delle donne.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Alla domanda sull&rsquo;effettivo utilizzo di questi strumenti il 66,9% degli intervistati risponde positivamente: il 39,5% &egrave; pienamente autonomo, mentre il 27,4% &egrave; aiutato da altre persone (in larga prevalenza figli, nipoti o altri familiari). &nbsp;Fra gli uomini &egrave; pi&ugrave; elevata la quota di chi &egrave; autonomo (49,7% contro il 32,4% delle donne), mentre gli aiuti si rivolgono maggiormente al genere femminile (29,5% contro 24,4%). Ancora una volta dopo i 79 anni il divario digitale si accentua nettamente e la quota di chi usa questi strumenti si riduce al 45,8% (22,1% in autonomia e 23,7% con aiuti). Praticamente assente nelle risposte degli intervistati il supporto all&rsquo;utilizzo fornito da istituzioni pubbliche o associazioni del terzo settore.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Fra le attivit&agrave; svolte con questi strumenti digitali dalle 395 persone che si dichiarano autonome prevalgono nettamente le telefonate e i messaggi (86,1% dei casi), seguiti dalla partecipazione a social network e chat (72,3%) e dalla posta elettronica (69%). Molto frequenti sono anche la consultazione di siti internet di servizio, quali ad esempio le banche e l&rsquo;Inps (62%) e la visualizzazione di previsioni meteo e siti Internet di informazione (rispettivamente 60,5% e 58,9%). In questa parte del campione la frequenza di utilizzo di questi strumenti &egrave; molto elevata: il 66% li usa tutti i giorni e il 15,2% due o tre volte alla settimana. Tra gli &ldquo;heavy users&rdquo; si conferma la maggiore presenza maschile (85,9% di utilizzatori frequenti contro il 76,4% delle donne).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Le 274 persone che hanno dichiarato esigenze di aiuto nell&rsquo;utilizzo degli strumenti evidenziano le maggiori difficolt&agrave; nelle questioni tecniche sull&rsquo;uso dello strumento o della connessione (65,4% dei casi), seguite dalla consultazione dei siti Internet di servizio (25,5%) e dalla posta elettronica (19,4%). Il 26,8% degli intervistati che non sono autonomi chiede aiuto almeno una volta alla settimana.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Molto interessanti appaiono inoltre le risposte fornite dalle 1.000 persone intervistate ai quesiti volti a individuare i problemi che limitano o precludono l&rsquo;utilizzo delle tecnologie digitali: il 38,3% evidenzia che sarebbero necessari strumenti pi&ugrave; semplici, pensati specificamente per le esigenze degli anziani, e il 27,8% dichiara che gli smartphone sono strumenti complessi o con troppe funzioni; il 28,9% ritiene che i personal computer non sono adatti per gli anziani che non li hanno mai usati e il 15,5% segnala l&rsquo;esigenza di un supporto tecnico per configurare e gestire la rete WiFi domestica.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Quando si passa alle problematiche legate ai programmi e alle app il 29,9% sottolinea l&rsquo;esigenza di ambienti pensati in modo specifico per le persone anziane, il 21,4% segnala difficolt&agrave; nell&rsquo;accesso legate a problemi di registrazione o al cambio e smarrimento di password e il 16,6% evidenzia i rischi connessi alla possibilit&agrave; di truffe informatiche o furto di dati personali.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Dalle risposte del campione emergono con chiarezza anche le difficolt&agrave; connesse ai costi di acquisizione e utilizzo di queste tecnologie: il 32% dei 1.000 intervistati pone l&rsquo;esigenza di offerte tariffarie e agevolazioni specifiche per gli anziani e il 19,8% afferma che si dovrebbe rendere maggiormente disponibile il WiFi libero. Significativa anche la quota di coloro che dichiarano che gli strumenti di comunicazione e connessione sono troppo costosi per l&rsquo;acquisto e la manutenzione (16% degli intervistati).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Di grande rilievo le risposte fornite alle domande sul possesso delle credenziali per l&rsquo;accesso a siti di servizio: il 57,7% delle 669 persone che utilizzano gli strumenti digitali dichiara di possedere il Fascicolo sanitario elettronico, il 53,2% compie operazioni bancarie online; il 53% si &egrave; dotato dello Spid, il 43% accede al sito dell&rsquo;Inps e una quota prossima al 30% ha scaricato le app Immuni, Io/pago Pa o accede al sito dell&rsquo;Agenzia delle entrate. Elevato appare il giudizio positivo sull&rsquo;utilit&agrave; di questi siti di servizio: il 57,7% dei 466 utenti li considera molto utili e il 35,7% abbastanza utili.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Una domanda del questionario in particolare permette di sintetizzare molte delle indicazioni emerse dalle risposte esaminate in precedenza: interrogato sugli approcci verso gli strumenti di comunicazione e connessione digitale il 47,1% del campione di 1.000 intervistati ha manifestato un atteggiamento &ldquo;chiuso&rdquo;, mentre il 39,2% ha dichiarato un interesse verso le nuove tecnologie (il restante 13,8% si colloca su una posizione intermedia ed evidenzia le difficolt&agrave; di comprendere e seguire l&rsquo;evoluzione delle nuove tecnologie).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Tenuto conto di tutte queste indicazioni, che sono strettamente legate alla specificit&agrave; del campione intervistato nella citt&agrave; di Bologna caratterizzato da livelli di istruzione superiore pi&ugrave; elevati della media metropolitana e regionale, si pu&ograve; ipotizzare che in contesti territoriali pi&ugrave; ampi (quali la citt&agrave; metropolitana di Bologna o l&rsquo;intera regione Emilia-Romagna) la quota di popolazione anziana che evidenzia problemi nell&rsquo;accedere pienamente&nbsp; o parzialmente alla cittadinanza digitale possa raggiungere percentuali superiori al 50% del totale.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Siamo quindi in presenza di un rilevante problema di cittadinanza, che sicuramente condiziona alcuni aspetti decisivi dell&rsquo;esistenza quotidiana di queste persone e compromette le possibilit&agrave; di partecipare pienamente alla vita delle comunit&agrave; a cui appartengono. Le azioni da mettere in campo sono molteplici:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li>assicurare la possibilit&agrave; di accesso efficace alla Rete in tutto il territorio regionale;</li>&#13;
<li>aiutare economicamente e con supporti formativi le persone anziane che sono in grado di utilizzare in autonomia o con ausili le nuove tecnologie (nell&rsquo;indagine promossa dal Comune su 1.000 rispondenti il 27,2% dichiara di avere ricevuto formazione e assistenza da parte di parenti e/o conoscenti e il 22,4% avverte l&rsquo;esigenza di interventi formativi e corsi di aggiornamento);</li>&#13;
<li>prevedere forme semplici e immediatamente praticabili di delega verso familiari o altre persone di fiducia da parte di chi non &egrave; in grado per diversi motivi di accedere a queste forme di connessione.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">Assicurare la cittadinanza digitale alla popolazione anziana &egrave; importante in considerazione delle tendenze demografiche previste nei prossimi decenni nel territorio regionale e metropolitano. Tutti gli scenari indicano un&rsquo;ulteriore forte crescita della quota di persone in et&agrave; superiore a 64 anni, che dovrebbe dopo il 2040 rappresentare circa un terzo della popolazione totale; l&rsquo;incremento relativo sarebbe particolarmente accentuato nella fascia in et&agrave; pi&ugrave; avanzata (79 anni e oltre), che come l&rsquo;indagine dimostra presenta attualmente i maggiori problemi nell&rsquo;utilizzo delle tecnologie digitali.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Pi&ugrave; in generale forme di esclusione digitale sono presenti anche nella popolazione adulta, che durante la pandemia si &egrave; dovuta confrontare in molti casi e in forma repentina con inedite modalit&agrave; di smart working e di assistenza nella didattica a distanza dei figli.&nbsp; La retorica dei &ldquo;nativi digitali&rdquo; non deve inoltre occultare le molteplici forme di esclusione che la sospensione delle lezioni in presenza ha determinato per molti bambini e ragazzi.&nbsp; Indagare con accuratezza i &ldquo;vuoti&rdquo; della cittadinanza digitale in tutta la popolazione consentirebbe di conoscere meglio le faglie di vecchie e nuove fratture sociali che la pandemia ha purtroppo ampliato o determinato.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Un pieno accesso alle molteplici forme della cittadinanza digitale &egrave; quindi una condizione indispensabile per un&rsquo;effettiva attuazione dei principali obiettivi di sviluppo sostenibile, indicati dall&rsquo;Agenda 2030 delle Nazioni unite, che pongono al centro il contrasto alle disuguaglianze sociali ed economiche e la realizzazione di comunit&agrave; coese e inclusive.</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.&nbsp;</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La governance apre agli stakeholder</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/la-governance-apre-agli-stakeholder/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 14:16:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://staging.arsdue.com/la-governance-apre-agli-stakeholder/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Stakeholder. A ben vedere sembra essere questa la parola chiave per comprendere come la nuova versione del Codice di corporate governance, datata gennaio 2020, inserisca i temi della sostenibilità nei principi del governo societario e tra i doveri degli amministratori. Con l’asciuttezza che caratterizza l’intero nuovo testo, il primo Principio del Codice definisce il…</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">&#13;
	<strong>Stakeholder</strong>. A ben vedere sembra essere questa la parola chiave per comprendere come la nuova versione del <strong>Codice di corporate governance</strong>, datata gennaio 2020, inserisca i temi della sostenibilit&agrave; nei principi del governo societario e tra i doveri degli amministratori. Con l&rsquo;asciuttezza che caratterizza l&rsquo;intero nuovo testo, il primo Principio del Codice definisce il compito principale dell&rsquo;organo di amministrazione: guidare la societ&agrave; perseguendone il <strong>successo sostenibile</strong>. Gi&agrave; questa &egrave; una novit&agrave;, perch&eacute; in precedenza l&rsquo;obiettivo prioritario era la creazione di valore per gli azionisti in un orizzonte di medio-lungo periodo. Dov&rsquo;&egrave; la differenza? Bisogna andare alla definizione di successo sostenibile, fornita dallo stesso codice: si tratta sempre di creazione di valore nel lungo termine a beneficio degli azionisti, ma <em>&ldquo;tenendo conto degli interessi degli altri stakeholder rilevanti per la societ&agrave;&rdquo;</em>. E a rimarcare che non si tratta di una specificazione di poco conto, il principio 4 sancisce che l&rsquo;organo di amministrazione <em>&ldquo;promuove, nelle forme pi&ugrave; opportune, il dialogo con gli azionisti e gli altri stakeholder rilevanti per la societ&agrave;&rdquo;.</em> Come a dire che il dialogo, l&rsquo;engagement, &egrave; centrale per conoscere gli interessi degli stakeholder e quindi per il successo sostenibile dell&rsquo;impresa. Per chi ritiene che i temi di sostenibilit&agrave; debbano essere trattati al massimo livello decisionale e considerati nel formulare le strategie competitive, tutto questo suona di buona notizia, per almeno tre motivi.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il primo &egrave; che<strong> il riferimento al successo sostenibile e agli stakeholder &egrave; ora inserito nei principi del Codice, per cui tutte le societ&agrave; che lo adottano dovranno adeguare la propria governance oppure spiegare perch&eacute; non si sono allineate. </strong>In precedenza (con le revisioni introdotte nel 2015), i riferimenti alla sostenibilit&agrave; erano posizionati nei criteri applicativi, ma solo per quanto riguarda la considerazione dei rischi connessi con la sostenibilit&agrave;, e nei commenti &ndash; non vincolanti. E&rsquo; nei commenti relativi all&rsquo;istituzione di comitati che si trovava l&rsquo;invito, rivolto alle aziende del Ftse Mib, affinch&eacute; istituissero un comitato dedicato alla sostenibilit&agrave;, o attribuissero la materia a un altro comitato; invito che comunque &egrave; stato raccolto, visto che la percentuale delle aziende in linea con il Codice &egrave; salita dal circa 30% del 2015 all&rsquo;attuale circa 80%. L&rsquo;attuale formulazione sembra destinata a esercitare una pressione maggiore.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il secondo motivo &egrave; che ora il Codice non parla pi&ugrave; di sostenibilit&agrave; come elemento addizionale rispetto al dovere centrale di creazione di valore per gli azionisti, ma <strong>indica il dialogo con gli stakeholder come concreta modalit&agrave; di contribuire al perseguimento del successo sostenibile</strong>. E non vi &egrave; dubbio che lo stakeholder engagement si sia dimostrato, per le imprese che lo hanno praticato, un potente alimento di una visione d&rsquo;impresa consapevole e di un comportamento responsabile e sostenibile. Forse non l&rsquo;unica fonte di consapevolezza, ma di certo una fonte generosa, fino a oggi peraltro non molto considerata: da un&rsquo;indagine promossa da Csr manager network e Assonime nel 2017, risultava che il tema fosse tra i meno presenti tra le questioni di sostenibilit&agrave; affrontate in sede di CdA.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il terzo motivo &egrave; che <strong>il riferimento al successo sostenibile</strong>, che si porta dietro la considerazione degli stakeholder, viene<strong> ripreso e rafforzato da altri</strong> <strong>richiami</strong>: quando si parla di <em>induction</em> (formazione per gli amministratori) e a proposito di remunerazione degli amministratori esecutivi e del top management, che dovrebbero avere una retribuzione variabile legata ad obiettivi di performance finalizzati a promuovere il successo sostenibile, anche con il ricorso a parametri non finanziari.&nbsp; &nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Tutto bene, dunque? Forse no: manca del tutto la parola ambiente, ci sar&agrave; da discutere sul significato di &ldquo;tenendo in conto&rdquo; &ndash; contemperamento degli interessi degli azionisti? o considerazione funzionale a tali interessi? &ndash; e ci sar&agrave; da capire cosa significhi &ldquo;stakeholder rilevanti&rdquo;. Soprattutto, ci sar&agrave; da vedere come le imprese concretamente daranno attuazione alla lettera del codice: quali modalit&agrave; di dialogo perseguiranno, quali competenze i CdA sapranno mettere in campo. <strong>Molto da fare e da discutere, ma la direzione &egrave; quella giusta.&nbsp;</strong></p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	<em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.&nbsp;</em></p>&#13;
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/la-governance-apre-agli-stakeholder/">La governance apre agli stakeholder</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crescono le società italiane negli Indici Dow Jones Sustainability</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/crescono-le-societa-italiane-negli-indici-dow-jones-sustainability/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 14:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://staging.arsdue.com/crescono-le-societa-italiane-negli-indici-dow-jones-sustainability/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le analisi svolte periodicamente dalle agenzie internazionali di rating di sostenibilità costituiscono, per le imprese oggetto di valutazione, un aiuto prezioso nella definizione degli obiettivi e delle iniziative di sostenibilità. Rilevano infatti, attraverso metriche fondate su metodologie strutturate, punti di forza e aree di miglioramento nell’operato delle imprese. I risultati sono utilizzati dagli investitori…</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/crescono-le-societa-italiane-negli-indici-dow-jones-sustainability/">Crescono le società italiane negli Indici Dow Jones Sustainability</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Le analisi svolte periodicamente dalle agenzie internazionali di rating di sostenibilit&agrave; costituiscono, per le imprese oggetto di valutazione, un aiuto prezioso nella definizione degli obiettivi e delle iniziative di sostenibilit&agrave;. Rilevano infatti, attraverso metriche fondate su metodologie strutturate, punti di forza e aree di miglioramento nell&rsquo;operato delle imprese. I risultati sono utilizzati dagli investitori come complemento informativo per le loro decisioni di investimento e i punteggi di sintesi sono utilizzati per la costruzione di indici borsistici di sostenibilit&agrave;.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Tra gli <em>assessment</em> pi&ugrave; completi, sia per ampiezza degli argomenti valutati sia per dettagli considerati, c&rsquo;&egrave; quello svolto dall&rsquo;agenzia di rating svizzera RobecoSam, che &egrave; articolato sui tre aspetti della sostenibilit&agrave; d&rsquo;impresa: economica, sociale e ambientale. Alcuni criteri sono comuni a tutti i settori (ad esempio, <em>corporate governance, materiality, risk and crisis managent, operational ecoefficiency, occupational health and safety</em>), altri sono specifici di ciascun settore.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	L&rsquo;agenzia svizzera valuta ogni anno le performance di sostenibilit&agrave; delle imprese a maggiore capitalizzazione. Nel 2019 complessivamente a livello mondiale sono state invitate a partecipare all&rsquo;<em>assessment</em> 3.519 aziende e di queste ne sono state analizzate 2.296. Il Corporate Sustainability Assessment di RobecoSam si basa su regole e metodiche di calcolo, grazie alle quali circa mille dati/informazioni puntuali (afferenti a oltre 20 criteri e declinati tenendo conto delle differenze settoriali) vengono convertite in uno <em>score</em> complessivo. I risultati di questo <em>assessment</em> sono la base per la costituzione degli indici Dow Jones Sustainability. Lo scorso 13 settembre RobecoSam e Dow Jones hanno comunicato i nomi delle societ&agrave; che sono state incluse negli indici Dow Jones Sustainability. In particolare, sono 318 le incluse nell&rsquo;indice World 2019 (gli altri indici sono riferiti a sottoinsiemi regionali).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il Corporate Sustainability Assessment annuale di RobecoSam rappresenta per gli investitori un segnale della capacit&agrave; di creazione di valore nel medio-lungo termine basato su un approfondito <em>audit</em> delle imprese. La misura di come vengono valutate le imprese italiane ci racconta qualcosa rispetto alle loro pratiche di sostenibilit&agrave;, evidenziandone la preparazione a misurarsi con i grandi trend economico, ambientali e sociali in atto.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Complessivamente nel 2019 sono state 31 le aziende italiane invitate all&rsquo;<em>assessment</em&gt;; di queste il 74% ha partecipato attivamente rispondendo al questionario. I risultati sono particolarmente significativi: cresce il numero delle societ&agrave; italiane incluse (13 complessivamente, di cui 12 nell&rsquo;indice World, contro nove nel 2018 e sette nel 2017) e soprattutto cresce, tra le incluse, il numero delle &ldquo;<em>industry leader</em>&rdquo; (cinque quest&rsquo;anno, contro tre nel 2018 e solamente una nel 2017), che superano tutte le altre al mondo &ndash; nel rispettivo settore &ndash; quanto a performance di sostenibilit&agrave;. In tre casi il primato del 2019 conferma quello gi&agrave; ottenuto nel 2018: Pirelli, Saipem e Terna mostrano di poggiare le proprie performance su basi molto solide. In due settori l&rsquo;Italia &egrave; rappresentata nell&rsquo;indice da due societ&agrave;: &egrave; il caso delle assicurazioni, con Generali e Poste Italiane (classificata per le sue attivit&agrave; nel ramo) e delle <em>electric utilities</em>, con Enel e Terna (<em>industry leader</em>). Da segnalare il caso di Moncler, inclusa per la prima volta e gi&agrave; al vertice del settore. Considerando Cnh, di diritto inglese ma talvolta ancora ricompresa tra le italiane, tutti i numeri delle incluse si alzano di uno. Cnh &egrave; anche prima nel suo settore.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	La grande maggioranza delle societ&agrave; italiane incluse nel Dow Jones Sustainability Index World vedono i propri manager della sostenibilit&agrave; tra i soci del Csr Manager Network, che con le proprie iniziative favorisce il confronto delle esperienze pi&ugrave; avanzate e la loro condivisione anche con realt&agrave; aziendali di minore dimensione.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<p>&#13;
	<strong>Indice World: 12 incluse </strong></p>&#13;
<table align="left" border="1" cellpadding="0" cellspacing="0">&#13;
	<tbody>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					<em>Confermate </em></p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					<em>Nuovi ingressi</em></p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Enel (Electric Utilities)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Italgas (Gas utilities)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Generali (Insurance)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Moncler (Textiles apparel &amp; luxury goods)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Intesa (Banks)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Prysmian (Electrical components and equipment)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Leonardo (Aerospace &amp; defence)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Poste Italiane (Insurance)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Pirelli (Automobiles and Components)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Saipem (Energy equipment and services)&nbsp;</p>&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Snam (Oil &amp; gas storage and transportation)</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
		<tr>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					Terna (Electric Utilities)</p>&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
			<td style="width:214px;">&#13;
				<p>&#13;
					&nbsp;</p>&#13;
			</td>&#13;
		</tr>&#13;
	</tbody>&#13;
</table>&#13;
<p>&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<p>&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<p>&#13;
	&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>&#13;
<p>&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<p>&#13;
	<strong>Cinque societ&agrave; italiane risultano prime nel relativo settore:</strong></p>&#13;
<p>&#13;
	&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Punteggio (in centesimi)</p>&#13;
<p>&#13;
	Terna&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Electric Utilities&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 90</p>&#13;
<p>&#13;
	Leonardo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Aerospace &amp; defence&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;83</p>&#13;
<p>&#13;
	Moncler&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Textiles apparel &amp; luxury goods&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;85&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>&#13;
<p>&#13;
	Pirelli&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Auto components&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 85</p>&#13;
<p>&#13;
	Saipem&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Energy equipment and services&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; 75</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il punteggio non &egrave; comprabile tra settori, per via del peso rilevante delle domande <em>industry specific</em> (circa 50% del totale).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Per ulteriori dettagli si rimanda al sito <a href="https://www.robecosam.com/csa/indices/" target="_blank">https://www.robecosam.com/csa/indices/</a>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<div>&#13;
	<div id="ftn2">&#13;
		<p style="text-align: justify;">&#13;
			<em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>&#13;
	</div>&#13;
</div>&#13;
<p>&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Dichiarazione di carattere non finanziario alla prova dei fatti</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/la-dichiarazione-di-carattere-non-finanziario-alla-prova-dei-fatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, si apre una nuova era nel dibattito in corso ormai da anni sull’inclusione degli aspetti legati alla sostenibilità e all’introduzione di elementi Esg (Environment, social and governance) nelle strategie di grandi imprese e gruppi aziendali. Sebbene da alcuni decenni le questioni ambientali…</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Con l&rsquo;entrata in vigore del Decreto Legislativo 30 dicembre 2016, n. 254, si apre una nuova era nel dibattito in corso ormai da anni sull&rsquo;inclusione degli aspetti legati alla sostenibilit&agrave; e all&rsquo;introduzione di elementi Esg (Environment, social and governance) nelle strategie di grandi imprese e gruppi aziendali. Sebbene da alcuni decenni le questioni ambientali e sociali condizionino in modo sempre maggiore l&rsquo;operato delle imprese, influenzandone le logiche strategico-gestionali, le scelte produttive e i processi di innovazione, il passaggio da una rendicontazione volontaria (attraverso documenti come il bilancio di sostenibilit&agrave;, Csr report, bilancio integrato, ecc.) a una rendicontazione obbligatoria, sottoposta a giudizio di conformit&agrave;, nonch&eacute; passibile di vigilanza ed eventuali sanzioni da parte del regolatore (Consob), appare come un cambiamento culturale in grado di modificare in modo sostanziale sia le regole che gli attori del gioco.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Nello specifico, il D.Lgs. 254/2016 ha introdotto l&rsquo;obbligo di redigere e pubblicare una Dichiarazione di carattere non finanziario (&ldquo;Dnf&rdquo;) per gli enti di interesse pubblico di grandi dimensioni. La Dnf deve contenere per ogni esercizio finanziario informazioni relative ai temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva, volte ad assicurare la comprensione dell&rsquo;attivit&agrave; di impresa, del suo andamento, dei suoi risultati e dell&rsquo;impatto dalla stessa prodotta.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	La portata di questo cambiamento &egrave; tale da aver sollevato un intenso dibattito che ha coinvolto un insieme ampio di interlocutori, imprimendo una forte accelerazione al processo di integrazione tra ruoli e responsabilit&agrave; nel governo dell&rsquo;impresa, con ruoli e responsabilit&agrave; tradizionalmente legati allo sviluppo sostenibile del business.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	In considerazione di queste importanti novit&agrave;, che hanno coinvolto un numero molto ampio di soggetti (circa 200 societ&agrave; per un totale di oltre un milione e mezzo di dipendenti), Deloitte ha avviato un Osservatorio nazionale sulla rendicontazione non finanziaria con il supporto scientifico di Sda Bocconi School of Management, al fine di analizzare il fenomeno e l&rsquo;evoluzione della reportistica non finanziaria in Italia.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	La prima edizione dell&rsquo;Osservatorio ha incluso le Dnf pubblicate entro il 15 luglio 2018, relative a 194 societ&agrave;, di cui 150 quotate, 31 delle quali appartenenti al segmento Ftse Mib. La larga maggioranza del campione opera in settori industriali (142 societ&agrave;) ed &egrave; risultata essere &ldquo;<em>first-time reporter</em>&rdquo; (57%).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	In termini di scelta di collocazione della Dnf &ndash; tra le diverse opzioni offerte dalla normativa &ndash; la larga maggioranza delle societ&agrave; (78%) ha optato per un documento distinto dalla relazione sulla gestione. Elevata appare invece la varianza nel numero di pagine, con un minimo di 16 ed un massimo di ben 382 pagine, testimoniando con un dato semplice l&rsquo;estrema variet&agrave; di approcci al tema. Variet&agrave; che per&ograve; trova un elemento comune nello standard di rendicontazione adottato: tutte le societ&agrave; hanno infatti scelto le linee guida o gli standard definiti dal Gri &ndash; <em>Global Reporting Initiative</em>.</p>&#13;
<p style="text-align: center;">&#13;
	<img decoding="async" alt="" src="/wp-content/uploads/public/asvis/images/Newsletter/Approfondimenti/Dnf_grafico_1.jpg" style="width: 550px; height: 286px;" /></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	L&rsquo;analisi del primo Osservatorio si &egrave; focalizzata su tre elementi cardine della rendicontazione non finanziaria. Il primo elemento &egrave; la <strong>governance</strong> <strong>delle tematiche di sostenibilit&agrave;</strong>: nonostante anche le Linee guida CE invitino le societ&agrave; a prevedere &ldquo;<em>opportune disposizioni in materia di governance aziendale&rdquo; </em>per migliorare l&rsquo;accuratezza e completezza delle informazioni, dall&rsquo;analisi &egrave; emerso come solo il 28% delle societ&agrave; analizzate dichiari di affidare la supervisione delle tematiche di sostenibilit&agrave; a un comitato endoconsiliare.</p>&#13;
<p style="text-align: center;">&#13;
	<img decoding="async" alt="" src="/wp-content/uploads/public/asvis/images/Newsletter/Approfondimenti/Dnf_grafico_2.jpg" style="width: 590px; height: 286px;" /></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il secondo elemento riguarda <strong>l&rsquo;analisi di materialit&agrave; e il coinvolgimento degli stakeholder</strong> nella definizione delle tematiche materiali: la definizione dei temi rilevanti (cosiddetti &ldquo;materiali&rdquo;), ovvero necessari ad assicurare la comprensione dell&rsquo;attivit&agrave; di impresa, del suo andamento, dei suoi risultati e dell&#39;impatto prodotto, &egrave; un processo fondamentale al fine di assicurare la completezza della rendicontazione e quindi il rispetto delle Decreto e dei principi previsti dal Gri.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Dall&rsquo;analisi delle Dnf emerge come solo il 22% delle societ&agrave; dichiari di avere sottoposto l&rsquo;analisi di materialit&agrave; all&rsquo;approvazione del proprio Consiglio di Amministrazione o di un comitato endoconsiliare precedentemente all&rsquo;approvazione della Dnf e solo il 4% ha indicato la periodicit&agrave; di aggiornamento di tale analisi.</p>&#13;
<p style="text-align: center;">&#13;
	<img decoding="async" alt="" src="/wp-content/uploads/public/asvis/images/Newsletter/Approfondimenti/Dnf_grafico_3.jpg" style="width: 602px; height: 230px;" /></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Le analisi di materialit&agrave;, soprattutto nel caso dei <em>first-time</em> <em>reporter</em>, sono state per lo pi&ugrave; svolte internamente con il solo coinvolgimento del <em>management</em>, senza ricorrere a specifiche attivit&agrave; di stakeholder <em>engagement</em>: solo il 22% delle societ&agrave; ha infatti descritto all&rsquo;interno della Dnf attivit&agrave; di coinvolgimento diretto degli stakeholder (nei casi citati principalmente clienti, fornitori e dipendenti), con rilevanti differenze tra <em>first-time</em> e <em>long-standing reporter</em> (6% contro il 43%).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Il terzo elemento analizzato nello studio riguarda l&rsquo;<strong>inclusione dei Sustainable development goals (SDGs)</strong> delle Nazioni Unite all&rsquo;interno della Dnf e pi&ugrave; in generale la <strong>definizione di una strategia e di obiettivi inerenti a tematiche di sostenibilit&agrave;</strong>. Come prevedibile, il riferimento agli SDGs appare ancora contenuto, con appena il 21% delle societ&agrave; a farne menzione.</p>&#13;
<p style="text-align: center;">&#13;
	<img decoding="async" alt="" src="/wp-content/uploads/public/asvis/images/Newsletter/Approfondimenti/Dnf_grafico_4.jpg" style="width: 602px; height: 350px;" /></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile maggiormente citati sono: SDG 8 &#8211; Lavoro dignitoso e crescita economica (citato nel 78% dei casi), seguito da SDG 3 &#8211; Salute e benessere, SDG 7 &#8211; Energia pulita e accessibile e SDG 13 &#8211; Lotta contro il cambiamento climatico (citati nel 76% dei casi).</p>&#13;
<p style="text-align: center;">&#13;
	<img decoding="async" alt="" src="/wp-content/uploads/public/asvis/images/Newsletter/Approfondimenti/Dnf_grafico_5.jpg" style="width: 461px; height: 370px;" /></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	<img decoding="async" alt="" src="/wp-content/uploads/public/asvis/images/Newsletter/Approfondimenti/Dnf_grafico_6.jpg" style="width: 150px; height: 124px; float: left; margin-right: 5px; margin-left: 5px;" />In merito alla presenza di un piano di sostenibilit&agrave;, questo &egrave; stato riportato in appena 36 casi (il 19%), con maggiore incidenza tra i <em>long-standing reporter</em> (39%). La probabilit&agrave; di dotarsi di un piano formalizzato di sostenibilit&agrave; appare fortemente collegata alla presenza di un comitato endoconsiliare con deleghe in ambito di sostenibilit&agrave; (salendo al 40% dei casi) e alla presenza di consiglieri indipendenti in CdA (38% dei casi). Anche l&rsquo;assetto proprietario sembra giocare un ruolo in questa circostanza: le aziende statali o controllate da enti pubblici, infatti, presentano un piano di sostenibilit&agrave; nel 31% dei casi, contro il 10% delle aziende a controllo familiare.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Dall&rsquo;Osservatorio infine emerge come tutte le dimensioni sopra considerate appaiono fortemente presidiate in particolare dalle societ&agrave; appartenenti al segmento Ftse Mib. Questo non sorprende, poich&eacute; si osserva una generale correlazione tra aziende di grandi dimensioni, con governance strutturate e indipendenti e capitale pi&ugrave; aperto, e una maggiore qualit&agrave; della rendicontazione nella Dnf.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	In conclusione, la prima rilevazione dell&rsquo;Osservatorio ha delineato un quadro articolato i cui risultati permettono, comunque, di identificare i principali elementi del percorso di sviluppo intrapreso dalle imprese italiane. In particolare, questo dovrebbe partire dalla definizione di un&rsquo;adeguata governance delle tematiche di sostenibilit&agrave;, che consenta alle organizzazioni di dotarsi di processi strutturati di identificazione dei rischi e dei temi materiali (includendo il coinvolgimento degli stakeholder) e lo sviluppo di una strategia ed obiettivi a medio-lungo termine, collegati alle tematiche rilevanti e integrati nei piani industriali e nei relativi modelli incentivanti (Mbo).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Tuttavia, tale cambiamento non potr&agrave; avvenire se non con un processo di maturazione culturale: affinch&eacute; nei prossimi anni si attenui la &ldquo;doppia velocit&agrave;&rdquo; emersa oggi, infatti, &egrave; necessario un generale rafforzamento delle competenze di sostenibilit&agrave;, sia all&rsquo;interno delle funzioni aziendali preposte, sia all&rsquo;interno degli organi decisionali e di governo delle societ&agrave; coinvolte.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#13;
	Maggiori dettagli sui risultati del primo Osservatorio nazionale sulla rendicontazione non finanziaria possono essere trovati al seguente <em><a href="https://www2.deloitte.com/it/it/pages/audit/articles/osservatorio-nazionale-sulla-rendicontazione-non-finanziaria-ex-.html?cq_ck=1540308676577" target="_blank">link</a></em>.</p>&#13;
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/la-dichiarazione-di-carattere-non-finanziario-alla-prova-dei-fatti/">La Dichiarazione di carattere non finanziario alla prova dei fatti</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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