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	<title>#BuonePraticheAziende Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#BuonePraticheAziende Archivi - ASviS</title>
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	<item>
		<title>Guida all&#8217;Iwa 48: il framework Esg per un&#8217;integrazione sostenibile e competitiva nelle imprese</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/guida-alliwa-48-il-framework-esg-per-unintegrazione-sostenibile-e-competitiva-nelle-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 18:03:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Oliviero Casale, Marco Sponziello e Marco Cibien*<br />
Il recente Iso/Iwa 48:2024 (Iwa 48) fornisce un quadro di alto livello per aiutare le imprese a integrare i principi Esg nelle proprie attività di business.<br />
14 febbraio 2025</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/guida-alliwa-48-il-framework-esg-per-unintegrazione-sostenibile-e-competitiva-nelle-imprese/">Guida all&#8217;Iwa 48: il framework Esg per un&#8217;integrazione sostenibile e competitiva nelle imprese</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&rsquo;Iwa 48<a href="#_edn1" name="_ednref1">[i]</a> &egrave; un nuovo riferimento tecnico-normativo<a href="#_edn2" name="_ednref2">[ii]</a>, pubblicamente accessibile, che fornisce alle imprese un quadro metodologico di alto livello (<em>high level framework</em>) per integrare i principi <strong>Esg (<em>Environmental</em>, s<em>ocial</em>, g<em>overnance</em>)</strong> nelle strategie e nei processi aziendali. Il suo obiettivo &egrave; <strong>&#8220;supportare la gestione delle <em>performance</em> Esg, la misurazione e la rendicontazione, garantendo coerenza, comparabilit&agrave; e affidabilit&agrave; a livello globale&#8221;</strong>.</p>&#13;
<p>Uno degli elementi distintivi dell&rsquo;Iwa 48 &egrave; la sua <strong>scalabilit&agrave;</strong>: il <em>framework</em> &egrave; infatti <strong>applicabile a organizzazioni di ogni dimensione e settore</strong>, comprese <strong>Pmi e aziende operanti in Paesi in via di sviluppo</strong>. La sua struttura flessibile consente alle imprese di <strong>personalizzare il livello di applicazione Esg in base alla propria maturit&agrave; aziendale</strong>, permettendo una transizione progressiva verso pratiche pi&ugrave; avanzate e integrate. Sebbene, per sua natura, non sia una norma tecnica (<em>standard</em>) certificabile, l&#8217;Iwa 48 &egrave; <strong>complementare ai principali <em>framework</em> Esg e ai requisiti internazionali di rendicontazione pi&ugrave; diffusi</strong>, fornendo un metodo pratico per la gestione e il miglioramento continuo della sostenibilit&agrave; aziendale. Non per ultimo, esso di inserisce in una precisa strategia di lungo periodo di Iso finalizzata a supportare le imprese e le organizzazioni nel loro <strong>percorso di sostenibilit&agrave;<a href="#_edn3" name="_ednref3">[iii]</a></strong>.</p>&#13;
<p>Un aspetto chiave dell&#8217;Iwa 48 &egrave; inoltre la sua capacit&agrave; di supportare le imprese nella <strong>creazione di valore sostenibile, contribuendo non solo al rispetto degli obblighi di <em>compliance</em> e di <em>reporting</em>, ma anche al bene comune (<em>common good</em>)</strong>. Il concetto di bene comune &egrave; stato recentemente definito nella norma Iso 56000:2025<a href="#_edn4" name="_ednref4">[iv]</a> ed &egrave; pertanto considerato all&#8217;interno dell&rsquo;emergente disciplina della gestione dell&#8217;innovazione (<em>innovation management</em>), in particolare come parte delle finalit&agrave; e degli impatti dell&#8217;innovazione stessa. Tale norma definisce il bene comune come il &#8220;<strong><em>beneficio per tutte le parti interessate</em></strong>&#8221; e specifica che esso pu&ograve; includere aspetti economici, ambientali, di <em>governance</em>, sociali e culturali, sottolineando altres&igrave; come l&#8217;etica giochi un ruolo fondamentale nella (ri)distribuzione del valore. Quest&rsquo;ultimo aspetto apre un&rsquo;interessante prospettiva sul binomio &ndash; a parere degli autori ineliminabile &ndash; sostenibilit&agrave;-innovazione.</p>&#13;
<p><strong>Obiettivi dell&#8217;Iwa 48</strong></p>&#13;
<p>Gli obiettivi del documento sono essenzialmente quattro:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>&#8220;Definire un quadro di riferimento per integrare i principi Esg nella strategia aziendale&#8221;</strong>, garantendo un approccio strutturato e misurabile​;</li>&#13;
<li><strong>&#8220;Fornire strumenti per la misurazione e il <em>reporting</em> delle <em>performance</em> Esg&#8221;</strong>, per migliorare trasparenza e <em>accountability</em>​;</li>&#13;
<li><strong>&#8220;Facilitare la comparabilit&agrave; dei dati Esg tra aziende e settori&#8221;</strong>, grazie a un modello di misurazione standardizzato​;</li>&#13;
<li><strong>&#8220;Contribuire al raggiungimento degli SDGs&#8221;</strong>, allineando le strategie aziendali agli obiettivi ONU di sviluppo sostenibile​.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p><strong>Principi Fondamentali dell&#8217;Iwa 48</strong></p>&#13;
<p>L&rsquo;Iwa 48 si basa su una serie di <strong>principi guida</strong>, che costituiscono il fondamento logico (<em>rationale</em>) per sviluppare strategie Esg solide e credibili.</p>&#13;
<p><strong>Integrit&agrave; e trasparenza</strong></p>&#13;
<p>Il documento sottolinea l&rsquo;importanza dell&rsquo;integrit&agrave; nella gestione Esg, affermando che <strong>&#8220;le decisioni Esg devono essere prese in modo trasparente e responsabile, evitando conflitti di interesse e garantendo che i dati siano affidabili e verificabili&#8221;</strong>.</p>&#13;
<p>Inoltre, viene enfatizzato che <strong>&#8220;la trasparenza non si limita alla pubblicazione dei <em>report</em> Esg, ma include anche la condivisione delle metodologie di raccolta dati e il coinvolgimento degli <em>stakeholder</em> (<em>stakeholder engagement</em>) nei processi decisionali&#8221;</strong>.</p>&#13;
<p><strong>Orientamento ai risultati e materialit&agrave;</strong></p>&#13;
<p>L&rsquo;Iwa 48 adotta un approccio <strong>orientato ai risultati</strong>, con un focus specifico sulla materialit&agrave; Esg. Il documento specifica che <strong>&#8220;le valutazioni di materialit&agrave; devono considerare sia la materialit&agrave; finanziaria (<em>outside-in</em>) sia la materialit&agrave; di impatto (<em>inside-out</em>), fornendo una visione bilanciata dei rischi e delle opportunit&agrave; Esg&#8221;</strong>.</p>&#13;
<p><strong>La doppia materialit&agrave;</strong></p>&#13;
<p>La <strong>Iwa 48</strong> riconosce la <strong>doppia materialit&agrave; (</strong><strong><em>double m</em></strong><strong><em>ateriality</em></strong><strong>)</strong> come un principio chiave per un&rsquo;analisi Esg completa e allineata ai principali <em>framework</em> tecnico-normativi. Questo concetto si basa sulla distinzione tra <strong>materialit&agrave; finanziaria</strong> (<em>financial materiality</em>) e <strong>materialit&agrave; degli impatti (</strong><strong><em>impact ma</em></strong><strong><em>teriality</em></strong><strong>)</strong>, entrambi essenziali per una rendicontazione efficace.</p>&#13;
<p>La <strong>materialit&agrave; finanziaria</strong> si concentra sugli aspetti Esg che influenzano direttamente la posizione economico-finanziaria dell&rsquo;organizzazione. Ci&ograve; include, ad esempio, l&rsquo;esposizione ai rischi climatici, gli effetti delle normative ambientali, le variazioni nei costi delle risorse e altri fattori che possono incidere sulla <em>performance</em> aziendale e sulla capacit&agrave; di attrarre investimenti.</p>&#13;
<p>La <strong>materialit&agrave; d&rsquo;impatto</strong>, invece, considera gli effetti che l&rsquo;organizzazione genera su ambiente, persone e loro diritti. Questo approccio analizza, ad esempio, l&#8217;impatto delle operazioni aziendali sulla biodiversit&agrave;, sui diritti umani, sulle condizioni di lavoro e sulle comunit&agrave;, anche se tali aspetti non hanno conseguenze dirette/immediate sulla situazione finanziaria dell&rsquo;azienda.</p>&#13;
<p>La <strong>doppia materialit&agrave;</strong> rappresenta l&rsquo;integrazione di questi due approcci: un&rsquo;impresa non solo deve comprendere come i fattori Esg influiscano sulle proprie <em>performance</em> finanziarie, ma anche valutare il proprio impatto sul mondo esterno. Questo principio &egrave; particolarmente rilevante per il <strong>quadro normativo europeo</strong>, come richiesto nella <strong><em>Corporate sustainability reporting directive</em></strong><strong> (C</strong><strong>srd</strong><strong>)</strong> e pi&ugrave; specificamente dettaglio dai relativi <strong><em>European sustainability reporting standards</em></strong> (Esrs)<a href="#_edn5" name="_ednref5">[v]</a>.</p>&#13;
<p>L&rsquo;<strong>Iwa</strong><strong> 48</strong> evidenzia inoltre come i <em>framework</em> internazionali adottino approcci differenti: mentre gli <em>standard</em> anglo-americani <strong>Ifrs-Sasb</strong><a href="#_edn6" name="_ednref6"><strong>[vi]</strong></a><strong> </strong>si concentrano prevalentemente sulla <strong>materialit&agrave; finanziaria</strong>, la <strong>Csrd</strong> dell&rsquo;Ue<a href="#_edn7" name="_ednref7">[vii]</a> incorpora entrambi gli aspetti, riflettendo appieno, sin dal principio, il concetto di <strong>doppia materialit&agrave;</strong>.</p>&#13;
<p>La <strong>matrice di materialit&agrave;</strong> (o di doppia rilevanza) rappresenta il <strong>risultato finale di un&rsquo;analisi Esg strutturata</strong>, che coinvolge non solo l&rsquo;impresa stessa, ma anche una <strong>pluralit&agrave; di soggetti (<em>c.</em></strong><strong><em>d. s</em></strong><strong><em>takeholder)</em></strong><strong><em>. </em></strong>Questo strumento costituisce un&rsquo;importante opportunit&agrave; per <strong>rivedere le strategie aziendali</strong>, allineandole a <strong>obiettivi pi&ugrave; ambiziosi</strong> e favorendo un&#8217;evoluzione dei modelli di business sempre pi&ugrave; orientati alla <strong>sostenibilit&agrave; e alla visione di lungo termine (<em>long-termism</em>)</strong>.</p>&#13;
<p><strong>Equit&agrave; e responsabilit&agrave;</strong></p>&#13;
<p>Il documento afferma che <strong>&#8220;la sostenibilit&agrave; deve essere bilanciata tra gli interessi degli <em>stakeholder</em>, tenendo conto dei rischi e delle opportunit&agrave; a breve e lungo termine&#8221;</strong>.</p>&#13;
<p>Inoltre, viene ribadita l&#8217;importanza di una <em>governance</em> Esg robusta, per garantire che gli impegni di sostenibilit&agrave; non siano trattati come iniziative isolate, ma secondo una visione sistemica/olistica, nonch&eacute; come parte integrante della strategia aziendale. <strong>&#8220;Un&#8217;analisi continua dei rischi e delle opportunit&agrave; deve essere integrata nei processi decisionali dell&#8217;organizzazione&#8221;</strong>, creando cos&igrave; un modello di <em>governance</em> sostenibile nel lungo periodo.</p>&#13;
<p><strong>Approfondimento sulle fasi dell&rsquo;implementazione dell&rsquo;Iwa 48</strong></p>&#13;
<p>L&rsquo;implementazione dei principi Esg tramite l&rsquo;Iwa 48 segue un processo strutturato in <strong>sei fasi iterative</strong>, garantendo il miglioramento continuo della sostenibilit&agrave; aziendale.</p>&#13;
<ol>&#13;
<li><strong> Definizione della strategia Esg</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p>L&rsquo;organizzazione stabilisce le proprie priorit&agrave; in materia di sostenibilit&agrave;, in termini di impatti ambientale, sociale e di <em>governance</em>, allineandole agli obiettivi di alto livello aziendali (e.g. pratiche di <em>due diligence </em>e <em>risk management</em> gi&agrave; in essere). In questa fase si conduce un&rsquo;analisi degli <em>stakeholder</em> per comprendere le loro esigenze e aspettative e coinvolgerli nei processi Esg, per quanto appropriato.</p>&#13;
<ol start="2">&#13;
<li><strong> Identificazione dei rischi e opportunit&agrave; Esg</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p>In questa fase l&rsquo;analisi Esg deve <strong>bilanciare rischi e opportunit&agrave;</strong>, trasformando le minacce in vantaggi competitivi. Una gestione strategica consente di ridurre vulnerabilit&agrave; e costi, mentre l&#8217;integrazione Esg pu&ograve; migliorare la resilienza e attrarre investimenti. Il coinvolgimento degli <em>stakeholder</em> rafforza trasparenza e innovazione, garantendo una crescita sostenibile.</p>&#13;
<ol start="3">&#13;
<li><strong> Definizione di metriche e Kpi Esg</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p>L&#8217;Iwa 48 sottolinea che &#8220;i dati quantitativi standardizzati e le informazioni valutabili qualitativamente giocano un ruolo cruciale nel panorama Esg globale&#8221;. Le aziende devono quindi adottare Kpi Esg conformi <em>ai</em> framework<em> </em>e standard internazionali per monitorare le proprie performance e indirizzare appropriatamente le inevitabili di <em>data-</em> e <em>knowledge-management</em> correlate.</p>&#13;
<ol start="4">&#13;
<li><strong> Implementazione delle azioni Esg</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p>L&rsquo;integrazione della sostenibilit&agrave; nei processi aziendali avviene attraverso delle politiche Esg, compresi formazione del personale e miglioramento delle relazioni e scambio di dati e informazioni nell&rsquo;ambito delle catene del valore.</p>&#13;
<ol start="5">&#13;
<li><strong> Monitoraggio e miglioramento continuo</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p>Le performance Esg devono quindi essere monitorate e analizzate attraverso audit e valutazioni periodiche. &#8220;<strong>L&rsquo;implementazione del <em>framework</em> Esg pu&ograve; migliorare e accelerare le strategie e le azioni organizzative orientate alla sostenibilit&agrave;</strong>&#8220;.</p>&#13;
<ol start="6">&#13;
<li><strong> Reportistica e trasparenza Esg</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p>L&rsquo;Iwa 48 enfatizza l&rsquo;importanza di redigere <em>report</em> Esg conformi a <em>framework </em>e <em>standard</em> internazionali come Gri<a href="#_edn8" name="_ednref8">[viii]</a> e Ifrs-Sasb, nonch&eacute; alla gi&agrave; citata Csrd. La trasparenza e la verificabilit&agrave; dei dati migliorano la fiducia degli <em>stakeholder</em>, facilitando l&rsquo;accesso alla finanza sostenibile.</p>&#13;
<p>L&rsquo;intero processo di implementazione dei temi Esg mediante l&#8217;Iwa 48 si configura dunque come un ciclo iterativo e dinamico, in cui ogni fase rafforza la successiva per garantire un impatto positivo e una crescita sostenibile nel lungo termine.</p>&#13;
<p><strong>Struttura dei Kpi Esg nell&#8217;Iwa 48</strong></p>&#13;
<p>Il seguente prospetto riporta dei possibili <strong><em>Key performance indicators</em> (Kpi)</strong>, suddivisi nelle tre macro-aree della sostenibilit&agrave;: <strong>ambientale (E), sociale (s) e governance (g)</strong>. Gli indicatori sono progettati per essere <strong>misurabili, comparabili</strong> e <strong>scalabili</strong>, adattandosi a organizzazioni di diverse dimensioni e settori.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/Kpi_ESG.jpg" alt="" width="70%" /></p>&#13;
<p><strong>L&#8217;importanza della standardizzazione dei Kpi Esg</strong></p>&#13;
<p>L&#8217;Iwa 48 enfatizza che <strong>&#8220;la misurazione standardizzata attraverso Kpi opportunamente definiti consente alle imprese di confrontare le proprie <em>performance</em> Esg con <em>benchmark</em> di settore, migliorando la qualit&agrave; e la credibilit&agrave; delle informazioni e identificando l&rsquo;insieme di rischi e opportunit&agrave; per ottimizzare la strategia aziendale&#8221;</strong>​.</p>&#13;
<p>Grazie a questa struttura, le aziende possono:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Migliorare la coerenza nella misurazione Esg</strong>, grazie all&rsquo;adozione di Kpi comparabili a livello globale</li>&#13;
<li><strong>Supportare la rendicontazione Esg</strong>, rendendo pi&ugrave; trasparenti le informazioni condivise con gli <em>stakeholder</em></li>&#13;
<li><strong>Adattarsi gradualmente agli <em>standard</em> Esg internazionali</strong>, rafforzando il proprio posizionamento di mercato</li>&#13;
</ul>&#13;
<p><strong>Modello di maturit&agrave; Esg secondo la norma Iwa 48</strong></p>&#13;
<p>L&rsquo;Iwa 48 introduce un <strong>modello di maturit&agrave; Esg</strong> per aiutare le imprese a comprendere il proprio livello di integrazione della sostenibilit&agrave; e identificare le azioni necessarie per migliorare progressivamente la propria <em>performance</em> Esg. Questo modello si basa sul principio che <strong>&#8220;l&rsquo;implementazione della sostenibilit&agrave; non &egrave; un processo statico, ma un&rsquo;evoluzione continua che coinvolge progressivamente tutte le aree aziendali&#8221;</strong>.</p>&#13;
<p>L&#8217;obiettivo del modello di maturit&agrave; Esg &egrave; fornire alle organizzazioni una <em>roadmap</em> per valutare il proprio stato attuale e pianificare strategie per avanzare verso livelli superiori di integrazione e prestazione Esg. L&rsquo;Iwa 48 sottolinea che <strong>&#8220;l&rsquo;Esg non &egrave; un risultato binario (<em>pass</em>/<em>fail</em>), ma un percorso di crescita progressiva&#8221;</strong>.</p>&#13;
<p><strong>I quattro livelli del modello di maturit&agrave; Esg</strong></p>&#13;
<p>L&#8217;Iwa 48 propone una <strong>matrice di quattro livelli di maturit&agrave;</strong>, che descrive il progresso delle organizzazioni nel tempo e i risultati differenziali per la societ&agrave; e l&rsquo;ambiente. Questo approccio permette alle aziende di <strong>identificare il proprio livello di maturit&agrave; attuale e pianificare strategie per avanzare nel percorso Esg</strong>.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Approfondimenti/ESG_IWA_tab.jpg" alt="" width="70%" /></p>&#13;
<p><strong>Crescita della maturit&agrave; Esg e benefici aziendali</strong></p>&#13;
<p>L&#8217;Iwa 48 evidenzia che il progresso nella maturit&agrave; Esg genera benefici concreti sia per le imprese che per la societ&agrave;. Un approccio Esg strutturato &ldquo;<strong>facilita l&rsquo;accesso ai capitali, rafforzando la fiducia degli investitori e migliorando la trasparenza delle performance sostenibili</strong>&rdquo;. Inoltre, contribuisce ad &ldquo;<strong>aumentare la competitivit&agrave; nel mercato globale, rispondendo alle richieste degli <em>stakeholder</em> e agli obblighi di <em>compliance </em>emergenti</strong>&rdquo;. L&rsquo;integrazione efficace dei temi Esg &ldquo;<strong>riduce i rischi normativi e reputazio</strong>nali&rdquo; e favorisce un ambiente di lavoro pi&ugrave; attrattivo, &ldquo;rafforzando il coinvolgimento e la motivazione dei dipendenti&rdquo;. Il <strong>modello di maturit&agrave; Esg </strong>proposto dall<strong>&rsquo;</strong>Iwa 48 fornisce quindi &ldquo;una guida per <strong>trasformare la sostenibilit&agrave; in un vantaggio competitivo</strong>, supportando le organizzazioni in un percorso di crescita progressiva e strutturata&rdquo;.</p>&#13;
<p><strong>Conclusioni</strong></p>&#13;
<p>L&rsquo;adozione dell&rsquo;Iso Iwa 48 migliora la gestione Esg e la qualit&agrave; della rendicontazione, generando un <strong>impatto positivo sugli <em>stakeholder</em> e sulle comunit&agrave;</strong> in cui le organizzazioni operano. L&rsquo;applicazione efficace del <strong><em>framework</em></strong> rafforza la fiducia di investitori, clienti, dipendenti e istituzioni, contribuendo alla costruzione di un <strong>ecosistema sostenibile e inclusivo</strong>.</p>&#13;
<p>Oltre alla <em>compliance</em> normativa, l&rsquo;<strong>integrazione strutturata degli Esg </strong>attraverso l&#8217;Iwa 48 favorisce la creazione di valore per il <strong>bene comune</strong>, migliorando l&#8217;ecosistema ambientale e sociale. La misurazione standardizzata e la rendicontazione trasparente facilitano l&rsquo;<strong>accesso ai capitali sostenibili</strong>, consolidando la resilienza aziendale e riducendo i rischi reputazionali. Questo approccio promuove uno sviluppo equo e inclusivo, con impatti positivi sulla societ&agrave; e sul pianeta.</p>&#13;
<p>Pur essendo in una fase iniziale di diffusione, l&rsquo;IWA 48 ha il potenziale per diventare un riferimento centrale nella gestione Esg, offrendo alle organizzazioni un <strong>quadro di alto livello, scalabile e pratico</strong>. Il suo valore va oltre la mera <em>compliance</em> normativa, guidando le imprese verso una crescita sostenibile e competitiva.</p>&#13;
<p>Autori*</p>&#13;
<ul>&#13;
<li><strong>Oliviero Casale</strong>: <em>General manager di UniProfessioni ed esperto di sistemi di gestione dell&rsquo;innovazione. &Egrave; Componente del Cts di Nezt Eu Association e delegato Fondazione Communia su normazione e figure professionali</em></li>&#13;
<li><strong>Marco Sponziello</strong>: <em>docente all&rsquo;Universit&agrave; del Salento per Geografia economica e Presidente di Next Eu Association. Nel 2025 &egrave; stato nominato Ambasciatore del Patto europeo per il clima, un&rsquo;iniziativa della Commissione Europea (Pact).</em></li>&#13;
<li><strong>Marco Cibien</strong>: <em>Training &amp; sustainable transition manager di Icim Consulting Srl (Icim Group), esperto di normazione, sistemi di gestione e modelli di governance, valutazione della conformit&agrave;, professioni</em></li>&#13;
</ul>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p><a href="#_ednref1" name="_edn1">[i]</a> Iso/Iwa 48:2024 &#8211; <a href="https://www.iso.org/standard/89240.html">Framework for implementing environmental, social and governance (Esg) principles</a></p>&#13;
<p>I Principi di implementazione Esg dell&#8217;Iso (Iwa 48) sono una struttura e un insieme di principi di alto livello progettati per guidare le organizzazioni nell&#8217;implementazione e nell&#8217;integrazione delle pratiche ambientali, sociali e di governance (Esg) all&#8217;interno della loro cultura organizzativa. Questo documento supporta la gestione delle performance Esg e facilita la misurazione e la rendicontazione nell&#8217;ambito dei quadri normativi esistenti, consentendo coerenza, comparabilit&agrave; e affidabilit&agrave; della rendicontazione e delle pratiche Esg a livello globale</p>&#13;
<p><a href="#_ednref2" name="_edn2">[ii]</a> IWA = ISO <em>Workshop Agreement</em>. Si tratta di documenti pre-normativi, principalmente elaborati per rispondere ad esigenze impellenti del mercato. <a href="https://www.iso.org/deliverables-all.html#IWA">Link per maggiori informazioni</a></p>&#13;
<p><a href="#_ednref3" name="_edn3">[iii]</a> In tale prospettiva, il documento andrebbe letto e applicato congiuntamente ai seguenti due ulteriori riferimenti pubblicamente accessibili:</p>&#13;
<p>Iso/Iwa 42:2022 &#8211; <a href="https://www.iso.org/en/contents/data/standard/08/50/85089.html">Net zero guidelines</a></p>&#13;
<p>Iso/Undp Pas 53002:2024 &#8211; <a href="https://www.iso.org/standard/87945.html">Guidelines for contributing to the United nations sustainable development goals (SDGs)</a>&nbsp;</p>&#13;
<p><a href="#_ednref4" name="_edn4">[iv]</a> Iso 56000:2025 &#8211; <a href="https://www.iso.org/standard/84436.html">Innovation management &#8211; Fundamentals and vocabulary</a></p>&#13;
<p><a href="#_ednref5" name="_edn5">[v]</a> Esrs: Direttiva (Ue) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022 che modifica il regolamento (UE) n. 537/2014, la direttiva 2004/109/CE, la direttiva 2006/43/CE e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilit&agrave; (Testo rilevante ai fini del SEE)</p>&#13;
<p><a href="#_ednref6" name="_edn6">[vi]</a> Ifrs-Sasb: <a href="https://sasb.ifrs.org/about/">Gli standard dell&rsquo;organizzazione no profit indipendente Sustainability accounting standards board (Sasb)</a> identificano le questioni ambientali, sociali e di governance (ESG) pi&ugrave; rilevanti per le prestazioni finanziarie in 77 settori</p>&#13;
<p><a href="#_ednref7" name="_edn7">[vii]</a> Csrd: Direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022 che modifica il regolamento (UE) n. 537/2014, la direttiva 2004/109/CE, la direttiva 2006/43/CE e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilit&agrave;</p>&#13;
<p><a href="#_ednref8" name="_edn8">[viii]</a> Gli <a href="https://www.globalreporting.org/how-to-use-the-gri-standards/gri-standards-italian-translations/">Standard Gri</a> rappresentano le buone pratiche per la reportistica pubblica in merito a una gamma di impatti economici, ambientali e sociali. La rendicontazione di sostenibilit&agrave; basata sugli standard fornisce informazioni sui contributi positivi o negativi di un&rsquo;organizzazione allo sviluppo sostenibile</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.&nbsp;</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/guida-alliwa-48-il-framework-esg-per-unintegrazione-sostenibile-e-competitiva-nelle-imprese/">Guida all&#8217;Iwa 48: il framework Esg per un&#8217;integrazione sostenibile e competitiva nelle imprese</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<title>Aumentare il benessere dei dipendenti è la soluzione di molti problemi sociali</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/aumentare-il-benessere-dei-dipendenti-e-la-soluzione-di-molti-problemi-sociali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:17:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal3]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal8]]></category>
		<category><![CDATA[#articoli_goal9]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Remo Lucchi, Presidente advisory board Eumetra<br />
Preoccupa il fatto che nessun ente pubblico si stia occupando del distacco dalle tematiche di sostenibilità. L’occuparsi del benessere dei dipendenti valorizza professionalità e risultati aziendali.<br />
22 luglio 2024</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/aumentare-il-benessere-dei-dipendenti-e-la-soluzione-di-molti-problemi-sociali/">Aumentare il benessere dei dipendenti è la soluzione di molti problemi sociali</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">I segnali di tensione si stanno aggravando, senza indizi di rimedi. Parliamo della <strong>crescita delle tensioni sociali</strong>, a seguito dell&rsquo;aumento delle contrapposizioni. Le variabili innescanti hanno a che fare con la delusione delle proprie <strong>prospettive di benessere</strong>, e con il conseguente aumento della centratura della propria esistenza su di s&eacute;. Ne consegue una sorta di naturale contrapposizione con gli altri. E tanto pi&ugrave; le attese di benessere non sono soddisfatte, anzi, tanto pi&ugrave; gli egocentrismi aumentano, e l&rsquo;etica ed il rispetto e le relazionalit&agrave; positive si contraggono.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ci siamo pi&ugrave; volte occupati di questo tema. Ricordiamo brevemente gli <strong>elementi innescanti</strong>:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li>In questi ultimi tre lustri, con forte progressione la grande maggioranza delle <strong>giovani generazioni </strong>che sono entrate nell&rsquo;adultit&agrave;, hanno decisamente pi&ugrave; studiato che in passato: nella quasi totalit&agrave; hanno acquisito un&rsquo;istruzione medio-superiore; ben pochi, per&ograve;, si sono laureati;</li>&#13;
<li>Quindi <strong>individui cresciuti culturalmente</strong>, e con forte desiderio di protagonismo e di partecipazione; con massima centratura su di s&eacute;: avendo interrotto la formazione culturale, la componente dell&rsquo;etica, e del rispetto degli altri &ndash; <em>frutto della cultura</em> &#8211; non si &egrave; pi&ugrave; di tanto sviluppata;</li>&#13;
<li>Ma contemporaneamente <strong>il contesto economico ha avuto progressivi problemi</strong> &#8211; <em>innescati dalla globalizzazione, e dalle ripetute crisi finanziarie</em> &ndash; e buona parte di queste <strong>nuove generazioni sono &ldquo;cadute&rdquo; nel precariato</strong>, con elevata perdita di percezione di benessere rispetto alle attese. Forti delusioni, rispetto alle aspettative di protagonismo, che ha provocato &ndash; <em>come si &egrave; accennato</em> &#8211; arrabbiature, centrature su di s&eacute;, populismo, contrapposizioni;</li>&#13;
<li>E stante la continuit&agrave; di queste problematiche, la progressiva contrazione della percezione di benessere e l&rsquo;aumento della centratura su di s&eacute; hanno provocato un <strong>distacco progressivo anche verso tutte le problematiche della Sostenibilit&agrave; (del futuro degli &ldquo;altri&rdquo; non si ha interesse).</strong></li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Situazione sociale non accettabile</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Il progressivo distacco da tutte le problematiche di sostenibilit&agrave; non &egrave; ovviamente accettabile: all&rsquo;interno dei segmenti che hanno attivismo sociale, ormai la maggioranza sta assumendo questa posizione di allontanamento da queste problematiche sociali. Problematiche che hanno a che fare peraltro un po&rsquo; con tutti gli <strong>Obiettivi dell&rsquo;Agenda 2030</strong>, sia connessi con l&rsquo;ambiente, che con il rispetto degli altri, le problematiche di inclusione, di aiuto. Tutti temi che hanno a che fare con la vita futura. In altri termini: siamo di fronte a una situazione non accettabile.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Quello che <strong>preoccupa &egrave; che nessuna entit&agrave; pubblica sta facendo diagnosi di questa situazione</strong>, e quindi nessuno si sta preoccupando delle conseguenze.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Si osserva che sul tema della sostenibilit&agrave; sono state poste alle aziende produttrici delle regole da rispettare, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze per l&rsquo;ambiente. Ma quand&rsquo;anche tutte le aziende si comportassero bene, se la maggioranza degli individui consumatori avesse &ndash; <em>come in effetti ha</em> &ndash; atteggiamenti di noncuranza, a seguito della centratura su di s&eacute; per disagi da assenza di percezione soddisfacente di benessere, <strong>i problemi certamente non verrebbero risolti</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema economico e la percezione di benessere (nel contesto sia lavorativo che privato)</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Quindi il problema da risolvere ha a che fare con la <strong>percezione di benessere</strong>: fare in modo che si percepisca una soddisfazione crescente.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Nei confronti del sistema economico c&rsquo;&egrave; una forte attesa di aiuti per una soluzione di questo tipo. In effetti non ci si aspetta altro che le aziende &#8211; <em>oltre a fare bene il loro classico mestiere di far bene prodotti e servizi</em>, <em>a prezzi corretti </em>&ndash; si assumano aggiuntivamente della <strong>responsabilit&agrave; sociale</strong>, per trovare soluzioni di rimedio a questi problemi. Non si vedono altre soluzioni.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Ed in effetti fra le varie attese,<strong> </strong>quella pi&ugrave; elevata &egrave; che le<strong> aziende si pongano l&rsquo;obiettivo di promuovere e mantenere il pi&ugrave; alto grado di benessere fisico, psicologico e sociale dei propri dipendenti.</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>L&rsquo;occuparsi del benessere dei propri dipendenti</strong>, in tutte le manifestazioni della propria esistenza, <strong>private e professionali</strong>, &egrave; in realt&agrave; il metodo pi&ugrave; efficace per raggiungere i <strong>due obiettivi fondamentali</strong>:</p>&#13;
<ol style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong>Avere dei ritorni professionali particolarmente interessanti per l&rsquo;azienda, </strong>sia per l&rsquo;incremento della formazione, sia per la gratitudine per l&rsquo;investimento;</li>&#13;
<li><strong> </strong>Fare in modo che i dipendenti percepiscano un <strong>significativo incremento del proprio benessere</strong> nella propria vita complessiva, non solo professionale, ed assumano un atteggiamento sociale meno egocentrico, e pi&ugrave; etico. <strong>Di conseguenza, con atteggiamenti decisamente pi&ugrave; disponibili verso le problematiche della sostenibilit&agrave;.</strong></li>&#13;
</ol>&#13;
<p style="text-align: justify;">Nell&rsquo;occuparsi del benessere dei propri dipendenti, si deve tenere conto dell&rsquo;insieme di tutte le manifestazioni della propria esistenza: il <strong>benessere fisico</strong>, quello <strong>relazionale</strong>, quello <strong>economico</strong>, quello <strong>professionale</strong>.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">Per raggiungere quindi il <strong>benessere complessivo</strong> &ndash; <em>che &egrave; quello che conta</em> &ndash; bisogna agire in tutte le direzioni, e verificare poi gli esiti degli interventi di sostegno posti in atto.</p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal punto di vista operativo</strong> si deve procedere in due momenti, <strong><u>uno ex ante </u></strong>ed <strong><u>uno post </u></strong>rispetto agli interventi:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong><u>Ex ante</u></strong>: prima dell&rsquo;avvio degli interventi &egrave; necessario fare una corretta diagnosi dello <em>&ldquo;status quo&rdquo;</em> di ogni individuo, su tutte le aree tematiche che hanno un potenziale attivismo nel determinare il benessere. Si tratta ovviamente di analizzare per ciascuno <strong>la posizione verso tutti gli ingredienti che hanno a che fare con l&rsquo;area professionale;</strong> <strong>ma anche di esaminare la posizione verso tutte le aree che hanno a che fare con la vita privata</strong>. E ci&ograve; per due ovvi motivi:</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">&#8211; Per <strong>ottimalizzare tutte le aree di intervento</strong> destinate all&rsquo;obiettivo di benessere complessivo, <strong>professionali </strong>e <strong>connesse a tutti gli aspetti attivi della vita privata;</strong></p>&#13;
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8211; </strong>Per fare una corretta misurazione &#8211; <strong>attraverso una ricerca</strong> -, ed avere una affidabile valutazione del punto di partenza, prima dell&rsquo;avvio degli interventi (per poi fare confronti).</p>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong><u>Post</u></strong>: dopo un periodo sufficientemente prolungato di interventi, &egrave; necessario fare una verifica dello status raggiunto, conducendo la stessa analisi fatta ex ante (<strong>ricerca identica</strong>), su entrambe le aree analizzate, quella professionale, e quella cosiddetta &ldquo;privata&rdquo; (e fare confronti).</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">Le variabili da analizzare possono ovviamente essere diverse da azienda ad azienda:</p>&#13;
<ul style="text-align: justify;">&#13;
<li><strong>Per le variabili professionali</strong>: in dipendenza del settore, delle dimensioni dell&rsquo;azienda, dei ruoli dell&rsquo;individuo, della sua anzianit&agrave; professionale, della localit&agrave; geografica;</li>&#13;
<li><strong>Per le variabili &ldquo;private&rdquo;</strong>: in dipendenza dell&rsquo;et&agrave;, della cultura, dello status familiare (ma anche del settore aziendale, delle dimensioni aziendali, del ruolo, della distanza dall&rsquo;Azienda in cui lavora&hellip;).</li>&#13;
</ul>&#13;
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: justify;"><em>Nella sezione &ldquo;approfondimenti&rdquo; offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l&rsquo;Alleanza. Per proporre articoli scrivere a&nbsp;<a href="mailto:redazioneweb@asvis.it" target="_blank" rel="noopener">redazioneweb@asvis.it</a>. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa pi&ugrave; grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti.</em></p>
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		<title>Il Rapporto Macrotrends tra l’era dell’AI ubiqua e la nuova governance dello spazio</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/il-rapporto-macrotrends-tra-lera-dellai-ubiqua-e-la-nuova-governance-dello-spazio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Harvard Business Review Italia ha pubblicato l’analisi delle tendenze più significative dei prossimi anni. Un manuale per supportare i leader e le imprese a “competere in un mondo diviso”. [Da FUTURAnetwork] 5/12/25</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&ldquo;Oggi prevale un sentimento generale di inquietudine, se non di ansia o di paura, rispetto alle <strong>manifestazioni del &lsquo;grande disordine&rsquo;</strong> che caratterizza il nostro tempo. I grandi equilibri politici mondiali sono turbati da conflitti attuali, ma anche potenziali, di vasta portata, n&eacute; mancano punti di crisi pi&ugrave; localizzati&rdquo;. &Egrave; il quadro che emerge dal <a href="https://www.hbritalia.it/riviste/2025/12/01/rivista/oltre-il-grande-disordine-16438/"><strong>rapporto 2025-2026 &ldquo;Oltre il grande disordine. I compiti dei leader delle imprese per competere in un mondo diviso&rdquo;</strong></a><strong>,</strong> realizzato da Harvard Business Review Italia e pubblicato il 3 dicembre nell&rsquo;ambito del progetto <strong><a href="https://ecosistemafuturo.it/">Ecosistema Futuro</a></strong>, per analizzare i macrotrend dei prossimi anni. Il documento, a cura di <strong>Enrico Sassoon</strong>, &egrave; composto da 25 saggi di esperti nei diversi ambiti analizzati, tra cui <strong>Enrico Giovannini</strong>, <strong>Federico Rampini</strong> e <strong>Umberto Bertel&egrave;</strong>.</p>&#13;
<p>La prima grande tendenza individuata nel Rapporto &egrave; la progressiva <strong>frammentazione dell&rsquo;ordine internazionale.</strong> Le istituzioni multilaterali appaiono indebolite dalla competizione crescente tra superpotenze e dal ritorno a un mondo diviso in blocchi. Le decisioni delle Nazioni Unite sono spesso ostacolate dai veti incrociati al Consiglio di Sicurezza; il ruolo del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale &egrave; messo in discussione da istituzioni alternative, soprattutto cinesi; le funzioni dell&rsquo;Organizzazione mondiale del commercio risultano erose dal gran numero di accordi bilaterali e regionali (ce ne sono oltre 600). Il presidente statunitense Donald Trump &egrave; tra i principali promotori di questi <strong>&ldquo;accordi destrutturati&rdquo;</strong> che, come nota il Rapporto, &ldquo;non consentono alcuna vera pianificazione perch&eacute; non hanno alcuna stabilit&agrave; e sono soggetti a costanti revisioni anche radicali&rdquo;. In questo contesto il Sud globale fatica a emergere come blocco coeso: le divergenze interne, le priorit&agrave; contrastanti e le fragilit&agrave; economiche rendono difficile, per i Paesi in via di sviluppo, mostrarsi come un attore politico ed economico alternativo a quello occidentale.</p>&#13;
<p>Un&rsquo;altra tendenza riguarda la crescente <strong>incertezza dell&rsquo;economia e della finanza globale</strong> alimentata dalle tensioni internazionali. Nel 2024 sessantuno Paesi erano direttamente coinvolti in un conflitto, contribuendo a una <strong>&ldquo;guerra mondiale diffusa&rdquo;</strong> che destabilizza i mercati e crea un clima di sfiducia globale, a causa dell&rsquo;adozione di politiche protezionistiche negli ultimi anni si &egrave; osservata una <strong><em>slowbalisation,</em></strong> una riduzione degli scambi globali nel commercio di beni e servizi e una contrazione degli investimenti diretti esteri. Parallelamente, si &egrave; instaurato un &ldquo;<strong>super-impero tecnologico</strong>&rdquo; dominato da un numero limitato di Big tech. Anche queste multinazionali si trovano ora di fronte alla frammentazione politica ed economica e rischiano di dover modificare le proprie catene di fornitura e di dover rinunciare ai modelli organizzativi globali.</p>&#13;
<p>Tra i temi pi&ugrave; dirompenti c&rsquo;&egrave; lo <strong>sviluppo tecnologico</strong>, che ha subito un&rsquo;accelerazione non lineare e senza precedenti con la diffusione dell&rsquo;intelligenza artificiale. Secondo lo studio, siamo vicini a quella che viene definita &ldquo;<strong>l&rsquo;era dell&rsquo;AI ubiqua</strong>&rdquo;, con la presenza di AI agentiche che pianificano e decidono autonomamente, e AI <em>embedded</em> che agiscono all&rsquo;interno di macchine, sensori e sistemi. In questa continua trasformazione le imprese dovranno imparare a <strong>valorizzare il pensiero critico, la flessibilit&agrave; e la creativit&agrave;,</strong> tre competenze che il World economic forum considera le pi&ugrave; richieste del prossimo decennio. La trasformazione coinvolge anche chi &egrave; a capo delle aziende: serviranno investimenti mirati nell&rsquo;educazione cognitiva, emotiva ed etica per <strong>favorire una leadership &ldquo;umano-centrica e consapevole&rdquo;,</strong> capace di cogliere le opportunit&agrave; e gli impatti di un contesto tecnologico in continuo mutamento.</p>&#13;
<p>L&rsquo;AI, dunque, si collega a doppio filo con il futuro competenze: &ldquo;La vera rivoluzione non &egrave; tecnologica ma cognitiva e invita le imprese a valorizzare il pensiero critico, la creativit&agrave; e la consapevolezza nell&rsquo;era delle macchine intelligenti&rdquo;, scrive <strong>Rosario Sica</strong> nel Rapporto.</p>&#13;
<p>Intanto, <strong>il settore del quantum computing &egrave; in fermento</strong> e anche in Italia il potenziale &egrave; alto, nonostante l&rsquo;ecosistema sia in ritardo. Le principali tecnologie sono quelle dei <strong>chip a superconduttori</strong> (scelte da Ibm, Google, AWS e start-up come Iqm e Alice &amp; Bob), quelle degli ioni (Quantinuum, IonQ), quelle ad <strong>atomi neutri</strong> (Pasqal, QuEra), gli <strong>spin in silicio e altri materiali a stato solido</strong> (Intel, Diraq), e poi c&rsquo;&egrave; la <strong>fotonica</strong> (PsiQuantum, Xanadu, Quandela). Ma, avverte il documento, &ldquo;non esiste una Silicon Valley del quantum computing. Questo anche perch&eacute; non esiste una tecnologia singola, come quella al silicio nell&rsquo;informatica degli anni &rsquo;50, che sia ancora riuscita a primeggiare sulle altre&rdquo;.</p>&#13;
<p>Degna di attenzione &egrave; anche l&rsquo;evoluzione della space economy: <strong>lo spazio sta diventando una dimensione economica sempre pi&ugrave; interdipendente con quella terrestre</strong>. Il settore viene segmentato in due grandi aree: l&rsquo;upstream con la costruzione e il lancio di veicoli e satelliti, il downstream con l&rsquo;uso dei dati e dei servizi derivati. La space economy ha assunto un valore di 613 miliardi di dollari nel 2024, con un contributo del settore commerciale pari a circa il 78%, e potrebbe raggiungere i 1.800 miliardi di dollari entro il 2035. Con un&rsquo;avvertenza: &ldquo;Ora i rischi, come la militarizzazione e il sovraffollamento orbitale, richiedono nuove forme di governance&rdquo;.</p>&#13;
<p>Tra le altre questioni rilevanti, il Rapporto indica la <strong>tutela e la valorizzazione delle diversit&agrave; in azienda</strong>, la <strong>promozione del lavoro femminile</strong>, la <strong>crescente attenzione ai fenomeni di longevit&agrave; e relazioni intergenerazionali</strong> e l&rsquo;<strong>affermazione di paradigmi di leadership orientata all&rsquo;ascolto</strong>.</p>&#13;
<p><em>Copertina: <a href="https://www.hbritalia.it/riviste/2025/12/01/rivista/oltre-il-grande-disordine-16438/">HbrItalia</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/il-rapporto-macrotrends-tra-lera-dellai-ubiqua-e-la-nuova-governance-dello-spazio/">Il Rapporto Macrotrends tra l’era dell’AI ubiqua e la nuova governance dello spazio</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<title>ASviS Live, le imprese unite: “Regole chiare e competenze per la transizione”</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/asvis-live-le-imprese-unite-regole-chiare-e-competenze-per-la-transizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’evento sulla dimensione economica dell’Agenda 2030 il confronto tra realtà produttive e politica. Presentato il nuovo position paper del “Patto di Milano”. Giovannini: il Parlamento dia ascolto a queste istanze. 25/11/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/asvis-live-le-imprese-unite-regole-chiare-e-competenze-per-la-transizione/">ASviS Live, le imprese unite: “Regole chiare e competenze per la transizione”</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Le imprese italiane credono e sono pronte a investire sempre di pi&ugrave; nella sostenibilit&agrave; e nell&rsquo;innovazione. Ma per crescere hanno bisogno di condizioni di contesto pi&ugrave; favorevoli, a partire da meno burocrazia e un quadro regolatorio certo. &Egrave; quanto emerso dall&rsquo;</em>ultimo ASviS Live &ldquo;<a href="https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-24714/il-24-novembre-il-quarto-asvis-live-dedicato-ai-temi-economici-del-rapporto-asvis-2025"><strong>Le sfide della transizione: capitali, competenze e regole per crescere</strong></a>&rdquo; dedicato alla dimensione economica dello sviluppo sostenibile, che si &egrave; tenuto&nbsp;il 24 novembre<strong>&nbsp;</strong>presso la Club House di CeoForLife a Roma.<em> </em></p>&#13;
<div style="max-width: 800px; margin: 0 auto;">&#13;
<div class="video-container">&#13;
<div style="padding: 56.25% 0 0 0; position: relative;"><iframe style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%;" src="https://www.youtube.com/embed/MyA6JUEwcmQ" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></div>&#13;
</div>&#13;
</div>&#13;
<p>Accanto alle proposte del <a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2025/"><strong>Rapporto ASviS 2025</strong></a>, l&rsquo;incontro ha rappresentato anche l&rsquo;occasione per discutere il <a href="https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-24748/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita"><strong>nuovo Position paper</strong></a> del Gruppo di lavoro &ldquo;Patto di Milano&rdquo;, che porta il contributo congiunto delle principali associazioni imprenditoriali italiane. Un risultato non scontato: dopo mesi di confronto, realt&agrave; diverse per dimensioni, settore e sensibilit&agrave; hanno condiviso analisi e proposte comuni per un modello economico pi&ugrave; competitivo e sostenibile.</p>&#13;
<p>{##card#47#24748}&nbsp;&nbsp;</p>&#13;
<p><em>In apertura <strong>Enrico Giovannini</strong>, direttore scientifico dell&rsquo;ASviS, ha ricordato che &ldquo;<strong>l</strong></em><strong><em>&rsquo;economia &egrave; al centro della trasformazione che dobbiamo realizzare</em></strong><em>. Lo sviluppo sostenibile permette alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare quelli di chi verr&agrave; dopo. La dimensione economica &egrave; straordinariamente importante, non parliamo per&ograve; di decrescita felice ma di sviluppo sostenibile in tutte le sue dimensioni. <strong>Il sistema produttivo italiano vuole andare in questa direzione</strong></em>&rdquo;. <strong><a href="https://staging.arsdue.com/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Eventi_ASviS/ASviS_Live_24_novembre_Giovannini_2025_FINAL.pdf">Nella sua relazione</a></strong>, Giovannini ha quindi richiamato le evidenze del Rapporto ASviS, dal quale emerge che l&rsquo;Italia, rispetto alla media europea, &egrave; avanti su economia circolare e consumo responsabile, molto meno su lavoro e innovazione.</p>&#13;
<div style="max-width: 800px; margin: 0 auto;">&#13;
<div class="video-container">&#13;
<div style="padding: 56.25% 0 0 0; position: relative;"><iframe style="position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%;" src="https://www.youtube.com/embed/4PJDN10nLuQ" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></div>&#13;
</div>&#13;
</div>&#13;
<p><strong>Silvia Fregolent</strong>, senatrice di Italia Viva, ha affermato che la transizione energetica &egrave; un processo irreversibile, e va accompagnata con scelte efficaci e non ideologiche: &ldquo;<em>Non &egrave; pi&ugrave; un tema su cui il Paese pu&ograve; tornare indietro. <strong>Lo chiedono l&rsquo;economia, le imprese e le filiere</strong> che sono gi&agrave; leader in questo campo. Ma <strong>servono politiche certe</strong>: Transizione 5.0 &egrave; stata un inferno, non solo per i piccoli ma anche per i grandi, con troppi adempimenti. La battaglia ideologica &lsquo;tutto o zero rinnovabili&rsquo; non ha senso: tutti i grandi Paesi hanno un mix energetico. Senza certezze, la competitivit&agrave; si indebolisce e la transizione rallenta</em>&rdquo;.</p>&#13;
<div style="max-width: 800px; margin: 0 auto;">&#13;
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</div>&#13;
</div>&#13;
<p>Per<strong> Guido Castelli</strong>, senatore di Fratelli d&#8217;Italia, la transizione non deve penalizzare il nostro sistema industriale: &ldquo;<em>Siamo tutti un po&rsquo; insoddisfatti della traduzione pratica degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, e non solo in Italia. Il tema &egrave; <strong>rendere compatibile la riduzione delle emissioni con la situazione economica attuale</strong></em>&rdquo;. Citando il recente dibattito sulla Legge europea sul clima, Castelli ha invocato<em> </em>&ldquo;<em>realismo e pragmatismo, altrimenti rischiamo di compromettere l&rsquo;adesione del sistema produttivo. Nell&rsquo;automotive obiettivi troppo rigidi hanno prodotto crisi e perfino la riapertura, in Germania, delle miniere di carbone. Bene considerare la neutralit&agrave; tecnologica, sulle questioni ambientali ci vuole pragmatismo</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>Con <strong>Annamaria Barrile</strong>, direttrice generale di Utilitalia, &egrave; iniziato il giro di interventi delle organizzazioni del &ldquo;Patto di Milano&rdquo;: &ldquo;<em>Per noi <strong>la competitivit&agrave; passa dagli investimenti</strong>, che non sono costi. Le nostre circa 400 associate operano ogni giorno sul territorio e investono in infrastrutture, tecnologie e competenze. Tutto questo &egrave; quotidianit&agrave;, si sostanzia giorno dopo giorno. Ma queste imprese devono essere supportate nel loro ruolo</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/ASviS_live/_DSC9913.jpg" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<p><strong>Piergiorgio Carapella</strong>, senior economist del Centro studi Confindustria &ndash; Politiche pubbliche, governance e cambiamento, ha sottolineato i progressi delle imprese italiane: &ldquo;<em>Le nostre aziende sono pi&ugrave; virtuose di quanto spesso si racconti, sia sulla transizione che sulla circolarit&agrave;; l&rsquo;efficienza energetica del manifatturiero &egrave; migliorata molto. Ora serve un <strong>quadro regolatorio chiaro e di lungo periodo, oltre a un adeguato supporto finanziario</strong>. Cruciale anche il tema delle competenze: bisogna rafforzare il partenariato tra formazione, universit&agrave; e aziende</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p><strong>Gianfrancesco Rizzuti</strong>, direttore operativo e responsabile Comunicazione&nbsp;di FeBAF, ha evidenziato il ruolo di banche e assicurazioni per un modello di sviluppo sostenibile: &ldquo;<em>Senza finanza &egrave; difficile operare. Con il Position paper ci siamo chiesti quale contributo potesse dare il settore finanziario, soprattutto alle Pmi. La parola d&rsquo;ordine &egrave; <strong>semplificazione</strong>, non come deregolamentazione, ma che aiuti ad adottare comportamenti sostenibili. Sulla rendicontazione chiediamo <strong>standard chiari</strong>, accettati e possibilmente gi&agrave; esistenti, per non complicare la vita alle micro e piccole imprese</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/ASviS_live/_DSC0043.jpg" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<p><strong>Natalia Gil Lopez</strong>, responsabile Politiche ambientali della Cna, ha portato il punto di vista dell&rsquo;artigianato: &ldquo;<em>Siamo un sistema di piccole imprese che ha fatto molti passi avanti, pur con tutti gli ostacoli. Ormai &egrave; chiaro a quasi tutte che senza sostenibilit&agrave; non c&rsquo;&egrave; futuro competitivo. Abbiamo realizzato molti progetti di supporto e oggi le imprese sanno che <strong>efficientare costi ed energia &egrave; indispensabile</strong>. Ma ci sono troppe incertezze: il quadro europeo &egrave; complesso e spesso difficile da interpretare. Servono regole pi&ugrave; chiare e pi&ugrave; stabili</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>Anche <strong>Guido Lena</strong>, della Direzione politiche economiche di Confartigianato, ha rimarcato la necessit&agrave; di un contesto politico pi&ugrave; favorevole: &ldquo;<em>Il documento dimostra che in Italia c&rsquo;&egrave; la volont&agrave; di ottenere progressi concreti. Undici organizzazioni, con idee diverse, sono riuscite a concordare proposte comuni: <strong>&egrave; un fatto importante e andrebbe valorizzato dal governo</strong>. In un momento in cui in molti Paesi il Green Deal &egrave; sotto attacco, questo lavoro manda un segnale diverso. Le micro e piccole imprese possono dare un contributo enorme, ma servono accesso al credito e vera sburocratizzazione</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>Secondo<strong> Maurizio Grifoni</strong>, membro della Giunta di Confcommercio, &ldquo;<em>le aziende che andranno meglio tra 15-20 anni sono quelle che investono ora su questi temi. <strong>I settori che rappresentiamo</strong> &#8211; commercio, turismo, servizi, trasporti e logistica &#8211; <strong>possono accelerare molto la transizione</strong>, anche con la smart logistica dei dati. La conversione ecologica &egrave; urgente: la scienza dice che abbiamo superato la linea di non ritorno. I principi dell&rsquo;Agenda 2030 sono alla base della nostra matrice etica e sociale. Serve pragmatismo, perch&eacute; dobbiamo arrivare agli Obiettivi.</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p><strong>Giorgio Nanni</strong>, responsabile energia e ambiente di Legacoop, ha portato l&rsquo;esempio delle comunit&agrave; energetiche come buona pratica gi&agrave; avviata: &ldquo;<em>Nel Paper abbiamo scelto di raccontare le comunit&agrave; energetiche perch&eacute; toccano pi&ugrave; argomenti: <strong>comunit&agrave;, energie rinnovabili e partecipazione dei cittadini</strong>. Ma se raggiungiamo gli obiettivi energetici che ci siamo dati, il rischio &egrave; creare un sistema dove solo chi ha un impianto oggi ne avr&agrave; uno domani. La comunit&agrave; energetica invece fa l&rsquo;opposto: restituisce alla collettivit&agrave; qualcosa che &egrave; di tutti, il sole, lo trasforma in energia e lo redistribuisce, evitando nuove disuguaglianze</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p><strong>Sandro Pettinato</strong>, vicesegretario generale di Unioncamere, ha insistito sull&rsquo;esigenza di far conoscere alle imprese i vantaggi economici della transizione: &ldquo;<strong><em>Chi brevetta in ambito green ha il 21% in pi&ugrave; di performance economica</em></strong><em>. &Egrave; un dato oggettivo che molte imprese non conoscono. Da vent&rsquo;anni rileviamo i fabbisogni professionali delle aziende, ma non sempre i governi hanno adeguato i percorsi formativi. Vale anche per le rinnovabili: siamo sicuri che gli operatori conoscano vantaggi e regole delle comunit&agrave; energetiche, soprattutto dopo il 2026? <strong>C&rsquo;&egrave; un enorme problema di comunicazione</strong>. Anche sulla giustizia: le Camere di commercio hanno ridotto i tempi delle controversie, ma pochi lo sann</em>o&rdquo;.</p>&#13;
<p>Ha concluso il panel <strong>Donato Rotundo</strong>, direttore Sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura, chiedendo alle istituzioni Ue pi&ugrave; coinvolgimento nei processi decisionali: &ldquo;<strong><em>Il concetto chiave &egrave; l&rsquo;ascolto, la mediazione</em></strong><em>. Il Green Deal &egrave; nato senza vero ascolto, e oggi paghiamo un ritardo di sei anni. Molte proposte erano gi&agrave; state avanzate nelle fasi iniziali. Ora ci troviamo con nuove notifiche, nuovi obblighi e un carico enorme sulla filiera agricola: ambiente, sicurezza alimentare, rendicontazione. L&rsquo;agricoltura ha responsabilit&agrave; decisive: cibo di qualit&agrave;, sicurezza alimentare, i nuovi sviluppi della bioeconomia. Ma la sfida maggiore &egrave; la disponibilit&agrave; di manodopera</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>Nel secondo giro di tavolo, <strong>Giovannini</strong> ha interpellato gli esponenti politici su questo patrimonio di istanze e proposte. Per <strong>Fregolent</strong> &ldquo;<em>la politica deve fare la propria parte, ascoltando gli stakeholder. Poi fuori da qui ci sono anche associazioni che non vogliono la transizione perch&eacute; mette in discussione i loro interessi, ma il compito della politica &egrave; <strong>tenere insieme obiettivi alti e interessi del Paese</strong></em>&rdquo;. Castelli ha invitato invece a &ldquo;<em>superare schemi troppo rigidi: <strong>semplificazione e realismo sono richieste da tutti</strong>. La regolazione ambientale degli ultimi anni &egrave; stata troppo prescrittiva e non sempre efficace. Infine, occorre territorializzare gli Obiettivi: per raggiungerli davvero bisogna tener conto delle differenze locali e non far percepire l&rsquo;Agenda 2030 come qualcosa di imposto dall&rsquo;alto</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>Giovannini ha concluso auspicando un passo concreto per dare seguito al lavoro del &ldquo;Patto di Milano&rdquo;: &ldquo;<em>Mi piacerebbe che partisse una <strong>lettera firmata dai presidenti delle associazioni</strong>, indirizzata ai presidenti delle Commissioni parlamentari e ai ministri. Possiamo predisporla insieme, &egrave; un modo per portare conoscenza alla classe politica</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p><strong>Scarica i materiali dell&#8217;evento:</strong></p>&#13;
<ul>&#13;
<li><a href="https://staging.arsdue.com/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/PositionPaper/2025/Position_Paper_ASviS_Le_sfide_della_transizione_nov2025.pdf"><strong>il Position Paper ASviS&nbsp;<em>Le sfide della transizione</em></strong></a></li>&#13;
<li><a href="https://staging.arsdue.com/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Comunicati_stampa/2025/Comunicato_Stampa_ASviSlive_24nov_dimensione_economica_def.pdf"><strong>il comunicato stampa</strong></a></li>&#13;
<li><a href="https://staging.arsdue.com/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Eventi_ASviS/ASviS_Live_24_novembre_Giovannini_2025_FINAL.pdf"><strong>la presentazione di Enrico Giovannini</strong></a></li>&#13;
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/asvis-live-le-imprese-unite-regole-chiare-e-competenze-per-la-transizione/">ASviS Live, le imprese unite: “Regole chiare e competenze per la transizione”</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<title>Il ruolo delle imprese italiane di fronte alla transizione, tra sfide e opportunità</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il documento, frutto del Gruppo di lavoro ASviS sul Patto di Milano, esamina criticità e proposte delle aziende per accelerare sulla sostenibilità, agendo in quattro aree chiave: clima, energia e risorse, competenze e finanza. 24/11/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita/">Il ruolo delle imprese italiane di fronte alla transizione, tra sfide e opportunità</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&Egrave; stato presentato luned&igrave; 24 novembre 2025, in occasione del <a href="https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-24714/il-24-novembre-il-quarto-asvis-live-dedicato-ai-temi-economici-del-rapporto-asvis-2025">quarto e ultimo ASviS Live dedicato alle proposte economiche del <strong>Rapporto annuale dell&rsquo;Alleanza</strong></a>, il Position paper &#8220;<a href="https://staging.arsdue.com/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/PositionPaper/2025/Position_Paper_ASviS_Le_sfide_della_transizione_nov2025.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le sfide della transizione. Lo sviluppo sostenibile e il contributo delle imprese</strong></a>&#8220;, elaborato dalle esperte e dagli esperti del <a href="https://asvis.it/gruppo-di-lavoro-trasversale-associazioni-di-impresa-per-l-attuazione-del-patto-di-milano/">Gruppo di lavoro trasversale ASviS <strong>&#8220;Associazioni di impresa per l&#8217;attuazione del Patto di Milano&#8221;</strong></a>. Il documento raccoglie l&rsquo;analisi delle pi&ugrave; importanti organizzazioni imprenditoriali italiane di fronte alle sfide poste dal contesto globale attuale, esaminando gli ostacoli che le aziende (in particolar modo quelle di piccole e medie dimensioni) si trovano ad affrontare, e proponendo al contempo le possibili soluzioni da mettere in campo, a livello legislativo ma non solo, per accelerare il percorso dell&rsquo;Italia e dell&rsquo;Europa verso lo sviluppo sostenibile, in linea con l&#8217;Agenda 2030.</p>&#13;
<p>In particolare, il Position paper intende fornire una panoramica <strong>dell&rsquo;impegno concreto delle imprese aderenti al</strong> Patto di Milano, in <strong>quattro ambiti chiave della transizione</strong>: <strong>cambiamento climatico</strong>, <strong>accesso all&#8217;energia e alle risorse</strong>, <strong>sviluppo di competenze</strong> e <strong>accesso agli strumenti finanziari</strong>. Siglato nel 2017, il Patto prevede infatti una serie di azioni per lo sviluppo sostenibile che le aziende firmatarie hanno portato avanti in questi anni, come diffondere la conoscenza degli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel mondo imprenditoriale, promuovere l&#8217;innovazione sostenibile dei modelli di business, diffondere la rendicontazione non finanziaria, facilitare l&#8217;accesso alla finanza sostenibile e molto altro.</p>&#13;
<p>Ma vediamo pi&ugrave; nello specifico i quattro ambiti esaminati.</p>&#13;
<h3><strong>Adattamento e mitigazione del cambiamento climatico</strong></h3>&#13;
<p>Secondo gli autori e le autrici del documento, nell&rsquo;attuale scenario climatico la priorit&agrave; &egrave; agire con un mix di azioni di adattamento e di mitigazione per ridurre le emissioni. Dall&rsquo;analisi condotta, le principali <strong>criticit&agrave;</strong> riscontrate risultano essere la <strong>mancanza di informazioni</strong> sull&#8217;esposizione ai rischi climatici, la <strong>difficolt&agrave; di accesso al credito</strong> per investimenti a lungo termine e una <strong>carenza di competenze tecniche specifiche</strong>. Tra le <strong>proposte</strong> chiave si evidenziano: incentivi specifici per i settori energivori, la riforma della bolletta per alleggerire l&#8217;impatto delle parafiscalit&agrave; sulle piccole e medie imprese (Pmi) e la facilitazione dell&#8217;accesso al credito e all&#8217;assistenza assicurativa.</p>&#13;
<h3><strong>Accesso all&#8217;energia rinnovabile e alle risorse</strong></h3>&#13;
<p>Dal punto di vista energetico, gli interventi pi&ugrave; importanti nel processo di transizione hanno a che vedere con le <strong>energie rinnovabili</strong>, cruciali per l&#8217;autonomia energetica, l&#8217;inclusione sociale nell&#8217;accesso all&#8217;energia e la <strong>gestione sostenibile di acqua e suolo</strong>. Tuttavia, la <strong>complessit&agrave; burocratica</strong> del <em>permitting</em> (ovvero delle autorizzazioni necessarie) per i nuovi impianti rinnovabili e <strong>l&#8217;assenza di un piano nazionale coordinato</strong> per la gestione delle emergenze idriche rappresentano i maggiori ostacoli. Le imprese del Patto di Milano propongo quindi che venga urgentemente semplificato l&rsquo;iter autorizzativo, sostenuta la creazione di Comunit&agrave; energetiche rinnovabili e solidali e realizzato un piano infrastrutturale straordinario per nuovi invasi e la manutenzione delle reti idriche.</p>&#13;
<h3><strong>Sviluppo di competenze per gestire la transizione</strong></h3>&#13;
<p>Ma la transizione passa anche attraverso un deciso rafforzamento delle competenze professionali. In tal senso, la principale <strong>criticit&agrave; </strong>che le esperte e gli esperti sottolineano &egrave; rappresentata dalla <strong>difficolt&agrave; di reperire personale qualificato</strong> con competenze avanzate nelle tecnologie <em>green</em>, nella digitalizzazione e nell&#8217;economia circolare, in particolare tra i profili tecnici intermedi. Un tema particolarmente sentito dalle piccole e micro imprese. Le <strong>proposte</strong> avanzate dalle organizzazioni firmatarie mirano quindi a fornire supporto tecnico e finanziario per la diffusione della formazione continua, a valorizzare il ruolo delle organizzazioni imprenditoriali e delle Camere di commercio nella <em>governance</em> delle competenze e a rafforzare le sinergie con il sistema educativo.</p>&#13;
<h3><strong>Accesso alla finanza e strumenti per finanziare la transizione</strong></h3>&#13;
<p>&Egrave; cruciale rendere il sistema finanziario pi&ugrave; inclusivo, facilitando l&#8217;accesso ai <strong>finanziamenti green</strong> e costruendo sinergie tra finanza pubblica e privata. Nell&rsquo;ambito finanziario, infatti, le difficolt&agrave; si concentrano sulle <strong>barriere per le Pmi, </strong>causate dall&#8217;eccessiva tecnicit&agrave; dei <strong>requisiti Esg</strong> (<em>Environmental, Social, Governance</em>) e dalla <strong>frammentazione/complessit&agrave; dei questionari da compilare per la rendicontazione di sostenibilit&agrave;</strong>. Le <strong>proposte</strong> al Legislatore riguardano la semplificazione dell&#8217;accesso ai fondi pubblici per le piccole e medie imprese, l&#8217;armonizzazione e il supporto nella compilazione dei questionari Esg e l&#8217;individuazione di un <strong>set minimo di indicatori comune a livello europeo </strong>(come lo standard <strong>Vsme, </strong>lo standard volontario di rendicontazione della sostenibilit&agrave; per le piccole e medie imprese non quotate) per valorizzare il contributo delle aziende di piccole dimensioni.</p>&#13;
<h3><strong>L&#8217;impegno concreto delle imprese</strong></h3>&#13;
<p>L&#8217;ampia appendice del documento raccoglie una serie di iniziative gi&agrave; messe in campo delle organizzazioni aderenti al Patto di Milano, a testimonianza dell&rsquo;impegno concreto del sistema imprenditoriale italiano nella transizione sostenibile. A titolo di esempio, i progetti spaziano dalla <strong>creazione di Comunit&agrave; energetiche rinnovabili</strong> in forma cooperativa, come <strong>ConfagriCER</strong> di Confagricoltura e <strong>Respira</strong> di Legacoop, da iniziative per la <strong>sostenibilit&agrave; finanziaria,</strong> come <strong>ConfESG</strong> di Confartigianato per supportare le Pmi nel report di sostenibilit&agrave;, fino a programmi per lo <strong>sviluppo di competenze</strong>, come <strong>Mir &#8211; Matching impresa e ricerca</strong> di Unioncamere, che collega le Pmi con il mondo della ricerca. E poi le dieci proposte di Confindustria sull&rsquo;<strong>economia circolare</strong>, l&rsquo;<strong>innovazione in ambito agricolo </strong>di Cia, il progetto <strong>Imprendigreen</strong> di Confcommercio, i servizi offerti da Unioncamere tramite <strong>Sustainability </strong>e da Cna tramite<strong> Restart</strong>. Mentre Utilitalia ha creato l&rsquo;<strong>Accademia dei servizi pubblici </strong>per rafforzare il capitale umano delle utility. Per l&rsquo;elenco completo si rimanda alla consultazione del documento.</p>&#13;
<p><a href="https://staging.arsdue.com/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/PositionPaper/2025/Position_Paper_ASviS_Le_sfide_della_transizione_nov2025.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica il Position paper</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/il-ruolo-delle-imprese-italiane-di-fronte-alla-transizione-tra-sfide-e-opportunita/">Il ruolo delle imprese italiane di fronte alla transizione, tra sfide e opportunità</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<title>Entro il 2029 almeno 3,3 milioni di assunzioni, ma la metà dei profili è difficile da reperire</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/entro-il-2029-almeno-33-milioni-di-assunzioni-ma-la-meta-dei-profili-e-difficile-da-reperire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo Report Mismatch Cnel–Unioncamere fotografa un mercato del lavoro in espansione ma squilibrato. Mallen: cronica carenza di figure tecniche. Brunetta: servono più investimenti nei servizi ad alta conoscenza. 4/8/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/entro-il-2029-almeno-33-milioni-di-assunzioni-ma-la-meta-dei-profili-e-difficile-da-reperire/">Entro il 2029 almeno 3,3 milioni di assunzioni, ma la metà dei profili è difficile da reperire</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel primo semestre del 2025 le imprese italiane hanno programmato oltre 2,94 milioni di assunzioni, segnando un +2,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. <strong>A trainare la crescita &egrave; il settore dei servizi</strong>, che assorbe oltre il 72% delle entrate previste, con un dinamismo significativo nei comparti turismo, alloggio e ristorazione (+12,5%) e commercio (+6,9%). A fronte di questi segnali positivi, il nuovo &ldquo;<a href="https://www.cnel.it/Portals/0/Rapporto%20mismatch/Report%20semestrale%20Mismatch_1-2025_28.7.2025.pdf?ver=2025-07-28-093429-347&amp;timestamp=1753699013511">Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro in Italia</a>&rdquo; &ndash; da Cnel e Unioncamere &ndash; evidenzia <strong>un forte squilibrio strutturale nel mercato del lavoro</strong>. Nonostante la crescita complessiva, cala infatti la domanda nei settori pi&ugrave; innovativi: il comparto Ict registra un -13,4% e i servizi avanzati di supporto alle imprese -8,8%.</p>&#13;
<p>Anche <strong>l&rsquo;industria in senso stretto segna una contrazione</strong>: il settore metalmeccanico ed elettronico ha ridotto il proprio fabbisogno di 28mila contratti. Le micro e piccole imprese restano le pi&ugrave; dinamiche, con un incremento di 67mila entrate programmate. Ma <strong>la difficolt&agrave; di reperire personale resta molto elevata</strong>: secondo il report, quasi un&rsquo;assunzione su due (47,6%) &egrave; considerata difficile.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Settori.jpg" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<p>A lanciare l&rsquo;allarme &egrave; il presidente del Cnel <strong>Renato Brunetta</strong>:<em> </em>&ldquo;Per non restare indietro nella competizione globale, il nostro Paese deve <strong>incrementare gli investimenti nei servizi ad alta intensit&agrave;</strong> <strong>di conoscenza</strong>. Serve una svolta strutturale, soprattutto sul fronte dell&rsquo;istruzione e della formazione per accrescere competenze scientifiche e tecnologiche&rdquo;.</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: center;"><em><strong>LEGGI ANCHE &#8211; <a href="https://futuranetwork.eu/focus/533-5765/lavoro-che-cosa-cercano-davvero-e-faticano-a-trovare-le-imprese-italiane-" target="_blank" rel="noopener">LAVORO: CHE COSA CERCANO DAVVERO (E FATICANO A TROVARE) LE IMPRESE ITALIANE</a></strong></em></p>&#13;
<hr />&#13;
<h3><strong>Un nuovo strumento per leggere i fabbisogni del Paese </strong></h3>&#13;
<p>Il documento, pubblicato il 28 luglio, rappresenta il primo frutto della collaborazione strategica tra Cnel e Unioncamere. Si basa sui dati del sistema informativo Excelsior, realizzato con il ministero del Lavoro, e ha cadenza semestrale. Con un duplice obiettivo: da un lato offrire <strong>un quadro aggiornato e dettagliato sulle tendenze del mercato del lavoro</strong>, dall&rsquo;altro <strong>contribuire a migliorare le politiche pubbliche in tema di formazione, orientamento</strong>, promozione dei settori strategici e attrattivit&agrave; dei territori. La pubblicazione si articola in due sezioni: una dedicata all&rsquo;analisi dei dati di breve periodo (le entrate programmate nei settori industria e servizi), l&rsquo;altra alle previsioni a medio termine, con orizzonte quinquennale (2025&ndash;2029), includendo anche agricoltura e Pubblica amministrazione.</p>&#13;
<p>Secondo <strong>Andrea Prete</strong>, presidente di Unioncamere<em>, </em>&ldquo;il mismatching &egrave; un problema molto critico per l&rsquo;economia italiana. La sua soluzione richiede una <strong>vasta azione di orientamento dei percorsi di formazione</strong>, di valorizzazione dell&rsquo;istruzione tecnica e di miglior diffusione delle occasioni di lavoro create dalle imprese. Per questo il coinvolgimento delle forze sociali &egrave; fondamentale&raquo;.</p>&#13;
<h3><strong>Dove si cercano persone, e dove mancano competenze </strong></h3>&#13;
<p>Le imprese continuano a segnalare una elevata difficolt&agrave; di reperimento di nuove risorse: sfiora il 60% dei casi nell&rsquo;industria metalmeccanica ed elettronica e supera il 62% nelle costruzioni. <strong>La carenza riguarda soprattutto le figure tecniche, scientifiche e specializzate</strong>: ingegneri, informatici, operai qualificati, ma anche autisti, saldatori ed elettricisti. Le difficolt&agrave; sono pi&ugrave; contenute per impiegati (32,1%) e professioni non qualificate (35,6%). Dal punto di vista territoriale, le aree metropolitane &ndash; da Torino a Palermo &ndash; risultano le pi&ugrave; dinamiche, insieme alle province del Nord-Est. Nei territori a vocazione turistica si rilevano trend positivi, mentre altrove la crescita &egrave; pi&ugrave; contenuta.</p>&#13;
<p>Nel primo semestre 2025 il fabbisogno di lavoratori stranieri ha raggiunto le 549mila unit&agrave;, pari al 19% del totale, in crescita soprattutto nei settori turismo, commercio e servizi alle persone. Tuttavia, anche in questi ambiti il turnover elevato e la mancanza di profili adeguati comportano lunghi tempi di ricerca: in media oltre quattro mesi, con punte di sei nei settori tradizionali come il tessile e il legno.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Territori.jpg" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<h3><strong>Le previsioni al 2029: servizi e profili tecnici in primo piano </strong></h3>&#13;
<p>Nel quinquennio 2025&ndash;2029, le imprese italiane e la Pubblica amministrazione avranno bisogno di assumere <strong>tra 3,3 e 3,7 milioni di persone</strong>.<strong> Il 74% riguarder&agrave; il settore dei servizi</strong>, con una domanda particolarmente elevata nei servizi alla persona (757&ndash;826mila unit&agrave;), nel commercio e nella Pa. L&rsquo;industria in senso stretto coprir&agrave; circa il 17% del fabbisogno, trainata dalle industrie metalmeccaniche ed elettroniche, mentre le costruzioni &ndash; spinte dagli investimenti del Pnrr &ndash; potranno generare tra 203mila e 242mila posti di lavoro.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/GruppiProfessionali.jpg" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<p><strong>Un elemento centrale &egrave; il livello di istruzione</strong>: oltre il 46% delle richieste riguarder&agrave; persone con formazione tecnica secondaria, mentre il 37% sar&agrave; destinato a laureati e diplomati Its. Solo il 12-13% dei posti previsti potr&agrave; essere occupato da persone con bassa scolarizzazione. <strong>Marcella Mallen</strong>, presidente dell&rsquo;ASviS e consigliera del Cnel, osserva: &ldquo;Il nostro mercato del lavoro soffre di una cronica carenza di figure tecniche e specializzate. <strong>Il mismatch non &egrave; una fatalit&agrave;</strong>: va affrontato con riforme coraggiose, visione strategica e investimenti nei talenti&rdquo;.</p>&#13;
<p><a href="https://www.cnel.it/Portals/0/Rapporto%20mismatch/Report%20semestrale%20Mismatch_1-2025_28.7.2025.pdf?ver=2025-07-28-093429-347&amp;timestamp=1753699013511">Scarica il documento</a></p>&#13;
<p>di Monica Sozzi</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-donna-seduta-a-un-tavolo-con-un-pezzo-di-carta-davanti-a-se-72D3z_LfrQA" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/entro-il-2029-almeno-33-milioni-di-assunzioni-ma-la-meta-dei-profili-e-difficile-da-reperire/">Entro il 2029 almeno 3,3 milioni di assunzioni, ma la metà dei profili è difficile da reperire</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Supercondensatori green per la transizione energetica: vince Novac</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/supercondensatori-green-per-la-transizione-energetica-vince-novac/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La startup emiliana premiata all’Innovation Village Award 2025, promosso da Knowledge for Business con ASviS ed Enea. Riconoscimenti a oltre 20 progetti che accelerano l’innovazione sostenibile in Italia. 31/10/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/supercondensatori-green-per-la-transizione-energetica-vince-novac/">Supercondensatori green per la transizione energetica: vince Novac</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Smart mobility, bioeconomia, energie pulite, salute, packaging, sport e intelligenza artificiale.<br />I 24 progetti finalisti <a href="https://innovationvillage.it/innovation-village-award-2025/" target="_blank" rel="noopener">dell&rsquo;<strong>Innovation Village Award 2025</strong></a>, selezionati tra oltre 200 candidature, hanno portato sul palco dell&rsquo;Auditorium Porta del Parco di Napoli soluzioni concrete per l&rsquo;innovazione sostenibile.</p>&#13;
<p>Il premio, alla sua settima edizione, &egrave; promosso da <strong>Knowledge for Business</strong> insieme ad <strong>ASviS &ndash; Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</strong> ed <strong>Enea</strong>, con il patrocinio del <strong>Ministero delle Imprese e del Made in Italy</strong>, del <strong>Comune di Napoli</strong> e di <strong>Pni Cube</strong>, e il sostegno di numerosi partner tra cui <strong>Optima Italia</strong> (main sponsor).</p>&#13;
<p>Strutturato in <strong>otto ambiti tematici</strong>, il contest ha previsto una fase di selezione con giurie specializzate, un percorso di coaching per i finalisti e una competizione finale ispirata ai tornei sportivi, che ha premiato la chiarezza, l&rsquo;impatto e la replicabilit&agrave; dei progetti.</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<h3><strong>Oltre 20 premi assegnati tra sostenibilit&agrave;, salute, packaging e industria</strong></h3>&#13;
<p>Ad aggiudicarsi il primo premio &egrave; <strong>Novac</strong>, startup dell&rsquo;Emilia-Romagna, che ha sviluppato <strong>supercondensatori modellabili di nuova generazione</strong>, leggeri, compatti, privi di terre rare e capaci di operare fino a 120&deg;C. Un sistema di accumulo energetico ad altissima densit&agrave;, che trova applicazione nei settori automotive, aerospaziale, marittimo e industriale.</p>&#13;
<p><em>&ldquo;Servono a dare un boost dove le batterie non bastano. Abbiamo creato una tecnologia pi&ugrave; potente, sostenibile e longeva, con un team di 14 persone specializzate in elettrochimica, elettronica e meccanica. La struttura del premio ci ha aiutati a ripensare a fondo il nostro progetto&rdquo;</em> ha spiegato <strong>Matteo Bertocchi</strong>, fondatore di Novac con Alessandro Fabbri.</p>&#13;
<p>Secondo classificato <strong>Lumina</strong>, con una tecnologia per il controllo della funzione cellulare e mitocondriale, mentre i riconoscimenti distribuiti dalle imprese e dagli enti partner hanno valorizzato numerose soluzioni innovative.</p>&#13;
<p>Tra i progetti premiati <strong>Soleidon</strong>, che ha ricevuto il riconoscimento di Optima Italia e di Rdr S.p.A. per il suo innovativo sistema fotovoltaico galleggiante, capace di produrre energia rinnovabile senza consumo di suolo.</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/IV_AWARD_Image_2025-10-28_at_14.56.02.jpeg" alt="" width="70%" /></p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<h3>Ecco l&rsquo;elenco completo:</h3>&#13;
<ul>&#13;
<li>Premio &ldquo;Optima Italia&rdquo;:&nbsp;<em>Soleidon</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Materias&rdquo;:&nbsp;<em>Alice</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Meditech&rdquo;:&nbsp;<em>Sephirot</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Eav &#8211; Ente Autonomo Volturno&rdquo;:&nbsp;<em>Car</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Flex Packaging&rdquo;:&nbsp;<em>Etichette intelligenti a base di cellulosa batterica.</em></li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Abc Acqua Bene Comune Napoli&rdquo;:&nbsp;<em>Digital Twin.</em></li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Bugnion&rdquo;:&nbsp;</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Dac &ndash; Distretto Aerospaziale della Campania&rdquo;:&nbsp;<em>Solar Cube.</em></li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Eit Health&rdquo;:&nbsp;<em>Onebra</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Associazione Donne 4.0&rdquo;:&nbsp;<em>Onebra, Mikt&ograve;s, Clearchain.</em></li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Atlas (Associazione di categoria di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici)&rdquo;:&nbsp;<em>Solar Cube</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Bosch Engineering&rdquo;:&nbsp;<em>Novac</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Invitalia Startup Innovativa Sostenibile&rdquo;:&nbsp;<em>Risorsa</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Invitalia Startup Femminile&rdquo;:&nbsp;<em>Onebra</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;ASviS &ndash; Festival dello Sviluppo Sostenibile&rdquo;:&nbsp;<em>gli 8 finalisti di ambito</em>.</li>&#13;
<li>Premio &ldquo;Rdr S.p.A.&rdquo;:&nbsp;<em>Soleidon</em>.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p><br />Assegnate anche le menzioni &ldquo;Sellalab&rdquo;,&nbsp;&ldquo;InnovUp&rdquo;,&nbsp;&ldquo;Enea&rdquo;, &ldquo;012factory&rdquo; e &ldquo;Rassegna Business&rdquo;.<br />A tutti i 24 finalisti &egrave; stato conferito il Premio Enterprise Europe Network.</p>&#13;
<p>&ldquo;<em>Napoli si conferma capitale italiana dell&rsquo;innovazione, con candidature da 17 regioni. Il premio connette progetti e mercato, un passaggio cruciale per trasformare le idee in impresa</em>&rdquo;, ha affermato <strong>Annamaria Capodanno</strong>, direttrice di Innovation Village.</p>&#13;
<p>&ldquo;<em>Crescono la qualit&agrave; dei progetti e il numero di partner</em>&rdquo;, ha sottolineato <strong>Andrea Canonico</strong>, direttore dell&rsquo;Award. &ldquo;<em>La fase di networking che si apre ora sar&agrave; determinante</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>Per <strong>Valeria Fascione</strong>, assessora all&rsquo;Innovazione della Regione Campania, &ldquo;<em>i temi del digitale, della sostenibilit&agrave; e della bioeconomia restano prioritari, ed &egrave; importante che le soluzioni presentate siano sempre pi&ugrave; pronte per il mercato</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p>&ldquo;<em>Siamo orgogliosi di sostenere questo premio da cinque anni</em>&rdquo;, ha concluso <strong>Marco Realfonzo</strong>, Ceo di Optima Italia. &ldquo;<em>Innovare per noi significa mettere la tecnologia al servizio della comunit&agrave;</em>&rdquo;.</p>&#13;
<p><a href="https://innovationvillage.it/innovation-village-award-2025/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Vai alla pagina del premio</strong></a></p>
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		<title>FOCUS. Dalle auto a guida autonoma al ritardo sull’elettrico, l’automotive europeo deve cambiare marcia</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/focus-dalle-auto-a-guida-autonoma-al-ritardo-sullelettrico-lautomotive-europeo-deve-cambiare-marcia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei Paesi sviluppati l’auto privata è un prodotto maturo e le industrie sono in difficoltà. Draghi: in Europa non si è investito abbastanza per il rispetto degli obiettivi climatici. Le opinioni di Zirpoli e Donati. [Da FUTURAnetwork] 19/9/25</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>All&rsquo;Iaa di Monaco, la rassegna biennale dedicata alla mobilit&agrave; conclusasi lo scorso weekend, il tono &egrave; stato particolarmente franco. Accanto agli oltre 350 nuovi modelli (con i marchi cinesi presenti in massa), i capi delle grandi case automobilistiche hanno parlato di ci&ograve; che tutti sanno: l&rsquo;industria europea dell&rsquo;auto rischia di restare tagliata fuori dal progresso. <em>&ldquo;La festa &egrave; finita&rdquo;</em><em>,</em> <a href="https://www.reuters.com/business/autos-transportation/the-party-is-over-european-carmakers-face-tariffs-price-war-china-2025-09-09/?utm">ha ammesso</a> <strong>Oliver Blume</strong>, numero uno di Volkswagen e Porsche, &ldquo;adesso si tratta di riorientarci&rdquo;. <strong>Christophe Perillat</strong>, capo della francese Valeo, ha detto che la competitivit&agrave; europea &egrave; in pericolo, auspicando l&rsquo;introduzione di requisiti minimi di contenuto Ue dell&rsquo;80% nei veicoli venduti nel vecchio Continente. Oggi, infatti, molte auto elettriche vendute in Ue hanno <strong>batterie importate dall&rsquo;Asia</strong> (Cina, Corea, Giappone) che possono valere anche il 30-40% del valore del veicolo.</p>&#13;
<p>Ridurre la dipendenza europea da fornitori esterni, soprattutto cinesi, rappresenta una necessit&agrave;, ma non &egrave; certo l&rsquo;unica. Un recente <a href="https://www.delorscentre.eu/en/publications/detail/publication/europes-car-industry-in-transition">position paper</a> del Jacques Delors Centre &egrave; entrato nel cuore della questione: &ldquo;L&#8217;industria automobilistica europea sta entrando in un <strong>decennio decisivo</strong>, ma <strong>non ha una mappa chiara</strong> per orientarsi.&nbsp;Mentre i concorrenti globali accelerano la loro transizione verso i veicoli elettrici, l&#8217;attenzione strategica dell&#8217;Europa rimane offuscata da interessi frammentati, dipendenze dal percorso e pressioni a breve termine&rdquo;.</p>&#13;
<p>Una delle sfide riguarda lo <strong>stop alle auto a benzina e diesel dal 2035</strong>. Ieri, durante una conferenza a Bruxelles, l&rsquo;ex premier <strong>Mario Draghi</strong> <a href="https://www.corriere.it/motori/news/business/25_settembre_16/mario-draghi-non-ci-sono-piu-presupposti-vendere-solo-auto-elettriche-2035-759caca0-930c-11f0-93a0-d0af1513690b.shtml">ha affermato</a> che quel divieto &ldquo;pu&ograve; essere irrealizzabile&rdquo;, perch&eacute; non ha innescato un circolo virtuoso e &ldquo;rischia di consegnare quote di mercato ad altri, soprattutto alla Cina&rdquo;. Anche le associazioni dell&rsquo;industria automobilistica hanno dichiarato che il piano di riduzione delle emissioni del blocco dei 27 Paesi &ldquo;deve essere ricalibrato&rdquo;. Ma allo stesso tempo i grandi gruppi stanno investendo nei <strong>propulsori elettrici di nuova generazione</strong>. E questo sembra dare i suoi frutti: a Monaco Mercedes, Bmw, Volkswagen hanno mostrato i loro sforzi sui nuovi modelli, dall&#8217;autonomia ai tempi di ricarica, al software.</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: center;"><strong>LEGGI ANCHE &#8211; <a href="https://futuranetwork.eu/news/534-5886/resilienza-20-come-leuropa-immagina-il-2040-tra-crisi-globali-e-nuove-opportunita" target="_blank" rel="noopener">&#8220;RESILIENZA 2.0: COME L&#8217;EUROPA IMMAGINA IL 2040 TRA CRISI GLOBALI E NUOVE OPPORTUNIT&Agrave;&#8221;</a></strong></p>&#13;
<hr />&#13;
<h3><span style="color: #000000;"><strong>Il nodo competitivit&agrave;</strong></span></h3>&#13;
<p>&Egrave; indubbio per&ograve; che, rispetto al passato, la <strong>competitivit&agrave; dell&#8217;industria automobilistica europea</strong> sia diminuita. <a href="https://www.mckinsey.com/industries/automotive-and-assembly/our-insights/european-automotive-industry-what-it-takes-to-regain-competitiveness">Secondo McKinsey</a>, dal 2017 le case automobilistiche del vecchio Continente hanno perso oltre&nbsp;13 punti percentuali di quota di mercato. E circa 370 miliardi di euro di ricchezza industriale europea, ovvero il 21% del valore generato ogni anno dal comparto auto, sono a rischio con il passaggio all&rsquo;elettrico. In gioco, dunque, non sono solo i volumi di produzione, ma il cuore stesso della catena del valore: fornitori e competenze che potrebbero sparire se non si riconvertono.</p>&#13;
<p>&ldquo;L&rsquo;industria dell&rsquo;auto &egrave; costituita da due segmenti molto diversi: i <strong>grandi produttori</strong> e la <strong>filiera di fornitura</strong>&rdquo;, dice a <em>FUTURAnetwork</em> <strong>Francesco Zirpoli</strong>, ordinario di Economia e Gestione dell&#8217;innovazione all&rsquo;universit&agrave; Ca&rsquo; Foscari e direttore scientifico del Cami (Centre for automotive and mobility innovation). &ldquo;I primi hanno margini e tecnologia sufficienti per elettrificare l&#8217;intera gamma prodotto rapidamente. A soffrire maggiormente la transizione &egrave; la catena dei fornitori, schiacciata tra la pressione dei costruttori a ridurre i costi e la necessit&agrave; di riconvertirsi. In Italia fortunatamente la maggioranza dei fornitori produce tecnologie e componenti utilizzabili su vetture elettriche. La crisi &egrave;, quindi, <strong>di mercato</strong>, ossia legata al calo delle commesse e al crollo della produzione di Stellantis in Italia&rdquo;.</p>&#13;
<p>Segnali di un declino che, secondo molti, &egrave; innanzitutto d&rsquo;innovazione. <a href="https://www.economist.com/europe/2025/09/04/robotaxis-will-be-the-sputnik-moment-for-a-declining-europe">In un duro editoriale</a> del 9 settembre, l&rsquo;<em>Economist</em> ha osservato che l&rsquo;Europa &ldquo;sta rapidamente perdendo terreno in ogni tipo di tecnologia. Il settimanale britannico ha preso a simbolo i <strong>robotaxi</strong>, ormai diffusi nelle citt&agrave; americane e cinesi (<a href="https://futuranetwork.eu/focus/533-5808/nonostante-le-paure-le-auto-a-guida-autonoma-la-stanno-spuntando">ne abbiamo parlato in un focus su FUTURAnetwork</a>), mentre in Europa restano appena allo stadio di test. Proprio l&rsquo;assenza di questi servizi, &egrave; la previsione, potrebbe diventare per i cittadini europei una sorta di <strong>&ldquo;momento Sputnik&rdquo;</strong>: il punto in cui ci si render&agrave; conto di essere rimasti indietro rispetto a Stati Uniti e Cina in una tecnologia chiave, con il rischio che i due giganti dettino le regole del gioco anche nella mobilit&agrave; autonoma. Aggiunge Zirpoli: &ldquo;In Cina si &egrave; investito molto in innovazione di processo e automazione, portando gli stabilimenti a un livello di efficienza e flessibilit&agrave; incomparabile con molti impianti europei. In Europa invece il tasso di investimento in innovazione &egrave; stato pi&ugrave; basso, e questo ha reso <strong>pi&ugrave; difficile fronteggiare fattori strutturali di svantaggio</strong> come il costo dell&rsquo;energia e del lavoro&rdquo;. Secondo il professore, per&ograve; non si pu&ograve; parlare di fronte europeo omogeno: &ldquo;<strong>Volkswagen</strong> e <strong>Stellantis</strong>, ad esempio, hanno <strong>strategie molto diverse</strong>: la prima ha puntato con decisione sull&rsquo;elettrificazione ed &egrave; forte in Cina, la seconda &egrave; pi&ugrave; presente in Nord America e ha investito meno sui modelli elettrici. Ma il punto che oggi dovrebbe mettere tutti d&rsquo;accordo &egrave; che ridurre gli obiettivi climatici non aiuta la competitivit&agrave;. Senza innovazione in quella direzione, i produttori possono guadagnare tempo nel breve periodo, ma rischiano grosso nel medio-lungo&rdquo;.</p>&#13;
<h3><span style="color: #000000;"><strong>Le difficolt&agrave; sull&rsquo;elettrico</strong></span></h3>&#13;
<p>Le recenti vendite di veicoli elettrici a batteria (Bev) in tutta l&rsquo;Unione europea sono state inferiori alle aspettative iniziali. Per Bev si intendono le auto spinte solo da batterie ricaricabili, da distinguere&nbsp;sia dagli ibridi (che combinano elettrico e termico) sia dai modelli a idrogeno. In parallelo, ritardi e interruzioni nei progetti di punta sulle batterie hanno messo in dubbio la capacit&agrave; dell&#8217;Europa di costruire una filiera davvero competitiva e autosufficiente. Eppure, come rileva il <a href="https://www.iea.org/reports/global-ev-outlook-2025">Global EV Outlook 2025</a> dell&rsquo;Agenzia internazionale dell&rsquo;energia (Iea), la linea di tendenza &egrave; chiara: l&rsquo;elettrico accelera dove prezzi, infrastrutture e politiche viaggiano nella stessa direzione; rallenta dove aziende e sussidi fanno passi indietro. Non &egrave; un caso che l&rsquo;anno scorso la <strong>Cina</strong> abbia fatto da locomotiva: nel 2024 quasi un&rsquo;auto nuova su due venduta in Cina &egrave; stata un <strong data-start="753" data-end="781">New energy vehicle (Nev)</strong>, categoria che include sia elettriche a batteria sia ibride plug-in. Un&rsquo;avanzata sostenuta da prezzi pi&ugrave; competitivi e incentivi al ricambio dei veicoli (permute) introdotti la scorsa primavera.</p>&#13;
<p>Se negli <strong>Stati Uniti</strong> la crescita ha rallentato, segnali interessanti sono arrivati dalle economie emergenti: in <strong>Asia</strong>, <strong>America Latina</strong> e <strong>Africa</strong> le vendite di auto elettriche sono aumentate di oltre il 60% su base annua nel 2024 e la quota di mercato &egrave; quasi raddoppiata, passando dal 2,5% al ​​4%.&nbsp;Negli ultimi anni, tra l&rsquo;altro, in questi Paesi sono nati diversi nuovi marchi di auto elettriche, come <strong>VinFast</strong> in Vietnam, <strong>Togg</strong> in Turchia e&nbsp;<strong>Tito</strong> in Argentina, che hanno contribuito a incrementare le vendite.</p>&#13;
<p>In <strong>Europa</strong>, invece, la penetrazione dell&rsquo;elettrico procede a un ritmo fisiologico, con quote tra il 15 e il 25% a seconda dei Paesi. &ldquo;Ma bisogna chiarire un punto: la dinamica dipende molto pi&ugrave; dall&rsquo;offerta che dalla domanda&rdquo;, riprende Zirpoli. &ldquo;Quando una nuova tecnologia viene introdotta, all&rsquo;inizio i consumatori disposti a pagare di pi&ugrave; sono pochi. Poi col tempo aumenta la domanda grazie a costi pi&ugrave; bassi e a una maggiore offerta di prodotto. Tocca ai produttori europei mettere sul mercato modelli accessibili e competitivi, altrimenti lo spazio sar&agrave; occupato da cinesi, coreani e giapponesi. Nei prossimi 3-4 anni il differenziale di prezzo tra auto elettriche e a combustione interna si ridurr&agrave;: a quel punto conter&agrave; solo la qualit&agrave; e quantit&agrave; dell&rsquo;offerta&rdquo;.</p>&#13;
<p>Una partita che si giocher&agrave; molto sul fronte tecnologico, per risolvere alcuni nodi cruciali, dai costi alla velocit&agrave; di ricarica. Tra le tecnologie pi&ugrave; promettenti ci sono le <strong>batterie allo stato solido</strong>, che <a href="https://www.rinnovabili.it/mobilita/automotive/batteria-a-stato-solido-prototipo-con-densita-energetica-di-300-wh-kg/">promettono pi&ugrave; autonomia, meno peso e maggiore sicurezza</a>. Ma ad oggi sono molto pi&ugrave; care delle batterie agli ioni di litio tradizionali e non esistono ancora catene produttive su vasta scala. Alcune case (Toyota, Nissan, Volkswagen, Bmw) <a href="https://insideevs.it/news/764684/batterie-stato-solido-programmi-case/">hanno annunciato prototipi o linee pilota</a>, ma non ci sono ancora gigafactory che sfornano milioni di celle allo stato solido.</p>&#13;
<p>In fase di sviluppo anche le <strong>batterie al litio-zolfo</strong>, per ridurre l&rsquo;uso di materiali costosi o problematici (nichel, cobalto) e alleggerire i costi. <a href="https://www.reuters.com/business/autos-transportation/stellantis-zeta-energy-agree-jointly-develop-lithium-sulfur-ev-batteries-2024-12-05/?utm_">Secondo Stellantis e Zeta Energy</a>, che hanno firmato un accordo per realizzarle, &ldquo;tale tecnologia potrebbe aumentare la velocit&agrave; di ricarica rapida delle batterie fino al 50%&rdquo;. Un&rsquo;altra tecnica interessante, nel campo degli ioni di litio, &egrave; quella degli <strong>anodi ad alto contenuto di silicio</strong>, che promettono prestazioni migliori della <strong>grafite</strong>, unico materiale anodico utilizzato finora. La startup londinese Gdi <a href="https://www.reuters.com/business/autos-transportation/gdi-raises-additional-115-million-scale-up-ev-battery-anode-production-2025-05-19/?utm_">afferma</a> che i suoi anodi forniscono una densit&agrave; energetica superiore del 30% rispetto agli anodi in grafite convenzionali e tempi di ricarica inferiori ai 15 minuti per i veicoli elettrici. E promette di metterli su strada entro il 2030.</p>&#13;
<hr />&#13;
<p style="text-align: center;"><a href="https://futuranetwork.eu/news/534-5717/batterie-sostituibili-la-rivoluzione-della-mobilita-passa-di-nuovo-dalla-cina-" target="_blank" rel="noopener"><strong>LEGGI ANCHE &#8211; &#8220;BATTERIE SOSTITUIBILI: LA RIVOLUZIONE DELLA MOBILIT&Agrave;&nbsp;PASSA DI NUOVO DALLA CINA&#8221;</strong></a></p>&#13;
<hr />&#13;
<h3><span style="color: #000000;"><strong>Non solo auto</strong></span></h3>&#13;
<p>La crescita poderosa che ha caratterizzato decenni di industria automobilistica si &egrave; fermata. <a href="https://www.oica.net/">Secondo i dati dell&rsquo;Oica</a>, la federazione mondiale dei costruttori di automobili, e <a href="https://ourworldindata.org/data-insights/global-sales-of-combustion-engine-cars-have-peaked?utm_source=chatgpt.com">quelli dell&rsquo;Agenzia internazionale dell&rsquo;energia (Iea)</a> , i massimi storici di produzione e vendite sono stati toccati tra il 2017 e il 2018: da allora non sono pi&ugrave; stati superati. Nei mercati maturi (Stati Uniti, Europa, Giappone, Corea) c&rsquo;&egrave; stagnazione. Che cosa sta succedendo? Le ragioni sono diverse. Prima di tutto la <strong>saturazione</strong>: chi voleva un&rsquo;auto l&rsquo;ha gi&agrave; comprata. In pi&ugrave; i prezzi sono saliti: un&rsquo;auto nuova &egrave; fuori portata per un numero crescente di famiglie. E, soprattutto nelle citt&agrave;, <strong>cresce l&rsquo;offerta di alternative</strong>: treni, autobus, metropolitane, biciclette elettriche, monopattini, persino, come abbiamo visto, robotaxi.<strong> </strong>Va ricordato, inoltre, che <a href="https://asvis.it/editoriali/3257-22681/la-crisi-dellauto-riflette-cambiamenti-socio-culturali-e-tecnologici-che-non-e-possibile-arrestare">le nuove generazioni sono meno interessate al possesso dell&rsquo;auto privata</a>: dal 2011 al 2021 il numero di auto intestate a giovani sotto i 25 anni in Italia &egrave; diminuito del 43%. &nbsp;Non basta, dunque, parlare di quale auto guideremo domani, ma di quante ne useremo davvero. Alcuni segnali gi&agrave; ci sono. Per esempio a Singapore, ha ricordato Enrico Giovannini <a href="https://futuranetwork.eu/scegliere-il-futuro/">nella sua rubrica <em>Scegliere il futuro</em></a><em>, </em>i box per le auto vengono costruiti pi&ugrave; alti del normale (tre metri), cos&igrave; da poter essere riconvertiti in futuro per altri utilizzi, nell&rsquo;ipotesi che il numero di auto diminuisca.</p>&#13;
<p>Insomma, l&rsquo;auto &egrave; destinata a restare, ma la sua centralit&agrave; assoluta andr&agrave; ridimensionata. Lo conferma a <em>FUTURAnetwork</em> <strong>Anna Donati</strong>, presidente di Roma Servizi per la Mobilit&agrave; e coordinatrice del Gruppo di lavoro &#8220;Mobilit&agrave; sostenibile&#8221; di Kyoto Club, che da anni studia il tema: &ldquo;L&rsquo;auto &egrave; sostanzialmente <strong>vittima del proprio successo</strong>. Dal Dopoguerra ha conosciuto un boom straordinario, ma oggi siamo in un mercato maturo. In Italia circolano oltre 40 milioni di veicoli: ormai non si cresce pi&ugrave;, si sostituiscono quelli vecchi con i nuovi. Questo manda in crisi il modello che ha retto per decenni: crescere sempre. Gi&agrave; da vent&rsquo;anni la produzione e l&rsquo;occupazione sono in calo, ben prima dell&rsquo;elettrico.&rdquo;</p>&#13;
<p>Secondo Donati non si tratta solo di affrontare i problemi dell&rsquo;industria, ma anche di reinventare spazi e citt&agrave;. Un tema che riguarda da vicino l&rsquo;Italia: &ldquo;La saturazione si vede soprattutto nei centri urbani: spazi pubblici occupati, traffico e congestione oltre soglie non pi&ugrave; gestibili. Alcuni interventi ci sono stati: <strong>Ztl, reti tranviarie, metropolitane, sharing mobility</strong>. Ma l&rsquo;espansione urbanistica in aree periferiche poco servite ha vanificato molti progressi. &Egrave; l&igrave; che l&rsquo;auto resta insostituibile, e l&igrave; dovremmo intervenire con nuove soluzioni di trasporto collettivo.&rdquo;</p>&#13;
<p>Ecco perch&eacute; il futuro dell&rsquo;automobile non pu&ograve; essere separato da quello delle citt&agrave;: &ldquo;Se continuiamo a costruire quartieri inaccessibili se non con l&rsquo;auto, ridurre l&rsquo;uso del mezzo privato sar&agrave; impossibile. Servono <strong>riqualificazione urbana</strong> e un <strong>forte potenziamento dei trasporti su ferro e metropolitani</strong>. L&rsquo;obiettivo &egrave; abbassare di almeno il 10&ndash;20% l&rsquo;uso dell&rsquo;auto nelle citt&agrave; italiane entro il 2050, come prevedono i Piani urbani della mobilit&agrave; sostenibile. Ma senza urbanistica e servizi integrati, non ci riusciremo&rdquo;.</p>&#13;
<p><em>Copertina: <a href="https://www.ansa.it/sito/photogallery/primopiano/2025/09/08/iaa-mobilitysalone-internazionale-dellautomobile-di-monaco_ef979e68-8d91-4067-81b8-500f161852ce.html">Ansa</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/focus-dalle-auto-a-guida-autonoma-al-ritardo-sullelettrico-lautomotive-europeo-deve-cambiare-marcia/">FOCUS. Dalle auto a guida autonoma al ritardo sull’elettrico, l’automotive europeo deve cambiare marcia</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Solo quattro medie imprese industriali su dieci credono nel Net Zero entro il 2050</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/solo-quattro-medie-imprese-industriali-su-dieci-credono-nel-net-zero-entro-il-2050/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#BuonePraticheAziende]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
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		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo il Rapporto Unioncamere-Mediobanca-Tagliacarne, l’80% delle aziende ha avviato iniziative ESG, ma restano criticità nella misurazione delle emissioni e nella gestione dei rischi climatici. 30/7/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/solo-quattro-medie-imprese-industriali-su-dieci-credono-nel-net-zero-entro-il-2050/">Solo quattro medie imprese industriali su dieci credono nel Net Zero entro il 2050</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oltre otto medie imprese italiane su dieci hanno gi&agrave; avviato iniziative Esg, soprattutto in ambito ambientale, con azioni concrete per ridurre l&rsquo;uso di fonti fossili, migliorare la gestione dei rifiuti e formare i dipendenti sulla sostenibilit&agrave;. La misurazione delle emissioni di gas resta per&ograve; una sfida aperta: il 62,3% delle imprese non &egrave; in grado di misurarle<strong> </strong>e solo il 40,9% ritiene realistico <strong>raggiungere la neutralit&agrave; climatica</strong> entro il 2050. Un dato che mostra la distanza tra buone intenzioni e strategia strutturata. &Egrave; quanto emerge dal rapporto &ldquo;<a href="https://www.unioncamere.gov.it/comunicazione/primo-piano/presentato-genova-il-xxiv-rapporto-sulle-medie-imprese-industriali-italiane">Scenario competitivo, Esg e innovazione strategica per la creazione di valore nelle medie imprese industriali italiane</a>&rdquo;, realizzato dall&rsquo;Area Studi Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e da Unioncamere, che accompagna la XXIV edizione dell&rsquo;indagine annuale sulle medie imprese industriali.</p>&#13;
<p>Secondo il documento, che copre l&rsquo;universo delle aziende tra 50 e 499 unit&agrave; con dati aggiornati al 2024, il 33% delle imprese teme di subire un <strong>impatto elevato dal rischio di transizione</strong>, mentre i rischi fisici legati al cambiamento climatico sono ancora scarsamente integrati nelle valutazioni aziendali.<strong> </strong>Cresce l&rsquo;impegno Esg, dunque, ma <strong>mancano misurazioni e strategie complete.</strong></p>&#13;
<p>&ldquo;Costi dell&rsquo;energia e mismatch sono certamente un problema per le medie imprese industriali, che peraltro confermano anche quest&rsquo;anno di essere un segmento altamente competitivo del sistema produttivo nazionale&rdquo;,<strong> </strong>ha detto<strong> Andrea Prete</strong>, presidente di Unioncamere<strong>. </strong>&ldquo;Speriamo che le incertezze del contesto internazionale non creino shock che penalizzino questi campioni del made in Italy&rdquo;.</p>&#13;
<h3><strong>Esg: motivazioni, strategie e ostacoli</strong></h3>&#13;
<p><strong>Le motivazioni alla base delle iniziative Esg sono in gran parte reattive</strong>: il 66,9% lo fa per rispondere a obblighi normativi, mentre il 52,9% punta a migliorare la propria reputazione e il 47,7% &egrave; spinto dalla visione dell&rsquo;imprenditore o del top management. I progetti Esg sono <strong>finanziati principalmente con risorse proprie</strong> (90,6%), solo il 18,4% ha avuto accesso a linee di credito agevolate, mentre il 17,8% ha beneficiato di fondi pubblici statali o regionali. Questo indica una scarsa capitalizzazione delle opportunit&agrave; offerte dalla finanza sostenibile o dalla programmazione europea.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Motivazioni_Unincamere.png" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<p>Le aree di intervento pi&ugrave; diffuse riguardano <strong>l&rsquo;ambiente</strong>:</p>&#13;
<ul>&#13;
<li>il 67,3% ha attuato misure per ridurre l&rsquo;uso di fonti fossili e passare alle rinnovabili;</li>&#13;
<li>il 62% ha migliorato la gestione dei rifiuti con approcci circolari;</li>&#13;
<li>il 43% ha promosso formazione interna su tematiche green.</li>&#13;
</ul>&#13;
<p>Meno frequenti, invece, azioni su temi come l&rsquo;uso sostenibile delle <strong>risorse idriche</strong> (20,9%), la riduzione degli <strong>imballaggi</strong> (36%), o l&rsquo;integrazione di <strong>materie prime seconde</strong> nei processi produttivi (15,1%). Ancora marginale la <strong>mobilit&agrave; sostenibile</strong>, sia per il personale (4,7%) sia per il trasporto dei prodotti (5%).</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Iniziative_ESG.png" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<p>Sul piano della <strong>governance</strong>, il report evidenzia un gap comunicativo importante: il 58,4% delle imprese comunica le proprie azioni Esg solo in modo saltuario o minimale e appena il 7% pubblica un bilancio di sostenibilit&agrave;. Ci&ograve; segnala una mancanza di strutturazione nella rendicontazione e una <strong>difficolt&agrave; a tradurre l&rsquo;impegno Esg in strumenti chiari</strong> per stakeholder, clienti e investitori.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Canali_Uninocamere.png" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<h3><strong>Transizione energetica e cambiamento climatico: due rischi ancora sottovalutati </strong></h3>&#13;
<p>Il 33% delle medie imprese industriali italiane dichiara di percepire un rischio &ldquo;molto&rdquo; o &ldquo;abbastanza elevato&rdquo; legato alla <strong>transizione energetica</strong>. Si tratta di un rischio connesso alla perdita di competitivit&agrave;, dovuta al progressivo adeguamento delle normative ambientali e agli investimenti richiesti per conformarsi agli standard europei.<strong><br /></strong>Eppure, solo una su dieci (10%) integra oggi i criteri Esg nella valutazione complessiva del <strong>rischio d&rsquo;impresa</strong>. Questo significa che nella maggior parte dei casi le decisioni aziendali continuano a basarsi su logiche tradizionali, senza considerare i possibili impatti &mdash; o le opportunit&agrave; &mdash; legate alla sostenibilit&agrave;.</p>&#13;
<p>Anche il <strong>rischio fisico</strong> derivante dagli effetti del cambiamento climatico &egrave; ancora poco presidiato: appena il 28,7% delle imprese ha adottato strumenti assicurativi o misure specifiche per mitigare i danni causati da eventi estremi, come siccit&agrave;, alluvioni o tempeste. Questo &egrave; particolarmente rilevante considerando che <strong>oltre il 33% dei comuni in cui hanno sede le medie imprese &egrave; classificato in zona a rischio sismico</strong>, e il <strong>7,1% in aree ad alta pericolosit&agrave; idrogeologica</strong>.<strong> </strong></p>&#13;
<h3><strong>Managerialit&agrave; e visione strategica: il cuore della doppia transizione </strong></h3>&#13;
<p>Investimenti e strategie Esg da sole non bastano: serve una governance capace di integrare innovazione digitale e ambientale, osserva il Rapporto.<strong> </strong>Ma<strong> </strong>solo una media impresa su quattro ha adottato pratiche manageriali che favoriscono l&rsquo;integrazione tra innovazione digitale e sostenibilit&agrave; ambientale. Un dato che segnala come, nonostante gli investimenti ambientali, <strong>molte imprese non abbiano ancora sviluppato una visione integrata di Twin Transition</strong>.</p>&#13;
<p>Le imprese pi&ugrave; attive in questo ambito adottano sistemi di gestione della qualit&agrave; ambientale, promuovono l&rsquo;uso efficiente delle risorse attraverso tecnologie digitali e rafforzano il coinvolgimento del capitale umano nei processi di cambiamento. La maggioranza non ha per&ograve; ancora intrapreso percorsi strutturati che colleghino transizione ecologica e trasformazione organizzativa.</p>&#13;
<p><strong><a href="https://www.unioncamere.gov.it/comunicazione/primo-piano/presentato-genova-il-xxiv-rapporto-sulle-medie-imprese-industriali-italiane">Scarica il Rapporto</a></strong></p>&#13;
<p>di Monica Sozzi</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/foto-aerea-di-turbine-eoliche-vicino-al-campo-B09tL5bSQJk" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
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		<title>Dazi Usa: quali saranno gli effetti per l’Italia e per l’Unione europea?</title>
		<link>https://staging.arsdue.com/dazi-usa-quali-saranno-gli-effetti-per-litalia-e-per-lunione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Usa introdurranno dazi medi del 15% sulle merci europee, colpendo in particolare Italia e Germania. L’Ue, che applica dazi medi dello 0,9%, ha deciso di non rispondere. Attesi impatti negativi su Pil ed export. 28/7/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/dazi-usa-quali-saranno-gli-effetti-per-litalia-e-per-lunione-europea/">Dazi Usa: quali saranno gli effetti per l’Italia e per l’Unione europea?</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo una lunga serie di annunci, alla fine <strong>i dazi voluti da Trump per l&rsquo;Europa saranno del 15%,</strong> ed entreranno in vigore dal primo di agosto. Dopo mesi di tensioni, <strong>Usa</strong> e <strong>Unione europea</strong> hanno trovato una quadra sui &ldquo;<strong>dazi reciproci</strong>&rdquo; sulle merci europee. In realt&agrave;, <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dazi-di-trump-al-15-limpatto-su-europa-e-italia-214963">come spiega l&rsquo;analisi dell&rsquo;Ispi</a>, l&rsquo;Istituto per gli studi di politica internazionale, di reciproco hanno ben poco dato che l&rsquo;Ue ha fino a ora applicato un <strong>dazio medio dello 0,9%</strong> sulle merci a stelle e strisce. L&rsquo;Europa sembra per&ograve; non voler reagire all&rsquo;offensiva americana, lasciando cos&igrave; in sospeso &ldquo;sia i contro-dazi su <strong>93 miliardi di euro di beni statunitensi</strong>, sia le misure sui servizi offerti da aziende Usa in Europa&rdquo;.</p>&#13;
<h3><strong>Gli effetti dei dazi voluti da Trump</strong></h3>&#13;
<p>Come &egrave; logico pensare, i dazi americani penalizzeranno soprattutto quei Paesi che commerciano di pi&ugrave; con gli Stati Uniti, come <strong>Italia</strong> e <strong>Germania</strong>. A livello settoriale, il dazio verr&agrave; applicato anche alle <strong>auto</strong> (portandolo per&ograve; dal 25% al 15%, in base ai precedenti accordi) e alle aziende <strong>farmaceutiche</strong>, prime esenti dalla misura. Non viene invece modificata la <strong>q</strong><strong>uota del 50% che interessa acciaio e alluminio</strong>.</p>&#13;
<p>In questo scenario di dazi medi al 15%, l&rsquo;Ispi prevede un impatto in termini negativi dello <strong>0,3% sul Pil tedesco</strong>, dello <strong>0,2% su quello italiano</strong>, e dello <strong>0,1% sul Pil francese</strong>. Ma i problemi per l&rsquo;export europeo non terminano con i dazi. &ldquo;A pesare ulteriormente sui prodotti Ue venduti negli Stati Uniti contribuisce anche l&rsquo;andamento del <strong>tasso di cambio dollaro-euro</strong>. Dall&rsquo;insediamento di Trump (20 gennaio) a oggi, <strong>il dollaro ha perso il 13% del suo valore</strong> rispetto all&rsquo;euro&rdquo;, spiega infatti l&rsquo;Istituto. Si tratta dunque di una sorta di <strong>dazio aggiuntivo</strong>, dato che il deprezzamento del dollaro costringe gli esportatori a &ldquo;scegliere tra mantenere invariati i prezzi in dollari abbassando quelli in euro (e dunque i propri ricavi), o rischiare di perdere competitivit&agrave;&rdquo;.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/dazi_-_cambio_euro_dollaro.jpg" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<p>I dazi sulle merci europee potrebbero far crescere le entrate fiscali degli Stati Uniti fino a <strong>91 miliardi di dollari l&rsquo;anno</strong>, partendo dai sette miliardi dell&rsquo;era pre-Trump. Ma se, come indicano i principali modelli macroeconomici, le esportazioni europee verso il mercato americano dovessero <strong>calare del 25&ndash;30%</strong>, il gettito effettivo si fermerebbe attorno ai <strong>66 miliardi</strong>. Una cifra comunque considerevole: si tratta di quasi nove volte superiore a quella di partenza.</p>&#13;
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/dazi_-_entrate_USA.png" alt="" width="90%" /></p>&#13;
<h3><strong>I dazi complicano anche gli altri accordi dell&rsquo;Unione? </strong></h3>&#13;
<p>L&rsquo;analisi si focalizza infine su un aspetto poco considerato dal dibattito sui dazi: il provvedimento dell&rsquo;amministrazione americana <strong>rischia di complicare anche altri accordi commerciali</strong> dell&rsquo;Unione. Questo perch&eacute;, tra tutte le aree economiche del mondo, l&rsquo;Unione europea &egrave; quella che pi&ugrave; assomiglia agli Stati Uniti per struttura della domanda. &Egrave; quindi naturale che molte aziende straniere, tagliate fuori dal mercato americano, inizino a guardare proprio all&rsquo;Europa come possibile valvola di sfogo. Ci&ograve; porterebbe a un &ldquo;<strong>effetto collaterale paradossale</strong>&rdquo;: pi&ugrave; l&rsquo;Europa si apre pi&ugrave; rischia di essere un terreno di competizione per gli stessi partner con cui vorrebbe stringere accordi.</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p><strong><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dazi-di-trump-al-15-limpatto-su-europa-e-italia-214963">Vai all&rsquo;analisi Ispi</a></strong></p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p>&nbsp;</p>&#13;
<p><em>Copertina: <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/07/27/raggiunto-laccordo-usa-ue-suoi-dazi-tariffe-al-15_6cdd4298-e97c-48a4-a840-6b10847f0706.html" target="_blank" rel="noopener">ANSA</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://staging.arsdue.com/dazi-usa-quali-saranno-gli-effetti-per-litalia-e-per-lunione-europea/">Dazi Usa: quali saranno gli effetti per l’Italia e per l’Unione europea?</a> proviene da <a href="https://staging.arsdue.com">ASviS</a>.</p>
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