1 Giugno 2020

Il declino delle popolazioni di animali selvatici mostrato dal Living planet index – un calo del 60% in poco più di 40 anni – è uno degli indicatori della pressione che viene esercitata dall’uomo sul Pianeta.
Secondo gli ultimi dati, a oggi meno del 25% della superficie terrestre è ancora in condizioni di totale assenza di infrastrutture “umane” e nel 2050 la percentuale si abbasserà ulteriormente fino a raggiungere il 10%. Il degrado dei terreni include, inoltre, la perdita delle foreste. Un’analisi in 46 Paesi in area tropicale e subtropicale ha dimostrato che l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente di circa il 40% e il 33% della perdita forestale tra il 2000 e il 2010.
In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. È la prima volta nella storia della Terra, secondo il Rapporto, che una singola specie, l’Homo sapiens, esercita un impatto così forte sul Pianeta.
I rapidi e immensi cambiamenti sociali, economici ed ecologici hanno portato a grandi sconvolgimenti non solo per quanto riguarda l’evoluzione della storia umana, ma soprattutto a livello ambientale.
Ciò che è sempre più chiaro è che lo sviluppo umano e il benessere dipendono da sistemi naturali sani e non è più possibile continuare a godere del primo senza quest'ultimo.
Secondo Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia, “per ottenere risultati è necessario intervenire subito, già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) nel prossimo novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.
La necessità della salvaguardia della biodiversità si sta traducendo in una call to action impellente. Tutte le nostre attività economiche dipendono dai servizi che ci offrono gli ecosistemi. Globalmente è stato stimato che la natura offre servizi che sono stati valutati intorno a 125mila miliardi di dollari all’anno.
Il Wwf, con il suo Living planet report 2018, evidenzia la necessità di un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. È necessario un percorso chiaro per l’agenda post 2020 sulla biodiversità capace di:
- individuare obiettivi chiari per raggiungere la difesa della biodiversità;
- sviluppare un set di indicatori rilevanti capaci di registrare i progressi della riduzione della perdita di biodiversità;
- accordarsi su una serie di azioni concrete che raggiungano collettivamente gli obiettivi nei tempi dati.
di Giulia D’Agata
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