L’urgenza delle scelte per un futuro sostenibile e la lentezza dei cambiamenti. I buoni propositi del G20. Donne e motori, le nuove tecnologie e la rendicontazione non finanziaria. Qualche buona notizia dall’Italia.
Gli ultimi documenti europei sullo sviluppo sostenibile confermano le esigenze delineate nel “Sesto scenario” proposto dalla società civile con il concorso dell’ASviS.
I fenomeni di quest’estate non sono soltanto un’emergenza, ma il segno di cambiamenti profondi che richiedono politiche diverse all’insegna della sostenibilità.
Non c’è mai stata una mobilitazione paragonabile a quanto sta avvenendo oggi per l’attuazione dell’Agenda 2030. Anche in Italia, come testimonia il successo del Festival dello sviluppo sostenibile.
È urgente dar vita a un comitato interministeriale per le politiche di sviluppo sostenibile e cercare una sintesi politica tra Snss, Sen e Pnacc, tre documenti importanti ai quali dedicare la massima attenzione.
Già novanta avvenimenti nei primi giorni del Festival dello sviluppo sostenibile che si è aperto a Napoli parlando di diseguaglianze. Nella settimana anche il Forum PA. E tra poco, a Milano, saranno protagoniste le imprese e la finanza.
Il Festival che comincia oggi vuole contribuire a portare l’Italia su un percorso di sviluppo sostenibile attraverso la condivisione dei valori e la elaborazione di proposte concrete.
Il climate change già produce cambiamenti inarrestabili. È essenziale far capire la necessità di cambiare il modello di sviluppo. Noi lo stiamo facendo col Festival.
Scarsi progressi su ambiente e diseguaglianze: l’Italia deve stimolare l’Europa a riprendere il suo ruolo di leadership. Ne discuteremo al prossimo Festival.
Il Paese si avvia ad essere il più vecchio d’Europa, con un vero e proprio spopolamento del Sud. Le priorità per una demografia sostenibile.
